La complicata pax elettorale di Forza Italia e il silenzio del segretario Longhini

Simone Longhini

VARESE – «Le correnti di Forza Italia? Basta chiudere la porta e non ci sono più». È questa la lettura che un forzista insider dà per tratteggiare il quadro del partito in provincia di Varese e per spegnere i tizzoni che ardono sotto la cenere.

La pax di Tradate

Chi oggi, tra le fila di Forza Italia, sta cercando di cucire gli strappi e dare al partito una sorta di unità, c’è sicuramente Rosario Tramontana, storico esponente forzista e responsabile provinciale degli Enti locali. È lui che da settimane tesse incontri con gli esponenti delle varie anime per trovare una strada comune in vista del 2027, anno elettorale. È lui che, dopo l’uscita di Matteo Marchesi a Villa Recalcati, ha fatto sentire la sua voce per riallineare gli azzurri su una posizione più prudente.

E a conferma di tutto questo c’è un incontro, proprio in quel di Tradate, tra gli esponenti delle varie anime azzurre. C’erano tutti: i saronnesi, che fanno riferimento a Gianfranco Librandi e che “schermano” il cane sciolto gallaratese Rocco Longobardi, che ha “in pancia” qualche centinaio di tessere; il consigliere regionale Giuseppe Licata, garante territoriale dell’europarlamentare Massimiliano Salini e di una parte di Cl e dei bustocchi di Libertas; il responsabile degli Enti locali di Busto e del Sud della provincia (zona che pesa dentro al partito) Carmine Gorrasi e il segretario provinciale Simone Longhini.

L’incontro, che risale a una decina di giorni fa, non è stato “la notte dei lunghi coltelli”, ma più voci azzurre hanno chiesto con determinazione un cambio di passo al vertice provinciale del partito, proponendo la creazione di un triumvirato teso a garantire le diverse posizioni interne. Accordo fatto, pax sancita sulla carta, che però ancora non canta. «Chi frena?», chiediamo. Risposta: «L’intesa c’è, ma tocca al segretario Longhini declinarla. Che, per ora, tace». Andiamo bene.

Il silenzio del segretario

E se tace Longhini, tace il partito. Tra gli azzurri, infatti, c’è chi racconta di un partito che a livello provinciale non viene convocato da mesi. E aggiunge: «Se non ci vediamo, come facciamo a condividere le strategie?». Insomma, il pacchetto di mischia si è di fatto formato: da un lato il correntone che non è altro che la somma dei gruppi Librandi più Longobardi e Licata, con Tramontana in veste di gran cerimoniere e dall’altro un segretario che non muove una leva e che forse confida nell’inattesa piega degli eventi.

Intanto sulle strategie ognuno dice la sua. Anche se, conti e uomini alla mano, oggi, l’unica vera partita che può giocare Forza Italia – forte anche del lavoro fatto da Longhini per recuperare sindaci e amministratori eletti da civici – è la presidenza della Provincia, per la quale si andrà al voto nei primi mesi del 2027.

Occhio al derby per la Regione

Ma in ballo non ci sono solo le candidature a sindaco a Varese, Busto e Gallarate. Sul tavolo ci sono anche la guida del partito (anche se Alessandro Sorte ha detto stop ai congressi anticipati) e le candidature a Roma (2027) e, poco più in là, 2028, le Regionali. E se su Roma gli azzurri hanno riposto nel cassetto le speranze di eleggere un proprio uomo, la partita interna potrebbe riversarsi sul Consiglio regionale, dove Giuseppe Licata, uscente, ha la primogenitura, ma potrebbe – così dicono – vedersela con il proprio segretario.

I ben informati, infatti, raccontano che lo schema strategico di Longhini sia cambiato, nel senso che, con Roma irraggiungibile, lo scenario possibile per il segretario potrebbe diventare quello regionale. Ed è evidente che il triumvirato, qualora dovesse entrare in azione, potrebbe far pendere la bilancia – a suon di voti – dalla parte di chi oggi spinge per un cambio di passo del partito sul territorio, a partire da un coinvolgimento più ampio che, nell’azione politica attuale, si fa fatica a vedere.

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