A Pesaro l’hotel dell’integrazione: la sfida del bustocco Andrea Verde. «Un modello»

BUSTO ARSIZIO – Un albergo in una città di mare con 70 ospiti, per metà immigrati extracomunitari che hanno concluso il loro percorso di accoglienza come richiedenti asilo e cercano di integrarsi e per metà anziani e bisognosi “dirottati” dai servizi sociali comunali e dalla Caritas. È il modello rivoluzionario dell’Hotel Elvezia di Pesaro, di cui uno dei titolari è il bustocco Andrea Verde, già referente del Partito Radicale di Marco Pannella in città e poi candidato PDL alle elezioni politiche del 2008 tra gli italiani all’estero: «In questa esperienza – rivela – metto in pratica il modello di integrazione che serve al nostro Paese, quello lanciato in Francia dal presidente Sarkozy».

Il personaggio

Andrea Verde è un nome noto a Busto Arsizio: “nato” radicale negli anni ’80, dopo aver vissuto e lavorato per tanti anni in Francia, è tornato ad occuparsi di politica negli anni duemila, candidato per il PDL nel collegio degli italiani all’estero alle elezioni del 2008 e poi a fianco di Nicolas Sarkozy nel movimento gollista in Francia (prima UMP, poi Les Republicains), inizialmente come “cinghia” di collegamento con l’allora leader della destra italiana Gianfranco Fini. «Non torno a Busto Arsizio dal gennaio 2020, dalla morte di mio padre – rivela l’imprenditore bustocco – sono “murato” vivo dentro l’hotel, è un lavoro molto duro». Nei giorni scorsi l’Hotel Elvezia è salito alla ribalta delle cronache quando lo stesso Verde ha subito un’aggressione da parte di un ospite nigeriano, con evidenti problemi psichiatrici, che era stato collocato nella camera delle emergenze sociali messa a disposizione dei servizi sociali del Comune di Pesaro. «Ha dato fuori di matto dopo che, pur essendo già stato sottoposto a TSO, non è stato trattenuto in una struttura psichiatrica» racconta Andrea Verde.

La svolta

Un caso che ha riacceso i riflettori su un’esperienza sui generis, nata da quello che era un albergo come tanti altri nel capoluogo marchigiano. Verde, che dopo essere rientrato dalla Francia si è riconvertito a imprenditore del settore alberghiero, gestisce l’Hotel Elvezia di Pesaro dal 2016. «La svolta nel 2020, con l’emergenza Covid – rivela il bustocco – con il lockdown qui, come in tante altre città, furono chiuse tutte le strutture di accoglienza e sgomberate le tendopoli sul lungo-Foglia (il fiume della città, ndr), con la conseguenza che più di 60 persone finirono in mezzo a una strada. Allora fui contattato dalla Caritas per dare un tetto a queste persone, e accettammo di rendere questo servizio fino alla fine dell’emergenza».

Senza una casa

Ma Pesaro, che è sul mare, vive gli stessi problemi di emergenza abitativa di tutte le città turistiche in cui conviene affittare le case su Airbnb anche a costo di lasciarle sfitte d’inverno. «Così molti ragazzi extracomunitari, in prevalenza africani, usciti dai programmi di prima accoglienza di quelli che una volta si chiamavano Sprar e ora Cas, dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno trovavano facilmente lavoro, nelle industrie pesaresi e nel settore della pesca, ma finivano a dormire in stazione. Per loro abbiamo inventato la formula delle camere condivise: 3-4 ragazzi, provenienti dalla stessa area geografica, si pagano la retta e noi offriamo loro alloggio ma anche colazione e cena».

Gli ospiti

Agli immigrati africani si aggiungono poi gli anziani italiani, «soli e abbandonati da tutti, spesso malati e in preda all’alcolismo o alla depressione», che vengono “dirottati” all’hotel Elvezia dalla Caritas e dai servizi sociali. «L’aggregazione ha il suo culmine quando ci sono le partite di calcio in Tv. Lo scorso inverno con i Mondiali è stato molto simpatico» rivela l’imprenditore bustocco. «Da quest’anno – racconta Andrea Verde – non accettiamo più turisti “normali”, dato che l’intera struttura è dedicata agli “ospiti” sociali. Non potevamo chiedere loro di lasciare le loro camere per andare a dormire in spiaggia…». In tutto alloggiano 70 persone, per la metà extracomunitari, di 18 nazionalità diverse. «Ci sono anche ragazzi del Niger, in apprensione per la guerra civile in corso nel loro Paese».

Il modello

Un modello concreto di integrazione: «L’emergenza abitativa e l’integrazione degli immigrati extracomunitari sono problemi che l’Italia sta affrontando: dobbiamo capire quale modello abbracciare rispetto al disordine e all’emarginazione, che generano ghetti, devianze, paure e insicurezza – spiega Andrea Verde – questi ragazzi, in genere di età tra i 25 e i 35 anni, hanno patito l’inferno dei campi di concentramento libici e in molti casi hanno visto i loro amici morire in mare, ora vogliono solo mettersi alle spalle il loro passato per costruirsi un futuro e una famiglia, chi in Italia e chi tornando al suo Paese. Occorre integrarli con l’assimilazione ai valori repubblicani: accoglienza sì, ma a condizione che si rispettino le regole, a partire dai valori non negoziabili come la parità di genere e il rifiuto di pratiche come le mutilazioni genitali femminili e la poligamia. È il modello Sarkozy: in Francia sono più avanti, perché sono già alle quarte generazioni di immigrati, e hanno capito che la ghettizzazione e la laicità negativa non funzionano. Occorre rispettare tutti i culti e i credi religiosi, purché non siano infettati dall’estremismo e dal radicalismo, che in Francia hanno portato al terrorismo fondamentalista».

busto arsizio andrea verde pesaro – MALPENSA24
Visited 194 times, 1 visit(s) today