Due vertebre in più rotte, la depressione e la paura. Tadej Pogacar concede a The Athletic nuovi dettagli sull’infortunio che il 29 agosto lo ha costretto ad abbandonare la Vuelta, durante l’8° tappa, mentre era leader. “Due settimane fa – spiega – ero in Slovenia e mi sono fatto fare un’altra Tac. Sapevo di avere avuto una frattura alla vertebra C7, ma abbiamo scoperto che ne avevo rotte altre due: la T1 e la T2…E’ stato un infortunio grave, sono stato felice di essere vivo o anche solo di potere camminare. Una nuova caduta avrebbe potuto essere molto pericolosa… A casa non sono stato una compagnia piacevole. Ero semplicemente depresso. Non sentivo proprio nulla. Ho cominciato a stare meglio facendo rulli”.
Ma che cosa ci dicono queste parole? Dal lato pratico cambia poco. Lo dice lui stesso. “Non ho più alcun fastidio… ormai posso fare praticamente tutti normalmente”. Però le stesse parole suscitano perplessità.
Cominciamo dal momento dei soccorsi. Che la caduta fosse pesante, e che il fuoriclasse sloveno non fosse in grado di ripartire, lo si era intuito subito. Le immagini televisive ci mostravano un Pogacar stralunato, quasi assente. Faceva estrema fatica a reggersi in piedi. Oltre alla ferita alla spalla, i tagli in viso e lo stato del casco potevano fare pensare a un trauma cranico e un interessamento delle vertebre cervicali. Non serviva un Nobel della medicina. Tadej però ha provato a riprendere la bici (e già il protocollo Uci sulle concussioni avrebbe dovuto fermarlo), poi è salito in ambulanza con le sue gambe. Male. Andava soccorso diversamente. Andava immobilizzato nel modo corretto.
Pogacar è stato quindi portato all’Ospedale Francesc de Borja di Gandia, struttura di riferimento più vicina alla zona della caduta, dove è stato sottoposto a varie esami tra cui radiografie e Tac. Successivamente è stato trasferito all’Ospedale Universitario Dexeus di Barcellona dove è stato preso in cura dal professor Xavier Mir che lo ha sottoposto a un intervento per stabilizzare la frattura scomposta della clavicola sinistra. Ospedale e medico sono due eccellenze europee, se non mondiali, in campo ortopedico. Possibile che vista la frattura della settima vertebra cervicale non abbiano indagato sulle vertebre contigue, come la T1? E se hanno indagato è credibile che non si siano accorti delle altre due fratture? No, perché se così fosse Pogacar, che non è un cicloamatore qualsiasi ma guadagna attorno ai 15 milioni annui (se non di più), si dovrebbe pure arrabbiare molto per una diagnosi sbagliata che avrebbe potuto compromettergli la carriera. O no?
Poi c’è il tema delle depressione, una malattia seria da cui non si guarisce facendo rulli. Tra sentirsi un po’ giù e dire “ho la depressione” e averla veramente ci possono essere notevoli differenze.
In fondo resta come un fastidio, una sensazione di disagio. Qual è la verità? È questa di oggi oppure due mesi fa qualcosa è stato tenuto nascosto? Anche la ferma presa di posizione della sua Uae di opporsi al desiderio di Pogacar di correre l’Europeo sulle strade di casa è sembrata abbastanza insolita se riferita a una semplice frattura di clavicola. E che bisogno ha, un fuoriclasse come Tadej, il più forte ciclista della sua epoca, di questa comunicazione sensazionalistica? Poi, un fatto ha una sola verità.
