In 2mila per vedere Villa Melzi Dolci. La promessa: «Somma, voglio riaprirla»

SOMMA LOMBARDO – Un luogo per eventi, meeting, attività culturali e didattiche, con la possibilità di affiancare un ristorante e alcune camere per gli ospiti. È questa la prospettiva che l’architetto Stefano Calvosa, diventato unico proprietario di Villa Dolci, immagina per il futuro della prestigiosa dimora da 220 stanze che sorge a Somma Lombardo, proprio a due passi dal Castello Visconti. L’obiettivo è restituire alla città un bene storico tutelato dalla Soprintendenza, mantenendone intatta l’identità e trovando al tempo stesso una destinazione capace di sostenerne gli importanti costi di gestione. «L’idea è di tenere la villa aperta e di tenerla viva», spiega Calvosa. Una visione che parte dalla consapevolezza di quanto sia impegnativo conservare un complesso di questo genere, ma anche delle opportunità offerte dalla sua posizione: «Siamo a due passi da Malpensa, da Milano e dalla Svizzera. È una struttura che effettivamente si presta a essere valorizzata». Guarda il video con le interviste e le splendide immagini della Villa:

Le ipotesi allo studio

«L’albergo come lo consideriamo normalmente non è realizzabile, ma può esserlo una struttura con un ristorante di un certo tipo e certe camere che possono essere utilizzate dagli ospiti dei convegni e dei meeting», spiega Calvosa. Per sostenere il progetto, è alla ricerca di una società o di un soggetto interessato a collaborare alle spese di recupero, stimate in svariati milioni di euro. Un punto, però, è fermo: «Non ho alcuna intenzione di cedere questa proprietà. Intendo mantenerla e trovare qualcuno che sia interessato a collaborare».
Prima di definire la destinazione definitiva, bisogna procedere con gli interventi necessari a conservare l’edificio. Il primo passaggio riguarda le facciate esterne, per le quali è stata richiesta l’autorizzazione della Soprintendenza. «Sono circa due anni che abbiamo fatto richiesta. Dovremmo essere riusciti adesso a trovare un compromesso per il rifacimento degli intonaci e delle facciate esterne», racconta l’architetto. Il progetto comprende anche il ripristino di alcuni elementi della facciata e degli interventi necessari a proteggere le murature. All’interno, invece, l’intenzione è di limitare le opere a quanto indispensabile, con particolare attenzione agli impianti e ad alcuni solai. Per Villa Dolci, infatti, il termine corretto non è tanto ristrutturazione quanto restauro. «Il bello di questa villa sono gli affreschi e i plafoni. Non ho nessuna intenzione di stravolgere l’architettura», sottolinea Calvosa. Anche il trattamento delle decorazioni seguirà questa filosofia: «Gli affreschi non vanno ripresi, ma semplicemente puliti e protetti. La patina del tempo la considero una cosa da mantenere: questa è la fotografia di oggi, che deve essere conservata da qui ai prossimi decenni». Un approccio che punta a preservare le tracce della storia senza trasformare la villa in uno spazio estraneo alla sua natura. Il complesso comprende, oltre all’edificio principale, anche altri corpi di fabbrica che potrebbero essere recuperati e destinati ad abitazioni o a servizi, sempre in funzione del progetto complessivo.

I 2mila curiosi 

La riapertura straordinaria in occasione delle Giornate FAI d’Autunno ha mostrato quanto interesse possa suscitare Villa Dolci. Oltre duemila persone hanno partecipato alle visite accompagnate, curate dai volontari e dagli apprendisti ciceroni dei licei di Gallarate. Un successo che ha permesso di scoprire per la prima volta ambienti rimasti per decenni lontani dal pubblico. La villa era infatti abbandonata da tempo e, prima di arrivare all’attuale situazione proprietaria, il complesso era stato interessato da vicende ereditarie e contenziosi che ne avevano frammentato la disponibilità. Calvosa ha ricostruito l’unità della proprietà, un passaggio decisivo per avviare il recupero. «Da quel momento in avanti è stato possibile cominciare a pensare a ripristinare queste proprietà», racconta. I primi interventi hanno riguardato la messa in sicurezza delle parti ammalorate e il riordino del Parco, un vero gioiello di pace e natura, anch’esso sottoposto a tutela e di particolare valore per il patrimonio paesaggistico lombardo. La storia architettonica della villa conserva inoltre tracce importanti delle trasformazioni avvenute nel tempo. Secondo quanto ricostruito da Calvosa, gli affreschi sono attribuiti al periodo Melzi, mentre all’inizio del Novecento, dopo l’acquisizione da parte della famiglia Dolci nel 1904, intervenne anche l’architetto Luca Beltrami, che si occupò dello scalone e di altri elementi degli interni. 

Villa Dolci, il gioiello di Somma che nessuno conosce. Le foto degli interni

Somma lombardo villa dolci – MALPENSA24