VARESE – Nuova mostra e due nuove opere per Villa Panza. Ha aperto oggi, giovedì 5 novembre, l’esposizione “David Tremlett. Somebody did Something on the Wall”, personale dell’artista britannico che ha partecipato all’inaugurazione presso il bene Fai (nel video qui sotto l’intervista). La mostra sarà aperta fino al 7 marzo 2027. Per Tremlett è un ritorno a Villa Panza: nel 1973 Giuseppe Panza di Biumo acquistò alcune sue opere.
Ritorno in villa
A distanza di oltre cinquant’anni il suo lavoro torna sul colle di Biumo con due interventi site-specific, nella caffetteria e nel negozio, affiancati da una mostra che riunisce 22 opere dell’artista e una selezione di materiale documentario inedito. Due nuove opere entrano così nella collezione permanente di Villa Panza, riaffermandone la vocazione come luogo di sperimentazione e produzione artistica. Nato da un’idea di Nicoletta Pallini e a cura di Marta Spanevello, il progetto espositivo affonda le radici proprio nel rapporto tra Tremlett e Panza, che si avvicinò al lavoro dell’artista nei primi anni Settanta, nell’ambito del proprio interesse per le ricerche concettuali. A colpire il collezionista era soprattutto il modo in cui Tremlett interpretava il paesaggio, traducendo l’esperienza della natura in forme astratte, capaci di evocarla attraverso pochi segni. Dal canto suo l’artista rimase impressionato allora dalla linea rigorosa della ricerca del collezionista, dal suo modo di pensare concentrato, positivo, e rivolto al futuro. Oggi Tremlett ritrova qui il suo passato, le origini del suo percorso, che la mostra approfondisce per raccontare le connessioni tra l’artista e questo luogo, e spiegare l’evoluzione della sua ricerca, ben rappresentata dalle due opere site-specific che ha pensato e realizzato per Villa Panza.
Trent’anni dalla donazione
«A mio parere, il modo di pensare di Giuseppe Panza di Biumo appartiene al futuro, nel senso che è positivo, concentrato e focalizzato. È l’opposto di gran parte di ciò che sembra accadere oggi, che appare piuttosto privo di una direzione precisa. Questo luogo poggia su basi solide. È un posto in cui si può davvero pensare e stare in silenzio. Quindi tornare qui è sempre un privilegio», ha detto David Tremlett. «Festeggiamo quest’anno trent’anni dalla donazione di Villa Panza al Fai – ha sottolineato Daniela Bruno, direttrice culturale del Fondo per l’Ambiente Italiano – abbiamo ereditato da Giuseppe Panza di Biumo non solo le splendide mura, il parco e la collezione d’arte unica al mondo, ma anche uno spirito: la missione a rinnovare e migliorare costantemente questo luogo grazie alla collaborazione con grandi artisti». All’inaugurazione erano presenti anche l’assessore alla cultura del Comune di Varese Enzo Laforgia, la curatrice di Villa e Collezione Panza Marta Spanevello e l’assessore alla cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso. Che ha così commentato: «Con questa mostra il Fai rinnova il proprio impegno nel custodire e rendere viva l’eredità culturale di Giuseppe Panza, proseguendo quel percorso di apertura alla contemporaneità che ha reso la sua collezione un riferimento internazionale. Un impegno che non si limita alla conservazione di un patrimonio straordinario, ma ne promuove l’evoluzione attraverso nuove occasioni di ricerca, confronto e scoperta».

Le due opere per la villa
La prima opera, Graphite and Grease Corner, realizzata nella caffetteria, è stata ripescata dal suo archivio per questa occasione, da un piccolo disegno del 1970, profondamente legato agli inizi del suo lavoro, ancora precedente l’incontro con Giuseppe Panza di Biumo. È un’opera scultorea in grafite e grasso nei toni del grigio e del nero. La composizione si estende in verticale in un angolo dell’ambiente settecentesco, coinvolgendo le superfici contigue in un disegno unitario che acquisisce una dimensione architettonica. La seconda opera, invece, è uno dei suoi celebri wall-drawing, che occupa l’intero soffitto di 50 metri quadri e le pareti del bookshop, all’ingresso della villa e del percorso di visita: una composizione geometrica che combina la grafite al colore. Il lavoro si intitola Flip Over perché dialoga anche con la funzione di questo spazio, un negozio-bookshop: i quadrati in grafite evocano, nella visione dell’artista, le pagine di un libro, mentre il titolo gioca sul significato dell’espressione inglese flip over, “voltare” o “capovolgere”: il gesto di voltare la pagina di un libro diventa così un invito a ribaltare il consueto punto di vista, alzando lo sguardo verso il soffitto.
La mostra
Accanto ai due interventi site-specific si sviluppa il progetto espositivo, che propone un affondo nella ricerca artistica di David Tremlett. L’esposizione, allestita nell’ala dei Rustici, negli spazi delle Scuderie e delle Rimesse, ripercorre le tappe principali della sua ricerca artistica, dalle sperimentazioni concettuali degli anni Settanta agli sviluppi più recenti. Il progetto espositivo prende avvio da lavori composti da piccole schede ricoperte di polvere di grafite realizzate dall’artista durante il lungo viaggio zaino in spalla dall’Europa all’Australia occidentale, compiuto tra il 1971 e il 1974 per comporre, a partire da un materiale piccolo e leggero, trasportabile e a basso costo, le prime grandi opere su parete, che poi avrebbero caratterizzato il suo lavoro. Linee e curve minimali composte da schede di grafite sfumata a mano, associate a titoli che evocano i centri abitati attraversati, traducono l’esperienza diretta dei luoghi in segni e composizioni astratte, come in Anonymous Locations (1970) o Yalgoo (1974). In mostra anche un’opera acquistata da Giuseppe Panza di Biumo nel 1975, Cue (1974) – in prestito dalla Panza Collection di Mendrisio. Il percorso prosegue con le opere degli anni Ottanta e Novanta, nelle quali la sperimentazione sulla carta si sviluppa parallelamente ai grandi interventi architettonici. In Untitled Arches (G) (1989), FRONT (1990) e Somebody did Something on the Wall (1991), il pastello e la grafite, affiancati nell’ultima opera dal nastro adesivo, danno vita a nuove articolazioni formali e cromatiche. A completamento dell’esperienza di visita 8 brani inediti, riprodotti lungo il percorso che collega le sale espositive, testimonianza del legame di Tremlett con la musica, accompagneranno i visitatori con rumori, suoni e frammenti di voci; raccolti sotto il titolo Loop Tape Compositions e registrati dall’artista tra il 1969 e il 1971, restituiscono le sperimentazioni sonore dei suoi esordi.
L’artista
David Tremlett, una delle voci più autorevoli dell’arte britannica contemporanea, da oltre cinquant’anni si affida al disegno per dare forma allo spazio e orientare lo sguardo di chi lo attraversa, sviluppando un linguaggio che si esprime tra scultura, pittura, fotografia, suono e installazione. Nato a St. Austell, in Cornovaglia, nel 1945, frequenta il Falmouth College of Art e successivamente studia scultura alla Birmingham School of Art e al Royal College of Art di Londra, dove si diploma nel 1969, orientando le proprie esplorazioni nel solco dell’arte concettuale. Nello stesso anno realizza uno dei suoi primi wall drawings, dando avvio a una pratica che definirà il suo intero corpo di lavoro. Dagli anni Settanta intraprende lunghi viaggi in Nord America, Australia, Medio Oriente e Africa, dove luoghi e incontri alimentano un repertorio di segni, immagini e annotazioni; è a questa stagione che risalgono, infatti, le prime opere su carta in polvere di grafite, nelle quali l’esperienza del paesaggio si traduce in un lessico essenziale di forme lineari e curvilinee. A partire dagli anni Ottanta, questo repertorio di forme trova una nuova dimensione nel colore e il pastello diventa il suo principale mezzo espressivo. Applicato direttamente con le mani, dalla carta si estende a pareti, soffitti e facciate, dove dà vita a composizioni astratte che dialogano con le proporzioni degli ambienti e la disposizione degli elementi architettonici, ridefinendo l’articolazione dello spazio. Nel 1992 è selezionato per il Turner Prize, a conferma del rilievo internazionale della sua ricerca. Tra i numerosi interventi site-specific in contesti pubblici e privati figurano la Cappella del Barolo a La Morra, realizzata con Sol LeWitt (1999), Drawing for Free Thinking alla Tate Britain di Londra (2011), gli interventi a Palazzo Butera a Palermo (2019–2021) e The Organ Pipes a Reggio Emilia (2024).
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villa panza david tremlett – MALPENSA24
