Amici a Bruxelles, un po’ meno a Roma

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Raffaele Fitto, vice presidente esecutivo della Commissione Ue in rappresentanza del Governo italiano

di Gian Franco Bottini

Dopo un lungo travaglio la presidente Ursula Von der Leyen ha finalmente partorito la composizione del suo Governo, e l’italiano Raffaele Fitto ha avuta l’agognata vicepresidenza con deleghe importanti. Vista come la partita era iniziata si può parlare di un successo per il nostro Paese. Un successo che suona come un riconoscimento del nostro ruolo nel contesto europeo, ma che suona anche come una forte chiamata alla responsabilità per il nostro governo, viste le difficoltà attraverso le quali la nomina di Fitto è avvenuta.

Fitto infatti è l’unico dei nominati a non far parte di un Gruppo politico che, a suo tempo, abbia votato a favore della maggioranza Ursula, quindi la sua nomina risulta non essere frutto di un riconoscimento politico (anzi!) ma del riconoscimento di un Paese. Una cosa un po’ al di fuori degli schemi normali e che mette il nostro governo in una posizione di assoluta responsabilità nei suoi comportamenti.

Tutto bene comunque; anche i meritati auto incensamenti del nostro Governo, sottolineando però che ogni medaglia ha due facce e dopo la “testa” va guardata la “croce”che, nel caso specifico, saranno le conseguenze della situazione del tutto particolare che si è creata. La presenza di un nostro vice -presidente non lascia dubbi sulla nostra appartenenza al governo europeo rappresentato dalla cosiddetta maggioranza Ursula che, a suo tempo, vide 2 dei 3 componenti del nostro governo (Lega-FdI), votarle contro, in linea con gli indirizzi dei propri Gruppi politici europei che oggi, ovviamente, sono collocati all’opposizione del governo europeo stesso. Una posizione un po’ curiosa, per la maggioranza del governo Meloni (FdI-Lega), rispetto alla Von der Leyen; una posizione che banalmente può descriversi così : amici a Bruxelles, un po’ meno a Roma!

Ora è pur vero che la politica è l’arte del compromesso, ma nel caso specifico ci sarà da faticare in casa nostra tenendo anche conto delle difficoltà che Lega e FdI dovranno inevitabilmente affrontare nell’ambito dei loro Gruppi politici europei, dove ci par di sentir risuonare, soprattutto da parte dei tedeschi, l’annoso adagio “i soliti italiani”.

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Gian Franco Bottini

Ma la politica oltre che di compromesso deve vivere anche di fantasia e questa curiosa situazione di incroci fra maggioranze ed opposizioni potrebbe essere definita innovativamente un “appoggio esterno bloccato”, non essendoci possibilità di dissociazione se si vuole mantenere la posizione acquisita. Certo che , come secondo noi era sua intenzione, la premier Meloni avesse potuto schierarsi con il suo Gruppo a favore della maggioranza Ursula, tutto sarebbe stato più semplice e forse anche di maggiore soddisfazione.

Non bisogna comunque ignorare che a questo risultato ci si arriva, per quel che traspare, da un periodo di intense contrattazioni fra la Presidente europea, ovviamente interessata ad allargare con l’Italia la propria maggioranza, e i molti contrari. Contrarietà non certo verso il nostro Paese in quanto tale, ma in quanto, si vocifera, rappresentato da un Governo ritenuto costituito, in parte maggioritaria, da forze politiche ambiguamente leggibili riguardo ai loro rapporti con una destra non gradita.

La partita non è ancora conclusa, lo sarà solo dopo un esame collegiale sulla persona Fitto seguito dal voto parlamentare. Si spera che, facendo base sulle evidenti contraddizioni delle quali abbiamo parlato, non si dia inizio ad una azione disgregativa del tipo “cerca l’intruso”. Per contrastarla , o meglio prevenirla, sarà importante che tutti i rappresentanti italiani nel Parlamento europeo, mettendo da parte le appartenenze politiche nazionali, ricordino che Fitto va visto come il rappresentante del nostro Paese e non del suo partito di appartenenza. Esattamente come avvenne 5 anni fa per l’elezione di Gentiloni, espressione del PD ma sostenuto convintamente anche dal centrodestra nazionale.

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