Elogio dell’erba alta

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Puntuale come una scadenza delle tasse, all’approssimarsi della stagione estiva risorge la polemica sollevata da alcuni sull’erba troppo alta in giardini, parchi e aiuole di città e paesi. Cittadini indignati tempestano i social di improperi accompagnati da fotografie inequivocabili, spesso sostenuti da gruppi di opposizione che si prestano volentieri da megafono, accusando le amministrazioni locali di non saper fare il proprio lavoro al servizio della comunità; ovvero, radere al pelo del terreno o a filo dei marciapiedi quelle erbacce invadenti e insolenti. Ma siamo proprio sicuri che siano una cotale iattura?

Giusto ieri, addì 5 giugno, ricorreva la Giornata Mondiale dell’Ambiente, appuntamento che – copincolliamo da internet – rappresenta il principale veicolo delle Nazioni Unite per incoraggiare la consapevolezza e l’azione a favore dell’ambiente. Quest’anno il focus era sull’inquinamento da plastica, ma noi qui ci concentriamo sull’erba. Fiori, rami, cespugli additati come un coronavirus, che oltre a ferire il sensibilissimo senso estetico di tanti ne ostacolerebbero, a loro dire, movimenti e vivibilità. Opponiamo sommessamente alcune osservazioni. Con una premessa: se il problema più sentito è quello dell’erba troppo alta, significa che dalle nostre parti va tutto bene e non esistono problemi un attimino più gravi, che so, la sicurezza, il carovita, il traffico, la disoccupazione ecc.

Nessun pericolo, ma tanti benefici

Primo: non siamo nel Bengala, quindi è assai improbabile che dietro quelle folti giunglette metropolitane si annidino chissà quale sorta di belve feroci pronte a ghermire l’incauto passante. Più seriamente: quelle riserve di verde che sfidano cementificazione e asfaltatura ormai quasi complete del territorio dove viviamo sono una risorsa preziosa per l’ambiente come per il clima, tanto tirato in ballo su qualunque questione o quasi. L’erba lasciata crescere trattiene l’umidità, abbassa (e molto) la temperatura al suolo e quindi dell’aria soprastante, favorendone la circolazione, produce più ossigeno – e Dio sa quanto ce n’è bisogno nelle inquinatissime lande in cui ci troviamo – quando non diffonde anche profumi con le sue fioriture ed essenze. È davvero così insopportabile tutto questo?

L’erba alta è una risorsa anche monetaria, nel senso che non tagliarla ogni due per tre, riducendo i prati a una distesa di stecchini più corti dei fili d’erba in un campo di calcio, farebbe risparmiare ai Comuni un po’ di soldini. E poi un prato raso a zero è come quei boschetti di alberini piantati in rigoroso ordine geometrico a un metro di distanza l’uno dall’altro: un habitat morto. Non vi sono insetti, né uccelli che nidificano, né altri animali. Non a caso si allestiscono così i cimiteri all’inglese.

Uno scrigno di biodiversità

Al contrario, ambienti naturali lasciati crescere sono uno scrigno di biodiversità, compresi i preziosi insetti impollinatori. Certo, ne favoriscono la diffusione anche di altri più fastidiosi o pericolosi, come pure di erbe che provocano allergie e malesseri; in entrambi i casi, però, non mancano i rimedi. E da proprietari di cani, ci rendiamo conto che pulire dove sporcano è difficile con erbe alte fino a un metro e più; ma basta spostarsi di pochi passi per trovare superfici più libere e comode da ripulire. Diverso il discorso della falciatura della fascia di sicurezza ai bordi delle strade; ma, al di là di questa, perché accanirsi su steli e fioriture?

Lasciare tracce del paesaggio com’era fino a meno di due secoli fa è anche un progresso culturale, perché significa riconoscere che l’uomo non ha il diritto di modellare proprio tutto come gli pare, per poi pagarne le conseguenze. Sempre più comuni, Milano in primis ma anche Legnano, lasciano apposta senza cura spazi verdi in aree pubbliche (come quello nella foto in alto) per i motivi di cui sopra. E lasciamola crescere questa erba, che non fa male a nessuno.

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