La notizia, o il pericolo, era nell’aria da tempo. Da qualche giorno è ufficiale. La Bardiani-CSF 7 Saber, squadra italiana di categoria Professional, non è nelle prime trenta del ranking Uci, la Linea del Piave nel ciclismo. Di conseguenza il team nel 2027 non potrà essere invitato a corse come per esempio Tirreno-Adriatico, Milano-Sanremo e, cosa ancora più dolorosa, Giro d’Italia. E Bruno Reverberi, lo storico team manager, ha fatto sentire la sua voce ai microfoni di Radiocorsa: “Come può essere considerata valida una classifica nella quale una squadra può correre più di un’altra, non essendoci quindi lo stesso numero di gare che valgono? Questo ranking dovrebbe valere solo per ragioni giornalistiche, invece così serve a riempire le casse dell’Uci, diventando una sorta di bancomat dovendo gareggiare in tutto il mondo”. Detto che in questo modo “ragioni giornalistiche” sembra come dire “tanto per fare chiacchiere”, le cose non stanno esattamente così.

La storia gloriosa
In 45 anni di attività, la formazione dei Reverberi nata nel 1982 come Termolan, ha preso parte al Giro d’Italia per 44 volte, saltandola solo nel 2009, mentre l’ultima vittoria risale al 2016 con Ciccone a Sestola. Ma la partecipazione alla corsa rosa, così come per le altre gare del circuito WorldTour, non nasce per diritto divino. Hanno diritto/dovere di prendere il via le 18 squadre WorldTeams e le prime tre classificate del ranking ProTeams (quello di cui fa parte la Bardiani) al termine della stagione precedente. Gli organizzatori hanno due inviti, wild card, da spendere sempre tra i ProTeams, purché nelle prime 30 posizioni (classifica in cui ci sono anche le 18 WT).
Scelte sbagliate
Ma queste regole sono note da anni. Non sono cambiate a stagione in corso. Vero che le squadre non fanno un calendario uguale, ma decidono loro dove e quando andare a correre nelle corse di secondo livello, ovvero non nel circuito WorldTour. Perché partecipare al Giro dà lustro e una grande visibilità. Fa felici gli sponsor e forse è esiziale per una squadra italiana. Ma al Giro e alle grandi corse, contro i colossi, per una squadra Professional è estremamente difficile fare punti. Bisogna fare delle scelte, e farle bene, anche in base al capitale umano che si ha in mano. In base hai corridori che si è scelto di ingaggiare. Bisogna trovare gli atleti giusti, investire risorse. Perché, come ha sempre detto Francesco Moser, “le parole non muovono la bici”. Si può dire che, al di là di tutto, è stato il rendimento della squadra a non essere adeguato? Si può avere il dubbio che queste scelte tecniche sbagliate siano anche la conseguenza di scelte fatte per compiacere qualche procuratore? Perché la Polti-Visit Malta di Ivan Basso, tanto per restare a un’altra squadra italiana con un budget simile alla Bardiani e che in pratica ha fatto solo il calendario europeo, non ha avuto grosse difficoltà a restare ampiamente nelle trenta? Perché ha fatto delle scelte oculate, corrette: ha messo i risultati sportivi come priorità.
Sistema dei punti per fare cassetto
Poi possiamo discutere se il sistema attuale dei punti è giusto ed equo. No, non è. Ci sono gare di sessanta chilometri in Africa o in Asia che assegnano gli stessi punti che importanti gare in Europa. Sistema di punti che serve all’Uci per quella che viene definita “globalizzazione”, ma che si può benissimo tradurre in “cassetto”. E voti. Ma di questo se ne dovrebbe parlare a priori, non a giochi fatti. La Aigcp, l’associazione mondiale che riunisce i team professionistici, in merito cosa dice? Nulla. Il Cpa, il sindacato mondiale dei corridori, cosa dice? Nulla. Loro pensano al meteo, a come e quando interrompere una corsa, per avere un po’ di visibilità.
L’alternativa non conviene
Si potrebbe anche discutere se è giusto che squadre di categorie diverse si affrontino regolarmente nelle stesse corse. Forse sarebbe meglio che il circuito WorldTour fosse chiuso ai 18 team di appartenenza? Rischioso, perché si dovrebbe mettere in conto la quasi sicura chiusura e la sparizione della categoria Professional. Certo questa categoria in teoria avrebbe il suo circuito, ma a chi interesserebbe? Che televisioni e mezzi di comunicazione potrebbero essere interessati? Perché è bene ricordare che il ciclismo vive di immagini, di pubblicità. Anche la Mbh-Ballan ha tremato, ma alla fine ha portato la nave in porto.
La via d’uscita
I Reverberi, Bruno e Roberto, se ne hanno ancora la voglia sanno come uscire dalla palude stigma in cui si trovano. Nel 2009, unico anno in cui la loro squadra (Csf Group-Navigare) fu esclusa dal Giro già nel 2009, diedero vita al Team Colnago-Csf, e l’anno dopo tornarono al Giro. Non solo, a Cesenatico colsero anche una magnifica vittoria con Belletti.
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