ALBIZZATE – È iniziato il congresso provinciale della Lega. La sala Piotti del Comune di Albizzate è stracolma e i lavori congressuali presieduti da Andrea Monti – delegato da Massimiliano Romeo – sono iniziati puntuali – oggi, domenica 8 novembre -.
La terra di Giorgetti
Ad aprire i lavori il saluto di Giancarlo Giorgetti. In realtà un po’ reticente nel voler salire sul palco: «Ma cosa devo dire?». Poi però il presidente Monti lo convince. E il ministro parte dal concetto di terra e poi, facendo riferimento «ai tempi di guerra che stiamo vivendo, dico che puoi avere tutte le armi fantasmagoriche che vuoi, ma se non hai la fanteria la terra e la casa non la conquisti e non la difendi. E i militanti sono la nostra fanteria». Giorgetti ha poi concluso: «Oggi ci sarà un vincitore e chi perde deve riconoscere la sconfitta e lavorare per la Lega. Chi invece vince deve saper coinvolgere tutti».
Ecumenico anche l’intervento di Attilio Fontana che ha predicato l’unione della lega anche dopo l’esito del congresso, «qualsiasi esso sia».
L’europarlamentare Isabella Tovaglieri ha parlato di un «momento di confronto che avviene prima della sfida delle amministrative. E oggi legittimiamo colui che ci rappresenterà ai tavoli delle trattative».
Stefano Candiani ha ammonito la stampa: «Non leggete questo congresso con le dinamiche nazionali e quindi evitate titoli in tal senso. Chi vincerà queste elezioni deve assumersi impegni morali, ovvero devono contribuire nel sostenere le attività del movimento. Lo dico perché oggi troppo spesso in Lega c’è chi si dimentica che anche la colla per appendere i manifesti costa».
Gli interventi. Reto
Il primo intervento è stato quello di Mirko Reto: «Convocare un congresso in così poco tempo ha obbligato molte persone a dover conciliare gli impegni istituzionali. Una mancanza di rispetto. Io, a differenza di Andrea Cassani, ho dovuto preparare la mia candidatura in pochi giorni. Un congresso non deve essere una corsa contro il tempo, ma un momento di confronto.
E poi ha proseguito: «Questo congresso non segue le logiche nazionali, non condivido questa impostazione. Io parto dalla nostra provincia e dai suoi problemi. E il Varesotto non deve essere la pedina di movimenti politici che si decidono altrove. A livello organizzativo prevedo tre coordinatori territoriali, uno per il Nord, uno per il Centro e l’altro per il Sud della provincia».
Il primo applauso – timido- Reto lo incassa sulla zona Franca, un cavallo di battaglia del Carroccio diventato ormai un ronzino nell’agenda padana.
Il candidato poi ha detto di voler lavorare per rafforzare i rapporti non solo tra le sezioni del territorio, ma anche con le istituzioni superiore. E sul rapporto con gli alleati: «Ci vuole rispetto e non dobbiamo far rispettare la nostra gente.
E sugli incarichi: «Non devono essere questioni personali, ma i nominati devono lavorare con il territorio, le nomine devono essere meritocratiche e le decisioni devono essere collegiali, trasparenti e condivise».
Polemica sul bilancio economico del provinciale leghista: «Mi sarei aspettato di vedere il bilancio e i numeri della segreteria provinciale per poter farmi una visione complessiva delle risorse a supporto del nostro movimento. Un impegno personale: metterò il mio emolumento di sindaco a disposizione del movimento, anche se la cifra è molto più bassa rispetto a quanto percepiscono i parlamentari e sindaci sopra i cinquantamila abitanti. Questo per me è una responsabilità morale».
L’intervento di Cassani
Asciutto. Anche perché quello che doveva dire, il segretario uscente Andrea Cassani l’ha detto nella breve campagna congressuale ai militanti e nelle sezioni. E ha rivendicato il lavoro fatto: «Io credo che in questi anni si sia lavorato in maniera compatta con tutto il direttivo provinciale. La mia è stata la prima segreteria provinciale che non ha mai preso un ammonimento. In questi anni, 92 comuni sono andati al voto e abbiamo confermato 13 sindaci uscenti; 4 ne abbiamo persi e 4 nuovi li abbiamo conquistati. Abbiamo strappato al centrosinistra 5 Comuni, grazie alle persone e alla fanteria come l’ha definita Giorgetti».
E ancora: «Abbiamo bisogno di tutti. Nel 2027 si va al voto in molti comuni tra cui Busto Gallarate e Varese e da domani il segretario dovrà lavorare. E ci sono anche le Provinciali, dove dobbiamo definire il perimetro del centrodestra. Io darò più spazio di quello dato in questi anni, l’idea di mettere tre coordinatori territoriali la reputo importante. Qui non c’è nessun anti salviniano, io non sono anti salviniano e non discuto la leadership di Matteo Salvini. Ma non possiamo far finta che vada sempre tutto bene e la politica non si fa con il silenzio. Le istanze che ho portato sono frutto dell’ascolto del territorio».
Sul congresso blitz piazza il colpetto a Reto: «Congresso blitz? Tutti sappiamo che sono scaduto da 11 mesi, e tutti sapevano che si doveva andare al voto del segretario entro ottobre. Ora, se Reto non era presente nella sua sezione quando le cose sono state dette, io non ci posso fare niente. La Lega deve tornare a essere un movimento capace di discutere e fare proposte. Il bilancio della segreteria provinciale? E stato depositato ed è trasparente».
