COMO – Due persone in carcere e tre sottoposte al divieto di dimora nell’intera provincia di Como. È il bilancio dell’operazione condotta dai Carabinieri della Compagnia di Como, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di altrettante persone, di età compresa tra i 19 e i 30 anni, quattro delle quali di origine nordafricana. I cinque sono indiziati, a vario titolo, di rapina, furto aggravato, tentata estorsione e indebito utilizzo di strumenti di pagamento, in relazione a una serie di episodi avvenuti nei mesi scorsi, anche di notte, nelle zone più frequentate del centro cittadino. I provvedimenti sono stati eseguiti mercoledì 14 ottobre, in seguito all’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Como, su richiesta conforme della Procura. Per un 25enne residente a Rovellasca e un 30enne residente a Cadorago è stata disposta la custodia cautelare in carcere; per gli altri tre indagati il divieto di dimora in tutta la provincia.
Tre rapine violente in pochi giorni
L’indagine, avviata nel luglio scorso, ha consentito ai militari di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in relazione a cinque episodi avvenuti tra marzo e luglio 2026: tre rapine accompagnate da aggressioni e due furti, uno dei quali seguito da una richiesta di denaro per la restituzione della refurtiva. Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori, tre rapine si sono concentrate in altrettante notti di luglio, in diverse zone del centro di Como.
La rapina nella zona del Monumento ai Caduti
L’episodio più violento risale alla notte del 19 luglio, nella zona del Monumento ai Caduti. Un uomo, che si trovava con la fidanzata e alcuni amici, sarebbe stato avvicinato da un gruppo di persone e poi aggredito con ripetuti calci e altri colpi, fino a essere scaraventato a terra. Durante l’aggressione gli sarebbero stati sottratti il cellulare, il portafoglio e una catenina d’oro, strappata direttamente dal collo. Anche la fidanzata sarebbe stata derubata del proprio smartphone. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, poco dopo la rapina le carte di pagamento sottratte sarebbero state utilizzate per effettuare acquisti in alcuni esercizi commerciali, per un importo complessivo di poco superiore ai 40 euro.
Minacce e furto in piazza Volta
Un secondo episodio si è verificato nella notte del 24 luglio in piazza Volta, nel cuore della città. Un uomo sarebbe stato affrontato e aggredito da cinque giovani che, attraverso minacce, gli avrebbero sottratto il portacarte, il telefono cellulare e un paio di occhiali. Anche in questo caso, dopo la rapina sarebbero state utilizzate le carte di pagamento della vittima. Gli investigatori hanno ricostruito acquisti per circa 120 euro, effettuati in bar e altri esercizi commerciali del centro.
Aggressione con spray al peperoncino
Nella notte del 25 luglio un’altra aggressione è stata denunciata nei pressi del Tempio Voltiano. Un uomo sarebbe stato accerchiato da tre persone, fatto cadere a terra e colpito ripetutamente con calci. Durante l’azione sarebbe stato utilizzato anche uno spray al peperoncino. Gli aggressori si sarebbero quindi impossessati del borsello della vittima, che conteneva un telefono cellulare, documenti personali e una carta di pagamento. L’uomo ha riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.
Due furti a marzo, uno con richiesta di denaro
Le indagini hanno permesso di ricostruire anche due precedenti episodi di furto, avvenuti nel mese di marzo. In piazza Vittoria, uno degli indagati avrebbe sottratto il cellulare a un giovane, tentando poi di ottenere 60 euro in cambio della restituzione del telefono. La richiesta sarebbe stata formulata attraverso messaggi scambiati sulla piattaforma Instagram. Da qui la contestazione anche della tentata estorsione. Lo stesso indagato è ritenuto responsabile, secondo l’ipotesi investigativa, di un secondo furto di smartphone, avvenuto nei pressi della stazione ferroviaria di Rovellasca-Manera.
Le indagini attraverso video e testimonianze
Per identificare i presunti responsabili, i Carabinieri hanno condotto accertamenti basati soprattutto sull’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e sulle testimonianze raccolte. Il confronto tra i filmati, le dichiarazioni delle persone informate sui fatti e gli altri elementi acquisiti avrebbe consentito di individuare i sospettati e ricostruire i rispettivi ruoli nei diversi episodi. Gli elementi raccolti e trasmessi alla Procura di Como hanno portato alla richiesta e alla successiva emissione delle misure cautelari eseguite il 14 ottobre. Per tutti e cinque gli indagati resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
