TRECATE – Allarme “identitario” a Trecate: lo lancia Alessandro Pasca, referente del Comitato 336 di Futuro Nazionale, già assessore leghista della giunta Binatti. A far scoppiare la scintilla sono state alcune (presunte) segnalazioni sulla presenza in città di donne con il niqab, il velo integrale che lascia scoperti soltanto gli occhi.
Una notizia che ha consentito a Pasca di dare corpo, con un comunicato stampa partito ieri sera, ad un “corto circuito” politico-amministrativo, contrapponendo da un lato i cittadini trecatesi perbene “con pedigree” che «devono rispettare ogni legge e pagare le tasse», dall’altro gli immigrati cattivi a cui «è permesso girare coperto per strada nell’indifferenza del Comune».
Come a dire che il rispetto della legge e il dress code urbano sono sullo stesso piano.
L’Articolo 77 e la Legge Reale
Pasca non parla a titolo puramente teorico. Fu lui nel 2016, da assessore alla Sicurezza, a far approvare l’Articolo 77 del Regolamento di Polizia Urbana, che vieta di girare per strada con il volto travisato o difficile da identificare.
«Qui a casa nostra si gira a volto scoperto: chi viene a Trecate si adegua alle nostre regole, non il contrario», ruggisce Pasca. «Mostrare la faccia non è una concessione, è la base della sicurezza e della civiltà».
In realtà in Italia il divieto di circolare con il volto coperto nei luoghi pubblici è stabilito dall’articolo 5 della Legge 22 maggio 1975, n. 152 (nota come Legge Reale), successivamente integrata e modificata.
Il testo della norma: non si parla del velo
L’articolo 5 della Legge 152/1975 recita: «È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.»
La legge non vieta in modo esplicito o nominativo specifici indumenti religiosi (come il niqab o il burqa), ma pone un divieto generale legato all’identificabilità e alla pubblica sicurezza. La giurisprudenza (compresa la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato) si è più volte espressa stabilendo che motivi religiosi o culturali possono costituire un “giustificato motivo” ma anche no. La materia è diventata così oggetto di frequenti interpretazioni giuridiche contrastanti e di infiniti dibattiti politici.
Molti Comuni (come nel caso dell’Articolo 77 di Trecate menzionato da Pasca) hanno recepito o specificato questa norma all’interno dei propri Regolamenti di Polizia Urbana per dare indicazioni dirette alla Polizia Locale, pur rimanendo la Legge Reale il quadro normativo statale di riferimento.
«Sottomissione da salotto»
Per l’esponente di Futuro Nazionale, la presunta tolleranza dell’amministrazione guidata da Raffaele Sacco non è distrazione, ma un mix di “buonismo da salotto” e “sottomissione culturale” al radicalismo islamico pur di non turbare il politicamente corretto.
«La sicurezza è ancora una priorità o la Polizia Locale ha ordine di non disturbare per calcolo ideologico?», incalza Pasca, promettendo battaglia: «Trecate non diventerà una zona franca dove le leggi valgono meno della carta straccia».
La provocazione: quante multe ha fatto Pasca in dieci anni?
Al momento il Sindaco e l’amministrazione comunale hanno scelto di non dare alcuna risposta.
Qualcuno in città però – e non della parte politica del sindaco – lancia una provocazione: «Chiedetegli (a Pasca, si intende) quante multe per il Niqab sono state fatte a Trecate dal 2016 al 2025», data di fine dell’amministrazione Binatti…
Finirà che qualcuno questo controllo lo farà….
