di Massimo Lodi
La domenica si risveglia nel sangue che scorre, nel sangue che potrebbe scorrere. Sparano a Trump in America, piovono bombe sugl’innocenti di Gaza, si paventano missili russi sulle capitali europee. È la sconfitta della ragione, l’estremismo dell’incoscienza, la perdita d’ogni senso del limite.
Naturalmente storie diverse, vicende ciascuna intricata di per sé, situazioni specifiche. A ciascuna il suo giudizio. In particolare quello sul caso statunitense: stravolge la campagna delle presidenziali, proietta ombre cupe verso le elezioni di novembre, cancella i fondamentali del dibattito civile. Colpa d’un matto, azione studiata, conseguenza ennesima dell’uso consueto della violenza laggiù, dove la fila dei presidenti assassinati è lunga, e per fortuna stavolta non s’aggiunge un anello alla catena? Mah.
Di sicuro il sonno dell’intelletto continua dappertutto. Bisognerebbe armare in ogni circostanza la mediazione, e invece non succede. Bisognerebbe pesare l’uso delle parole, e invece non accade. Bisognerebbe instaurare una dialettica fra avversari anziché tra nemici, e invece non càpita. Insiste, sullo sfondo, la brutalizzazione verbale di massa che innesca gesti criminali. Un gesto, molti gesti, perfino una strategia di gesto nei gesti. Ormai i livelli di scontro sono tali, alimentati dal furore circolante sui social, che non c’è da meravigliarsi del debordare dell’assennatezza, quando deborda.

Citando di nuovo i tre episodi. La nuova strage in Medio Oriente, al netto dell’errore militare che può averla causata, conferma la debolezza d’una reazione di autodistruttiva forza a un torto (e che torto) iniziale subìto. Il minaccioso avvertimento putiniano alle capitali europee è il contrario di quanto servirebbe ad aprire una percorribile strada di pacificazione nel conflitto ucraino. L’attentato a Trump conferisce alla sfida presidenziale connotati che ne modificano il profilo di civile propaganda. Si vedrà nelle ore a venire chi esattamente è, come ha potuto agire indisturbato, perché ha commesso questa follia Thomas Matthew Crooks. Ma si può già dire che l’esasperazione degli animi, il condurre all’estremo insulto il match col rivale, la spaccatura di un paese tra presunti buoni e presunti cattivi crea le condizioni di feroci derive come quella vista in diretta da tutto il mondo. Non essendo immaginabile un progetto politico teso a ferire/uccidere chi si candida alla Casa Bianca, resta l’ipotesi del gesto sporadico, figlio d’una mente oscurata dalle nuvole d’odio che ci sovrastano.
Odio talvolta pilotato, aggressività che subisce incitamento, barbarie purtroppo autorizzata a manifestarsi. Il rispetto degli altri, l’onore al dialogo, il ristabilimento di regole universali del contraddittorio non appartengono all’intera nostra civiltà, ecco la sentenza nel drammatico risveglio d’un giorno di lugubre festa. Verremo a sapere ogni dettaglio minimo dell’attentato di Butler in Pennsylvania, però il quadro generale è già chiaro. America creaks again, gli Usa scricchiolano ancora. Il resto del mondo idem.
