Al parchetto di Bergoro apre il chiosco “Da Mario”. «Pagate col POS se potete»

Lo staff del chiosco Da Mario di Bergoro

FAGNANO OLONA – Ha finalmente aperto i battenti lo scorso 6 agosto il chiosco del parco Don Mario Mascheroni di Bergoro, affidato all’associazione La Valle di Ezechiele e già al centro delle polemiche politiche sul doppio ruolo dell’assessore Daniela Caprioli. Il chiosco del “parchetto” di via Cadorna è stato ribattezzato “Da Mario” e ha introdotto una novità che sta facendo discutere: Dalle 18 in poi preferiamo pagamenti non in contanti», vale a dire con il POS o con Satispay.

Scelta etica

«Ci piace pensare che il nostro chiosco sia un luogo di educazione alla legalità, al rispetto delle regole, al pagamento delle tasse. Per tutti – così La Valle di Ezechiele spiega la sua scelta – avremmo voluto fare interamente cashless, ma abbiamo pensato ai piccoli e agli anziani (oltre alle normative vigenti)». Così quello di pagare con il POS o con Satispay può essere solo un suggerimento, non un obbligo. Ma è una scelta etica, una delle tante, che caratterizza la linea del nuovo chiosco “Da Mario”. Dove molti arredi sono stati realizzati con materiale di recupero e dove si possono trovare anche i prodotti della Prison Beer, tra cui «la nuovissima Prevost, fatta coi mirtilli del nostro campo Su da terra, a Busto Arsizio. Una birra a km 0, inclusiva, green. Speriamo sostenibile: dipenderà anche da voi» ed è un appello ai clienti.

«Ci vediamo “Da Mario”»

Il chiosco affidato alla cooperativa fondata dal cappellano del carcere di Busto Arsizio Don David Maria Riboldi si chiama “Da Mario”. Non tanto (o forse non solo) per richiamare la celebre strofa di una canzone di Ligabue, ma piuttosto «in onore a don Mario Mascheroni, Parroco della Parrocchia San Giovanni Battista dal 1977 al 2004, cui è dedicato il parchetto che accoglie il chiosco». Con un logo in cui la “A” veste un colletto da prete e la “M” «ricalca il logo della Prison Beer, anima pub del nostro chiosco». E l’associazione La Valle di Ezechiele chiarisce: «Non ci siamo costituiti per prendere in mano il locale – anche per rispondere indirettamente alle polemiche che hanno preceduto l’apertura (mai rivolte all’associazione e alla sua attività, peraltro) – esistiamo dal 2019 e abbiamo voluto metterci in gioco per offrire alla comunità la ricchezza del nostro NOI. Una squadra che ha la voglia di mettersi in gioco per la rinascita delle persone».

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