di Andrea Minchella
VISTO
IT ENDS, di Alexander Ullom (Stati Uniti 2025, 89 min.).
Come una valanga, una schiera di giovani registi sta rivoluzionando linguaggi e stili grazie ad opere capaci di riscrivere i canoni dell’horror, allargandone il senso e lo spettro drammaturgico al mondo contemporaneo che, soprattutto in relazione alle nuove generazioni, sembra essere sempre più un posto angusto e claustrofobico che un luogo ideale dove vivere e coltivare la speranza per il futuro. Film come “Obsession” e il potentemente rivoluzionario “Backrooms” sparigliano le carte di un cinema contemporaneo a volte affaticato e privo di idee originali e deflagranti che spesso pesca dal suo passato per sopperire ad un’endemica e preoccupante mancanza di nuove idee e di una rinnovata ispirazione.
Qui invece si respira freschezza, ambizione, desiderio di raccontare qualcosa di nuovo contestualizzandola al caos tossico che avvolge il mondo contemporaneo. La crisi profonda che vivono le nuove generazioni viene intelligentemente cristallizzata in opere suggestive e tremendamente mitografiche. Il “mostro” di queste pellicole originali e moderne non viene più da mondi lontani ma si annida dentro le anime perse di giovani ragazzi a cui gli adulti sembra abbiano rubato tutto: il futuro, la speranza, i sogni e la possibilità di crescere e di emanciparsi da uno stato vegetativo perenne.
“It Ends” è un semplice racconto adagiato sull’idea geniale di immaginare un viaggio in auto di quattro ragazzi che si trasforma in un’esperienza senza fine. Ma c’è di più. Il viaggio in auto diventa un’avventura trascendentale in cui i quattro giovanissimi tentano di riposizionarsi in relazione al loro vissuto, le loro emozioni e il loro modo di vedere il mondo. I quattro protagonisti vengono catapultati in un labirinto emozionale in cui l’inizio diventa la fine, e il tempo viene sospeso a favore di un’atmosfera onirica che scombina completamente la percezione dei quattro viaggiatori.
Lo spazio angusto della vecchia Jeep su cui i quattro viaggiano senza intravedere una fine diventa lo spazio claustrofobico e senza vie di fuga in cui sembra essere immobilizzata la generazione dei giovanissimi. La circolarità dell’esperienza che i protagonisti sono costretti a subire diventa, grazie ad una scrittura suggestiva e ad una realizzazione scenica ineccepibile, l’ossessiva “ruota del criceto” dentro cui parecchi adolescenti sembrano essere intrappolati. L’angoscia e la tensione del film vengono coltivate e miscelate sapientemente dal regista non ancora trentenne ma in grado di maneggiare con sicurezza tutti i canoni estetici della cinematografia contemporanea. Ullom trasforma una banale disavventura in un profondo viaggio nel disagio giovanile senza cadere nella stupida retorica degli adulti ma restituendoci un alienante viaggio nelle paure e negli incubi più diffusi tra i giovanissimi.
“It Ends” diventa dunque lessico metafisico di uno stato mentale in cui parecchi ragazzi dichiarano di trovarsi. Il film parla una lingua fresca e comprensibile svuotata completamente dalla retorica e dalla dialettica convenzionale. Il film catapulta il pubblico in un’esperienza circolare che affonda le sue radici grammaticali nella dicotomia disturbante tra il desiderio di vivere la propria solitudine e la necessità ancestrale di vivere in relazione con l’altro. Questo stato mentale schizofrenico diventa qui linguaggio universale per una vicenda molto più umana di quanto non sembri.
Ullom dichiara di avere preso spunto dalla serie di Parsons diffusa su You Tube che poi diventerà il film che ha stregato il mondo intero con il suo spazio liminale e le sue “stanze sul retro”. Il viaggio dei quattro protagonisti, dopotutto, si sviluppa su una strada che attraversa una foresta infinita facilmente accostabile ad un “luogo-non luogo” come era per il film di Parsons. Il giovane regista promettente e intelligentemente sensibile è stato in grado di trasformare il suo piccolo esperimento, che rischiava di rimanere un prodotto di nicchia per poche piattaforme (costato meno di centomila dollari), in un film distribuito in tutto il mondo sulla scia del planetario successo di “Backrooms”.
***
RIVISTO
FROM di John Griffin (Stati Uniti 2022- in corso, 40 x 45/55 min., Mgm+- Paramount).
Prodotta dai fratelli Russo (quelli che hanno diretto sei successi planetari targati Marvel) la serie catapulta lo spettatore e i protagonisti in una città dispersa nel nulla in un tempo sospeso. Tutti i personaggi di “From” si ritrovano in quel luogo misterioso dopo aver perso la strada durante il tragitto di un loro viaggio. Mistero onirico e segreti alienanti avvolgono con suggestione questa produzione lenta ma raccontata con stile e con una giusta dose di metafisico. Molto interessante.
visto rivisto it ends – MALPENSA24
