BUSTO ARSIZIO – Era il 1981 quando Claudio Salvadori ha aperto la sua impresa. Negli anni l’azienda si è inserita sempre di più nel tessuto imprenditoriale e sociale di Busto Arsizio, diventando un patrimonio familiare. Oggi è il figlio Cristian che ha raccolto l’eredità di quel lavoro e lo ha investito. E ne è nata la Salvadori Service.
Sono passati 45 anni da quando tutto è iniziato: un percorso che il titolare ha cercato di elevare attraverso il riconoscimento di attività storica da parte di Regione Lombardia. Ma così non è stato: «Ci hanno scartati, solo perché abbiamo ammodernato il nostro logo», dice Cristian Salvadori con «amarezza e delusione». E aggiunge: «Ho provato a spiegare – documenti alla mano – la storia della nostra azienda e ho chiesto chiarimenti. Ma niente riscontro. È avvilente».
L’azienda nella storia
Nel 1981, Claudio Salvadori Claudio ha aperto l’azienda come laboratorio per l’assistenza su prodotti Audio e video e installazione antenne. «In questi 45 anni, mio padre ha costruito – con sacrificio, serietà e lavoro quotidiano – una realtà che è cresciuta insieme a lui». E oltre al successo imprenditoriale, «ciò che mi preme sottolineare è il percorso umano e professionale che c’è dietro: una persona che non ha mai smesso di lavorare, ha mantenuto viva la propria attività e ha contribuito anche al territorio». Di più: «Nel corso degli anni sono state effettuate donazioni all’ospedale di Busto Arsizio, a diverse associazioni e alle forze dell’ordine locali. Non lo cito per attribuire meriti o per chiedere qualcosa in cambio, ma semplicemente perché credo che anche questi siano elementi che raccontano una persona e il suo rapporto con la comunità nella quale ha vissuto e lavorato per tutta la vita».
«Noi messi da parte»
Per questi motivo, insiste il figlio Cristian, «sentirsi liquidare con la frase “l’insegna è cambiata dal 1981 a oggi” ci ha lasciati profondamente amareggiati». Infatti, sebbene il marchio si sia evoluto, «ciò che non dovrebbe cambiare è la storia che quella realtà rappresenta». L’attuale titolare ha rivelato che «mio padre si è sentito, in qualche modo, messo da parte proprio nel momento in cui avrebbe forse meritato un riconoscimento per il percorso compiuto». E aggiunge: «Personalmente, mi ha colpito ancora di più perché sono stato io stesso, ormai adulto, ad aprire una società in Lombardia con l’intento di dare continuità al lavoro che mio padre aveva iniziato quando io ero appena nato. Viviamo in un periodo nel quale si parla molto di valorizzare le eccellenze, le imprese storiche, le persone che hanno costruito qualcosa nel tempo e il legame tra aziende e territorio. Poi, quando ci si trova davanti a una storia concreta di 45 anni, sembra che tutto questo diventi improvvisamente molto più difficile da riconoscere. E sarebbe davvero un peccato. Perché credo che persone così, e storie così, siano rare e vadano tutelate, valorizzate e, quando possibile, anche premiate. Non necessariamente con un riconoscimento materiale, ma almeno con il gesto di riconoscere che una parte della storia economica e sociale di un territorio è stata costruita anche grazie a loro».
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