di Gian Franco Bottini
Felicissimi di prendere del pirla anche fra poche ore, se ci dovessimo sbagliare, ma questo “storico” incontro in Alaska ha detto principalmente una cosa: la questione ucraina, che credevamo potesse essere il nocciolo (se non definitivo) della questione, alla fine per Trump non è che un argomento secondario, mentre per Putin è la mano stretta attorno ai “gioielli” di Donald, interessato principalmente al raggiungimento dei propri risultati primari (esclusivamente economici).
Ben poco, se non frasi di circostanza, ciò che è stato al momento comunicato, quindi qualsiasi osservazione è al momento consentita, basandosi su quanto le televisioni ci hanno fatto vedere e quanto i due interpreti hanno voluto comunicare.
Certo che qualche perplessità sorge su un incontro stimato di 6/8 ore e conclusosi in poco più di 2 ore; su un ministro russo che si presenta con una felpa minacciosamente istoriata con l’acronico C.C.C.P. (avrebbe un bel dire che casualmente la moglie ha sbagliato mettendogliela in valigia); su un pranzo di chiusura, più che legittimo alla fine di un proficuo incontro di tale livello, mai avvenuto preferendo allo stesso un “panino in aeroporto”); su una programmata conferenza stampa che si è ridotta a due comunicazioni, con un Putin teatralmente contrito per i disastri combinati ai “fratelli “ucraini e un Trump visibilmente malmostoso per doversi districare, il più velocemente possibile, fra le solite supercazzole. Domande dei giornalisti ovviamente vietate, mica che chiedessero loro dell’Ucraina.
Un incontro, fra due potenze che dichiarano di aver riaperto dialoghi amichevoli dopo molti anni, pare obbiettivamente e in generale una cosa comunque positiva per la buona convivenza mondiale, non sottovalutando però quel che ne pensano le altre potenze tipo Cina, India, Brics (in particolare per la partecipazione russa).
Per Putin: tanti i risultati riportati a Mosca. Un applauso di Trump al suo arrivo, in pratica la ridicolizzazione della sua condanna della corte dell’Aia con il contributo di Trump, la cancellazione del presunto isolamento, la formale accettazione che esistono “le sue ragioni di fondo” che gli hanno autorizzato l’invasione ucraiana, le stigmate per Zelensky di giocatore di serie B e, non son chiari i contenuti, alleggerimento sanzioni e dazi ed accordi commerciali (praticamente a quanto pare i soli accordi raggiunti) per far felici gli amici dell’uno e dell’altro (sovente di ambedue).
Ma anche per Trump qualche soddisfazione pare esserci stata. Innanzitutto un chiaro sputtanamento di Biden, da parte di Putin, il che avalla il sospetto di ingerenze russe nella campagna per l’elezione di Trump e rappresenta altresì un forte sostegno allo stesso nelle prossime elezioni di midterm . Per non parlare della trita e ritrita asserzione trumpiana che “con la sua presenza non ci sarebbe stata guerra in Ucraina”, asserzione fatta propria, senza ritegno, da Putin che in cambio di questa “mignottata” deve aver richiesto un non lieve prezzo.
Europa ed Ucraina sfiorate ma praticamente ignorate, lasciate volutamente al margine e quindi indicate ad essere oggetto di un “così è se vi pare” o ancor più “prendere o lasciare” L’Onu indicato da Trump meritevole di una semplice informazione.
Questo è quello che traspare in queste prime ore, ma il pessimismo che trasuda, ci auguriamo, potrebbe essere solo frutto della riservatezza diplomatica (comunque inusuale dalle parti del presidente americano), che se così fosse sarebbe oltremodo apprezzata.
Si è auspicato da parte dei Due che Europa e Ucraina non mettano eccessive stanghe nelle ruote di una annunciate soluzione per ora del tutto ignota e fin qui ci pare una sollecitazione accettabile, anzi necessaria, dato che le bombe potranno cessare solo con dei sacrifici da ambo le parti. C’è solo da augurarsi che in questa presunta proposta, l’equità delle cose non abbia risentito degli esaltanti accordi economici che hanno tanto soddisfatto i due leader mondiali.
E’ inutile sperare ora in una opinione della nostra Première, sarebbe come costringerla a una sequenza di luoghi comuni e frasi fatte; ci auguriamo comunque che appena sarà in grado ci faccia sapere se, al di là delle tante soddisfazioni trumpiane, si possa affermare che una vera trattativa riguardante il conflitto ucraino è seriamente iniziata.
