di Adet Toni Novik*
Premessa: non mi interessano le questioni sulla libertà personale (arresto si, arresto no). Come studioso del diritto, quindi, mi limiterò a valutare se l’ordinanza, secondo la mia personale impostazione giuridica, rispetta i canoni della conformità al diritto, coerenza e logicità, e supporta la conclusione della insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a carico dell’arrestato quanto meno per il reato di istigazione a delinquere.
L’ordinanza appartiene al novero di quelle che definisco intellettive e frammentarie. Intellettive, perché l’estensore sovrappone la propria personale valutazione dei fatti a quella dell’indagato che è rimasto silente, e prova a trovare una spiegazione semplice per ognuno di essi, prescindendo dal canone logico che solo chi compie una azione è in grado di spiegare quale fine avesse, mentre al giudice spetta il compito di verificare la rispondenza del narrato allo svolgimento dei fatti. Frammentarie, perché ogni fatto è stato visto in sé, isolato dagli altri, come se dai singoli pezzi di un mosaico potesse vedersi il mosaico intero, laddove la tecnica giuridica, per verificare la convergenza dei fatti in un quadro probatorio leggibile, richiede che i fatti siano valutati unitariamente.
In primo luogo, il gip si sarebbe dovuto porre la domanda del perché l’indagato, amministratore del gruppo Telegram e del profilo Instagram, avesse dato ai due gruppi l’identica denominazione “Movimento 17 ottobre”. Il titolo del gruppo, attesa la forza evocativa di ogni titolo, ha la funzione di orientare il lettore e riassumere il tema principale trattato. In particolare, le date nei titoli si ispirano a accadimenti specifici da ricordare: enumero tra le tante, 7 Ottobre, 11 settembre, 25 aprile, e così via. Ecco, quindi, che il nome 17 ottobre appare un riferimento diretto alle manifestazioni, ai disordini, alle devastazioni e agli scontri con la polizia di quel giorno, ed è suggestivo di un contesto preso a modello.
Afferma l’ordinanza che l’indagato “non risulta aver caldeggiato o in qualche modo sostenuto i comportamenti violenti menzionati dai predetti utenti, né modificato le forme di mobilitazione collettiva in precedenza esposte”. Sono perplesso. L’indagato è amministratore del gruppo. Anche se non è possibile parificarlo al direttore responsabile di un giornale, che risponde penalmente anche per omesso controllo, tuttavia chi amministra un gruppo non può essere indifferente rispetto a quello che su di esso è pubblicato, sempre che ne abbia contezza (la cronologia, in proposito, è chiara: i messaggi violenti sono del 19, 20, 21, antecedenti agli ultimi contatti dell’amministratore che evidentemente deve averli letti).
La necessità di una dissociazione esplicita emerge, soprattutto, quando il messaggio violento (si legge: spaccare gli istituti di credito; banche comuni inps per far crollare il sistema; tutte al rogo) è rimasto visibile per un certo tempo, e il silenzio fa ragionevolmente pensare che il gestore del blog condivida o tolleri tali affermazioni. L’utilizzo ripetuto nel blog da parte dell’indagato del termine “bersaglio”, riferito alle piazze da occupare, come si può spiegare se non nel termine guerresco di obiettivo e attacco che gli è proprio?
Infine, che dire della guida pratica diffusa ai manifestanti: si legge nell’ordinanza che la “guida pratica suggeriva, inoltre, abbigliamento e accessori da indossare, a tutela dei singoli manifestanti (occhiali protettivi, kefiah o mascherina per proteggere bocca e polmoni, felpa o maglione con cappuccio per tenere distanti dal viso i gas dei lacrimogeni, guanti per proteggere le mani da lacrimogeni, scarpe comode) ed era, altresì, consigliato di portare con sé un kit di pronto soccorso (cerotti, bende), antidoloriferici (recte: antidolorifici), acqua da bere, Maalox liquido per i gas lacrimogeni e sapone neutro per lo spray al peperoncino, aceto da mettere sulla kefiah per ridurre l’effetto dei gas lacrimogeni”? Non vale dire, come è scritto nell’ordinanza, che “non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nel corso delle manifestazioni contro le Forze dell’Ordine, nè istruzioni per reagire dinnanzi al lancio di lacrimogeni”.
Si deve ricordare che le forze dell’ordine possono utilizzare i gas lacrimogeni solo in situazioni di necessità, proporzionalità e difesa della sicurezza collettiva, e sono ovunque usati dalle Forze di polizia per controllare manifestazioni di violenza collettiva: proprio per questo le istruzioni dell’indagato erano “Se le forze di sicurezza ci impediscono di proseguire corteo, gridiamo i nostri slogan e proviamo a sfondare i loro sbarramenti”. Sfondare gli sbarramenti non mi pare sia un comportamento passivo e non violento. Detto questo, è chiaro che la critica si muove su un piano oggettivo e mi sembrano fuori luogo gli attacchi personali al gip. Se il diritto avesse il connotato della certezza, dubito che formerebbe materia di attenzione da parte di chi è estraneo al mondo giuridico.
*già magistrato della Corte di cassazione
novik siher gip – MALPENSA24
