LEGNANO – È di un poliziotto ferito e 10 fermati, quasi tutti minorenni, il bilancio della protesta studentesca di ieri a Legnano. L’agente, in servizio al Reparto Mobile di Milano, è stato colpito a una spalla da un sasso, rimediando una contusione e 5 giorni di prognosi. I primi ragazzi a essere fermati sono stati due minori col volto coperto da passamontagna in via Diaz, dove alle 8.00 si è concentrato un gruppo di 300 studenti che non è entrato in classe; da lì si sono mossi in 200 verso il centro, ai quali se ne sono aggiunti altri in particolare da Inveruno, dove è stato dato fuoco ad alcuni cestini dell’immondizia ma la maggior parte degli studenti è rientrata in classe.
A 15 anni con molotov in mano
A Legnano i manifestanti prima hanno puntato il commissariato di Polizia di via Gilardelli (nella foto sotto, presidiato da agenti in tenuta antisommossa) dov’erano stati portati i due fermati, poi si sono spostati in largo Tosi: da qui alcune decine si sono diretti verso il centro commerciale a ridosso del Parco falcone Borsellino, dov’è stato impedito loro di entrare. Uno solo dei fermati è maggiorenne e non frequenta alcuna scuola. Alcuni avevano fumogeni, mentre un 15enne è stato trovato con in mano una bomba molotov che avrebbero preparato altri, scappati all’avvicinarsi delle forze dell’ordine. Sono stati sequestrati diversi passamontagna e maschere. A tutti i fermati è stato spiegato che è vietato coprirsi il volto in pubblico, come pure il fatto che la manifestazione di ieri, promossa su una chat a cui erano iscritti in un migliaio, non era autorizzata.
«Non sapevano che per manifestare occorre un’autorizzazione, né del reato – spiegano dal commissariato cittadino della Polizia di Stato – Si tratta di manifestazioni dove i partecipanti si muovono completamente disorganizzati, a differenza di altre anche a rischio di incidenti dove però ci sono referenti o portavoce con cui ci si può confrontare. Tutto nasce in maniera estemporanea, si danno appuntamento su Instagram o TikTok, ma l’occasione è raccolta solo per saltare la scuola e fare atti di vandalismo».
«Città ancora sana. Ma occorre lavorare»

All’indomani della manifestazione, seguita ai disordini di venerdì davanti agli istituti Bernocchi e Dell’Acqua, oggi la città era assolutamente tranquilla. Eppure, in diversi istituti non si sono presentate a lezione alcune studentesse, spaventate dal contenuto di una chat che annunciava stupri di gruppo sulle ragazze. Lo stesso si è registrato in altre città, come Milano e Como.
«Rispetto a Milano – commenta il vicequestore Paola Ciaccio, dirigente del commissariato cittadino – Legnano è una realtà ancora sana: i cittadini non restano indifferenti come nelle grandi città e ci sono varie realtà sociali e istituzionali che fanno rete con le forze dell’ordine, anche in uno sforzo educativo dei giovani. Il risultato di ieri, quando non si sono ripetuti gli eccessi di venerdì o di Milano, è di tutta la città e frutto di un servizio non improvvisato. Nel capoluogo – prosegue Ciaccio – ci sono grandi periferie non integrate, tanta rabbia sociale e tanta ricchezza non condivisa: da qui i saccheggi non collaterali a manifestazioni, ma posti come obbiettivo. A Legnano non siamo ancora a quei livelli, le famiglie sono più attente e il contesto è meno ghettizzante, oltre a tante realtà, dagli oratori ai manieri, che coinvolgono i giovani e danno loro un orientamento. In strada, a differenza di Milano, c’erano tantissimi italiani. Insomma, la città ha ancora gli anticorpi per reagire bene, ma dobbiamo monitorare: appiccare il fuoco e lanciare oggetti contro gli agenti significa non rendersi conto di quello che si fa e non riconoscere l’autorità di una divisa».
Forze di polizia più presenti e lezioni di legalità
Nel “monitoraggio” della situazione rientrano due iniziative concordate tra Ps, Carabinieri e Polizia locale: auto di servizio davanti alle scuole, alla stazione e nel Parco Falcone Borsellino «per far sentire la loro presenza»; e lezioni di legalità nelle scuole da concordare con i dirigenti. «I ragazzi hanno pregiudizi nei confronti delle forze dell’ordine e non ne capiscono il ruolo – riprende Paola Ciaccio – Pensano che la Polizia sia composta da militari e serva solo per reprimere, anziché garantire i diritti di tutti. Ci vedono come antagonisti ma non lo siamo, semmai possiamo aiutarli a crescere».
Esemplare della superficialità con cui accettano di compiere eccessi, l’atteggiamento dei fermati: trattenuti in commissariato fino all’arrivo dei genitori, ridevano e scherzavano fra loro. E quando sono stati posti di fronte ai fatti compiuti, hanno risposto “non ho fatto niente”, “ho seguito gli altri”, “sono solo andato lì a fare colazione”.
Rifondazione appoggia le proteste: «Ascoltare, non reprimere»
Il Circolo di Legnano di Rifondazione comunista «esprime il proprio sostegno alle mobilitazioni giovanili che, oggi come in passato, nascono dalla volontà di cambiare lo stato delle cose, di contrastare le ingiustizie e di costruire un futuro diverso. Per questo riteniamo necessario rettificare le parole del sindaco di Legnano quando, richiamando i fatti del G8 di Genova del 2001, fa riferimento al lancio dell’estintore da parte di Carlo Giuliani: una ricostruzione che rischia di capovolgere la sequenza dei fatti e di cancellare il contesto in cui quella tragedia maturò. Strumentalmente la morte di Carlo venne ridotta a un’immagine isolata, utilizzata per liquidare un’intera stagione di mobilitazione e le ragioni politiche e sociali che la animarono. Eppure, quel movimento non si esaurì a Genova.
«Oggi il contesto è diverso – prosegue il circolo legnanese di Rc – ma riaffiorano questioni che non possono essere ignorate: il disagio di più generazioni, la mancanza di prospettive, la precarietà del lavoro, le disuguaglianze e la crescente insostenibilità di un modello di sviluppo che produce esclusione e impoverisce i territori. Se le proteste sono arrivate a esprimersi in forme così radicali, le domande devono essere rivolte innanzitutto a chi ha contribuito a determinare questo distacco sociale, dal governo in carica e dai governi che lo hanno preceduto, a chi, all’opposizione, non è riuscito a intercettare questo malessere. Anche a livello locale dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda fondamentale: quale futuro vogliamo costruire per la nostra città? Non possiamo parlare di cambiamento mentre continuiamo a consumare suolo, a subordinare le scelte urbanistiche alla logica del profitto e a ignorare le conseguenze ambientali e sociali delle decisioni politiche».
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