di Iseni Fabrizio*
Un cappuccino. Se la crescita numerica della Chiesa cattolica fosse l’indicatore principe per l’elezione del Pontefice, il prossimo Papa sarebbe certamente africano. Infatti, è proprio in Africa che la popolazione cattolica cresce più rapidamente nel mondo. I dati in possesso del Vaticano parlano di 250 milioni di cattolici africani, il che significa che non ci sarà futuro per la Chiesa senza di loro. Non solo, ma il continente africano da tempo ha saputo esprimere ecclesiastici di grande spessore e alto profilo. Uno su tutti: il Cardinale ivoriano Bernard Agré (1926 – 2014), che è stato arcivescovo di Abidjan.
Quindi, se contassero solo i freddi numeri, il prossimo papa potrebbe essere Fridolin Ambongo Besungu, frate Capuccino, originario della Repubblica Democratica del Congo, ha 65 anni, è arciverscovo Kinshasa. Tra i 18 cardinali africani in Conclave è uno dei più influenti e potenti: fa parte del Consiglio dei Cardinali rinnovato proprio da Bergoglio ed è presidente del Simposio delle conferenze episcopali d’Africa e Madagascar. Ma i numeri, per quanto importanti, non bastano per salire al soglio pontificio.
Fridolin Ambongo Besungu, pur essendo stato uno dei Cardinali più vicini a José Maria Bergoglio, ha avuto la forza di criticarlo in maniera molto dura sul tema dei diritti dell’omosessualità. Ed è per questo che il fronte più conservatore dei porporati in Conclave potrebbe convergere sul congolese. Ma anche questo potrebbe non bastare per dividere l’ala cardinalizia più progressista, necessaria per raggiungere i 90 voti necessari all’elezione del Papa.
La possibilità di avere un Papa nero spunta ogni volta che bisogna eleggere un nuovo Pontefice. E negli ultimi anni, seppur non si sia concretizzata, non si può più catalogare l’ipotesi come una suggestione “esotica”.
Come sarebbe sbagliato credere in maniera fideistica che la nomina di un Papa africano sia il segnale di continuità con il papato di Francesco lungo il percorso progressista. Anche se la narrazione mediatica, soprattutto a elezioni fresca, andrebbe in tale direzione. Avere un Papa africano verrebbe interpretata come una continuazione della tradizione di Francesco in difesa dei poveri e degli oppressi, dei migranti e di coloro che scappano da guerre, miseria e calamità. Anche se non c’è stato un Papa (progressista o conservatore), per lo meno in epoca moderna e contemporanea, che abbia speso parole contrarie a questi principi.
La realtà, infatti, dice che i cattolici africani sono in larga maggioranza conservatori. E la linea di Fridolin Ambongo Besungu sui diritti omosessuali è chiara. Insomma, un Papa africano non necessariamente abbraccerà le posizioni progressiste di Francesco.
Questo per dire che sarebbe sbagliato affidarsi a categorie troppo rigide se si vuole “leggere” e cercare di capire cosa accadrà da qui all’Habemus Papam.
Infine, una curiosità. Nella cronologia temporale del papato, i Pontefici africani sono stati 3 e tutti concentrati nei primi 500 anni di storia della Chiesa. Il primo fu San Vittore I, originario del Nord Africa. A lui si deve la celebrazione mondiale della Pasqua nel medesimo giorno in tutto il mondo. Il secondo fu Papa Milziade, conosciuto anche come “Melchiade l’Africano” e che fece erigere la costruzione della basilica lateranense, la cattedrale di Roma. L’ultimo fu Papa Gelasio I. Di origine africana ma nato a Roma, un conservatore convinto.
*editore di Malpensa24
Verso il conclave: Raymon Leo Burke il gran tessitore, Timothy Dolan il papabile
