Dice Giovanni Floris, giornalista e conduttore Tv, intervistato sul suo ultimo libro (I fuori classe): “Camionisti, agricoltori, studenti: l’Italia è stanca e incupita”. All’elenco vanno aggiunti gli operai dell’Ilva e i lavoratori più in generale, vittime del sistema, incapace, a volte impossibilitato, a risolvere vicende sindacali foriere di tensioni e preoccupazioni, presenti e future.
Non stiamo attraversando un grande momento. I vandalismi di Milano e nelle altre città sono la spia di un disagio profondo, che attraversa la società in ogni suo comparto. Scriviamo subito che le violenze di piazza di questi giorni non hanno giustificazione, vanno condannate, represse: i giovani che hanno saccheggiato negozi e provocato danni non hanno diritto di parola, sempre che abbiano qualcosa da dire. Altro che protesta contro il caro vita: la loro è una guerriglia molto prossima alla delinquenza. Questo per evitare fraintendimenti con chi ci legge. I vandali sono vandali. Punto.
Ma sono anche il sintomo del malessere che percorre lo Stivale, senza soluzione di continuità. La marea dei problemi monta di giorno in giorno e richiederebbe una convergenza di sforzi per affrontarla. Impegni comuni della politica, di tutta la politica. Un ritrovato senso di responsabilità, che invece non c’è. Lo scontro tra il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che contesta al governo l’esiguità delle forza dell’ordine in campo nella sua città, e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che lo accusa di essere un radical chic, è l’esempio palmare dell’incomunicabilità istituzionale.
Eppure la fotografia del Paese è impietosa: dagli autotrasportatori che non riescono più ad acquistare il carburante alle famiglie che non arrivano alle fine del mese, dalle persone che non possono pagare le cure mediche al collasso dello stesso sistema sanitario e via elencando. Si tratta di una situazione aggravata dall’esiguità delle risorse nell’annunciata Manovra finanziaria, così che è sempre più difficile prevedere provvedimenti per migliorare la qualità della vita. Anzi, si prospetta il contrario. In questo, il ministro Giancarlo Giorgetti ci sembra sia chiaro quando predica prudenza e rigore. Ma chi auspica l’abbassamento del livello dello scontro politico rimane inascoltato. La prospettiva è invece di mesi di feroce contrapposizione politica in vista delle urne, schieramenti l’uno contro l’altro come se non ci fosse un domani, dentro e fuori i partiti. Tutti i partiti, senza esclusioni, già in campagna elettorale.
In un simile contesto appare quasi un fuor d’opera l’appello di Francesca Caruso, assessore regionale e coordinatrice gallaratese di Fratelli d’Italia, alle forze politiche per una manifestazione comune a favore della legalità, da tenersi proprio a Gallarate. In altre parole una mobilitazione cittadina “per dare una risposta forte e visibile a ogni forma di violenza e devastazione”. Invito rivolto anche alle opposizioni, naturalmente. Una risposta corale a uno dei problemi, la guerriglia urbana, che ha scosso la nazione nell’ultimo weekend. Poi, come sempre, c’è il rischio che facciano premio le appartenenze e il sospetto delle strumentalizzazioni, insite in ogni mossa dei singoli partiti e dei loro rappresentanti. Ma torniamo sempre lì, è nei momenti di emergenza che si misura la capacità istituzionale di reagire. E della politica di assumersi le responsabilità, di fare fronte comune, abbandonando la propaganda, per affrontare e risolvere momenti di crisi e urgenze. Non a favore del proprio consenso, ma dei cittadini.. Un auspicio che in Italia, date le premesse, è soltanto un’illusione.
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