VARESE – «Varese è ormai un luogo dove si fa molta arte e c’è un meraviglioso ricordo della mia famiglia». Queste le parole di Jacopo Fo, che ha portato a esempio Marina De Juli, al momento dello svelamento della targa dedicata alla madre Franca Rame: oggi, domenica 10 novembre, alla senatrice, attrice e scrittrice è stato intitolato il teatro nelle Cantine dell’edificio appartenente alla Cooperativa Sociale Unione Familiare, che a Biumo ospita il TuMiTurbi e associazioni come Filmstudio 90 e Cortisonici.
La cerimonia, condotta da Andrea Minidio, docente del liceo “Angelo Frattini” e musicista, si è svolta alla presenza dell’assessore alla Cultura Enzo Laforgia e del consigliere comunale Stefano Angei, del direttivo Coopuf guidato da Luigi Vanini, nonché degli artisti sul palco la sera precedente per l’anteprima nazionale di “Jacopo Fo racconta le canzoni di Dario Fo”. Un debutto da sold out al liceo musicale, che l’attore e scrittore ha definito «un’iniezione di esaltazione totale».

Il legame con la città
«Ho conosciuto personalmente sia Dario Fo che Franca Rame – Vanini ha voluto sottolineare l’importanza della loro opera negli anni Settanta – e considero questa targa un atto dovuto, sia per il ricordo che per ciò che le loro personalità hanno rappresentato per il nostro territorio».
Laforgia ha richiamato l’attenzione sul circuito dedicato che si sta creando, a partire dalla casa natale di Rame fino a questo ultimo capitolo: «Il suo legame con Varese è stato mantenuto: basti pensare che, quando portò qui quello che fu il suo spettacolo più duro, alla fine vennero a trovarla le sue ex compagne di scuola. A questo riguardo abbiamo anche rinvenuto il “registro delle punizioni” del 1943, che mostra quanto, riguardo a rendimento, andasse bene in italiano e meno in matematica».
Soddisfazione dall’assessore per l’insegna, che ha reso il luogo ulteriormente «un punto di riferimento: non del quartiere, ma della città». «Grazie alla Cooperativa per questa fantastica iniziativa dedicata a una ragazza di Biumo – Angei ha ricordato che il suo nome è stato recentemente approvato per il famedio – per la castellanza è un punto d’orgoglio e c’è da andare fieri che la prima dello spettacolo sia andata in scena qui».

Arte e solidarietà da mettere in comunicazione
La mia prima volta di Jacopo Fo a Varese fu per una visita al magazzino della famiglia Rame, «un posto pieno di tutto, tra armature, crocifissi e fondali, fino a un’altezza di quattro metri. Mio zio Tommaso mi regalò uno spadino di scena che, con grande vergogna, ruppi di lì a poco provandolo contro il cemento. Ma quando lui lo vide disse: “Non c’è problema, lo saldiamo”. Lo portò dal fabbro lì vicino e poi me lo riconsegnò intatto: un’esperienza sulle possibilità della vita che, da allora, mi ha dato fiducia».
L’artista, prendendo spunto dalla Coopuf e dal suo incontro con gli studenti del “Frattini”, ha quindi posto l’accento sulla necessità di aiutare la comunicazione tra realtà solidali – «in Italia sono a migliaia» – magari attraverso un progetto di alternanza scuola-lavoro che possa metterle in contatto con la creazione delle apposite pagine in Rete, e nel contempo far avere qualche risultato materiale anche ai ragazzi che se ne occupano. «Si potrebbero fare cose strepitose. Abbiamo un patrimonio enorme ma non comunicano e spesso sono trascurate anche dai progressisti. Bisogna far crescere la cultura sviluppando un circuito della solidarietà e dell’arte, che sono il cuore di un Paese».

A Biumo le canzoni di Dario Fo, il festival “Ciao Franca” presenta l’anteprima
