di Massimo Lodi
Meloni statista mai? Anche no. Le parole su guerra, Ucraina, Trump, Putin testimoniano il contrario. Una volta ancora sulla politica estera. Una volta tanto sul distanziamento dal tycoon, ieri un dio conservatore e oggi ma che stai a fa’, nonostante l’omaggio di freschi complimenti alla dear Giorgia. Glielo dovrebbe riconoscere, il realistico attestato, l’opposizione. Se in ballo ci sono interessi strategici nazionali e chi guida la nazione dimostra d’averne còlto l’importanza, nulla osta a condividerne il pensiero. In hoc solo. Soltanto su ciò. Non ne soffrirebbero le radicali/riconfermate obiezioni circa sanità economia fisco scuola lavoro sicurezza eccetera.
Semplice semplice. Invece no. Complicato farlo capire a una quota del centrosinistra, cui importa distinguersi ora-sempre dal centrodestra. E dunque: Renzi e l’ala riformista del Pd convengono assieme a Calenda con la premier, il resto della comitiva -Cinquestelle specialmente- diverge. Stravagante interpretazione di senso dello Stato, per sua definizione propedeutico a qualunque senso d’appartenenza partitica. Occasione persa. Vince la tenacia a non intendere cos’è l’Italia repubblicana e come devono atteggiarsi i servitori della Repubblica. Cioè i rappresentanti istituzionali, parlamentari compresi.
Siamo sempre quelli, in buona parte. Spirito di bastiancontrarietà, spirito d’individualismo, spirito d’esclusione. Lo spirito inclusivo, naturale/ovvio in qualche circostanza, rimane nei corridoi delle Camere. Vietando inoltre di cogliere l’ingresso in scena della campagna elettorale, un’esca lanciata dalla post-underdog: la scelta di dichiararsi tranchant sul tema bellico è infatti motivata -oltre che dalla persuasione nel merito specifico- dall’intento di dividere gli avversari esterni e interni. Obiettivo conseguito: gli avversari abboccano. Va in affanno il poker Schlein Conte Bonelli Fratoianni, va in affanno Vannacci, va in affanno Salvini. Giocata perfetta, qualora di giocata si voglia parlare in aggiunta alla determinazione d’opportunità internazionale.
Mettiamola sul conveniente e basta, se non vogliamo metterla sul dovuto. A volte a una minoranza capita di poter agire tal quale fosse una maggioranza non solo perché (1) glielo suggerisce la raison d’Ètat, ma perché (2) glielo indica il vantaggio del particulare. Purtroppo l’avversità all’1 e al 2 produce un 3 in pagella nella materia dove il 10 sarebbe facile da prendere. A patto di studiare Bodin, Richelieu, Machiavelli, Guicciardini. Testardamente ignorati dal Campo più lasco che largo. Lasco, pro memoria: negligente, fiacco, addormentato. A quando le primarie sul quoziente d’astuzia di ‘sto squadrone d’astutissimi?
