Al Congresso Lega Giovani a Busto il Nord torna di moda. Nei discorsi

Busto lega nord
Carlotta Bozzolo, il gruppo con il vessillo Giovani e i big del Carroccio

BUSTO ARSIZIO – Una Lega, tanti leghismi. Che sul Carroccio abbondino le sfumature di leghismo lo si sapeva. Ma ieri sera – giovedì 4 settembre – questa varietà è venuta fuori in maniera plastica durante il congresso dei Giovani Padani o, come si chiamano adesso che l’EMMEGIPI non c’è più, Lega Giovani.

Una giovane alla guida

Un rito che ha sancito il passaggio di consegne da Riccardo Guzzetti a Carlotta Bozzolo e che ha visto intervenire i tanti big presenti, ognuno dei quali ha raccontato il proprio essere leghista da una vita, aggiungendo agli aneddoti anche contenuti politici. E, sorpresa – sorpresona, la parola “Nord” è stata la più gettonata accanto ai verbi “difendere”, “combattere”.

Le parole magiche

E se è vero che a Villa Calcaterra, luogo in cui si è celebrato il “congressino”, l’apice di quella Lega che tanti rimpiangono perché non c’è più (o non c’è più nella forma e nella sostanza a cui erano abituati i leghisti dai 50 anni in su e che inutilmente continuano a cercarla come fosse il Santo Graal), è stato toccato dal governatore della Lombardia Attilio Fontana con quel: «Col cazzo che vannaccizzano la Lega», quasi tutti i big hanno ritrovato dimestichezza con le parole magiche del Bossi pensiero. Massimiliano Romeo ha ammonito i giovani ricordando loro che «le fondamenta del nostro movimento sono al Nord»; Stefano Candiani ha parlato di tessere storiche sulle quali c’era la parola «indipendenza».

Sono mancate solo le definizioni “Roma ladrona” – ma Fontana ha parlato di neo-centralismo – e “Padroni a casa nostra” – ma Monti ha ricordato i tempi in cui si attacchinavano i manifesti con questi slogan.

Un ritorno alle origini?

Non crediamo proprio. Piuttosto il tentativo di narrare a chi si è perso quel pezzo di Lega la storia di un partito che cambiato nel tempo ed è stato rivoluzionato negli ultimi anni. Un processo questo ancora in corso, che non piace a tutti, che sta erodendo militanza, ma che non si arresta. E così in questo flusso padano – italiano – vannacciano scorrono i cromosomi della Lega Lombarda di Fontana, quelli dei quasi ex giovani Luca Toccalini e Andrea Crippa che hanno ricordato insieme a Isabella Tovaglieri l’esaltante notte elettorale in cui “La Isa” per la prima volta fu eletta in Europarlamento; quelli del “remigratore” Davide Quadri che nel suo discorso ha shakerato il leghismo “un po’ di sinistra” di Bobo Maroni con il summit di estrema destra di Gallarate (in sala non è mancato qualche sussulto, a dire il vero). Anche se la domanda è: questo mix composto dall’universomondo reggerà? La risposta la darà la storia.

Il grande assente

Noi facciamo cronaca. E quindi ieri sera abbiamo registrato un grande assente, che pure tra i giovani padani è stato a lungo a leader: Matteo Salvini. Non perché non c’era a Busto, ma perché nessuno, nemmeno i big salviniani presenti, l’ha citato. Eppure a oggi è ancora il Capitano.

Due note di cronaca

La prima. A raccontare il proprio essere leghista alla platea di giovani c’erano: il segretario regionale e senatore Massimiliano Romeo, il segretario provinciale e sindaco di Gallarate Andrea Cassani, il segretario cittadino Alessandro Albani, l’europarlamentare Isabella Tovaglieri; il deputato Stefano Candiani, il consigliere regionale Emanuele Monti; il governatore della Lombardia Attilio Fontana, i deputati Andrea Crippa e Luca Toccalini, il consigliere comunale di Varese Matteo Bianchi. Quasi tutti hanno fatto politica con i Giovani Padani e la loro presenza ha dato valore al congresso.

Antonelli e il segreto per essere liberi

La seconda. Il discorso del sindaco di Busto. Tra il pubblico c’era Emanuele Antonelli, che ha portato i saluti, ha ringraziato i leghisti quali fedeli alleati a Palazzo Gilardoni e poi, rivolto ai giovani ha detto loro: «La politica è bella, ma per farla bene bisogna studiare e lavorare. Soprattutto lavorare. Perché è importante fare politica, ma non bisogna vivere di politica. Solo così sarete davvero liberi».

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