I B&B contro Samarate, Cardano e Busto: «Siamo i vostri esattori con oneri e rischi»

varese tassa di soggiorno

VARESE –  Crescono i Comuni in provincia di Varese che applicano la tassa di soggiorno: gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati Cardano al Campo, Busto Arsizio, Samarate e Brusimpiano.
E ogni giorno, nei B&B, nelle case vacanza e nelle piccole strutture ricettive della provincia di Varese, i gestori svolgono un compito che nessuno ha chiesto loro di accettare: riscuotere un’imposta per conto del Comune. Non vengono pagati per farlo, ne sostengono i costi e, se l’ospite non paga, il conto arriva a loro.​ L’imposta di soggiorno finanzia servizi, promozione e manutenzione del territorio, e le strutture ricettive ne beneficiano. A essere contestato è il meccanismo, «che scarica sui gestori, in larga parte piccoli operatori a conduzione familiare, oneri e rischi che dovrebbero spettare a chi l’imposta la incassa», denuncia Alfredo Dal Ferro, Presidente Associazione BBVarese. « Il gestore​ deve informa​re gli ospiti​ (pena sanzioni), raccoglie l’importo, tiene i registri, presenta la dichiarazione trimestrale ed annuale, versa le somme, seguendo scadenze, modelli e piattaforme che cambiano da Comune a Comune. Per questo lavoro amministrativo non è previsto alcun compenso».

E se non paga? 

Quando l’ospite paga con carta, spiega il rappresentante di categoria, la commissione si applica sull’intero importo incassato, imposta compresa. A questo si aggiungono i costi bancari per l’invio delle somme al Comune e quelli dei software gestionali e dei software, necessari per automatizzare conteggi e dichiarazioni. «Alcuni associati segnalano inoltre penalizzazioni da parte dei portali di prenotazione legate all’uso di questi strumenti. Singole voci di pochi euro, che sommate pesano su chi lavora con margini ridotti. Se l’ospite non paga, paga il gestore»​.
Dal 2020 la legge considera infatti il gestore responsabile del pagamento dell’imposta di soggiorno, con diritto di rivalsa sugli ospiti, e prevede sanzioni amministrative per omessa dichiarazione e per versamenti omessi, ritardati o parziali. In concreto: se un ospite rifiuta di pagare o riparte senza farlo, il gestore deve comunque versare la somma al Comune, anticipandola di tasca propria.
La legge riconosce al gestore il diritto di rivalersi sull’ospite. Ma inseguire un cliente già partito, magari straniero, per recuperare qualche decina di euro costa più dell’importo ​d​a riscuotere. «Se quei soldi appartengono al Comune, perché dovrei essere io a dover agire contro il cliente?» , si chied​ono gli host di BBVarese. «È come se, davanti a un debito altrui, ci venisse detto che abbiamo il diritto di andare a riscuoterlo da soli, dopo averlo già pagato». 

Le cinque richieste

Sono cinque Le richieste di BBVarese ai Comuni: il riconoscimento di un ​rimborso dei costi sostenuti  per l’attività di riscossione​, cosa non proibita dalla legge e già in atto a Roma e Palermo; la copertura dei costi di commissione e di trasmissione sulle somme versate; regolamenti, scadenze e piattaforme uniformi almeno a livello provinciale, per ridurre la burocrazia; una procedura per i rifiuti di pagamento: se l’ospite si rifiuta e il gestore lo documenta, sia il Comune ad agire direttamente verso di lui, senza anticipazioni a carico della struttura; un tavolo permanente di confronto con le associazioni di categoria.
«Siamo disponibili a collaborare – conclude Dal Ferro –  perché l’ospitalità è una risorsa comune​, ma  per ogni 100 euro spesi complessivamente dai turisti nell’economia del territorio, ​l’extra alberghiero ricava per i pernottamenti mediamente ​33 euro ​(45 gli hotel), i restanti ​67 euro entrano direttamente nell’indotto economico locale di ristoratori, commercianti, trasporti e servizi culturali ecc. ​​Perchè allora siamo i soli incaricati e penalizzati? Almeno gli albergatori possono usufruire di decine di bandi a loro favore, mentre non esiste nulla per le strutture familiari che ormai offrono ben il 65% dei posti letto disponibili in Provincia di Varese.La collaborazione funziona solo se gli oneri e i vantaggi sono distribuiti in modo equo».

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