Amministrative in vista, il renziano Guzzetti piccona: «Il campo largo è finito»

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Lorenzo Guzzetti

UBOLDO – C’è chi lo può vedere come il fumo negli occhi. Ma lui, che è profondamente convinto della libertà di opinione, ascolta, guarda e passa oltre. C’è anche ci sostiene che sia ormai prigioniero del personaggio che nel tempo si è costruito, ovvero: “Un Gian Burrasca che ormai “sparacchia” a destra e a sinistra (soprattutto a sinistra, aggiungiamo noi), senza mai colpire il bersaglio”. E infine, c’è chi, pur non condividendo sempre la sua posizione, lo ritiene una voce che, in qualche modo, fa riflettere sulla politica nazionale. Su quella locale, soprattutto “locale locale” (non toccategli la sua Uboldo) va giù di cannonate, molte di pancia. Anche se il post sulla neve di qualche anno fa fece il giro d’Italia.

“Lorenzo Guzzetti c’est moi”

Lorenzo Guzzetti, ex sindaco di Uboldo, per un certo periodo considerato enfant prodige in rampa di lancio, in realtà è sempre stato renziano. Lo è ancora. Anche se negli ultimi post sembra abbia deciso di “travestirsi” da meloniano. Camouflage della politica.
Ma chi pensa che il saltimbanco Guzzetti sia pronto a diventare anche a un “salta sul carro del vincitore” si sbaglia. Poi, magari, nel corso dei prossimi mesi, più si avvicina la grande scorpacciata elettorale, lo vedremo armeggiare con il centro del centrodestra. Ma questo solo perché della grande casa dei riformisti al centro c’è solo (forse nemmeno quello) il centro, come luogo, al momento, di una politica metafisica.

Sta di fatto che anche l’ultimo post dell’ex sindaco di Uboldo non passerà inosservato, anche perché cannoneggia il campo largo, sul quale, secondo lui, da una vita stanno scorrendo i titoli di coda.

Il post di Guzzetti

A mente fredda dopo Calabria, Leopolda e Casa Riformista.
Quelli che dicono che la sinistra “naviga male” secondo me sbagliano.
Navigano benissimo, invece.

Mai come oggi quella sinistra massimalista, populista, pauperista, piazzista è unita, coesa e trova in Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte i suoi migliori interpreti. Ed è una sinistra che non sposti, intrisi come sono dai loro ragionamenti vuoti, dai loro slogan totalmente in cortocircuito tra Hamas e Giornate della Memoria, Flottilie e via discorrendo.

Lo ha detto ieri uno come Padellaro, sicuramente più titolato di me: il Campolargo speriamo sia diventato un Camposanto, cioè seppellito. Perchè non funziona.
Non funziona per la palese incoerenza di valori, l’assenza di un programma (non può essere un programma “Basta che non ci sia la Meloni”) e, soprattutto, la totale mancanza di volontà di quella sinistra di emanciparsi.

Ci hanno provato nell’ordine Rutelli, Veltroni, Renzi, Gentiloni, Sala, Bonaccini: vogliamo dirci, dopo vent’anni, che lì non si va? Vogliamo dirci che tra questi nomi e la Schlein l’elettorato di sinistra vuole l’adolescente che okkupa il liceo?

Quel famoso 41% e quel PD primo partito per distacco non era figlio dei voti di sinistra, ma dei voti travasati da Forza Italia e dal centrodestra, e l’ostinazione nel dimostrarlo fu far perdere al loro stesso segretario e presidente del consiglio un referendum importantissimo.

Un harakiri politico forse unico al mondo.

E siamo ancora lì a raccontarci “la favola” dello spazio riformista. No, amici, la sinistra è mai come oggi in salute. Con i suoi, ovviamente.

La vera domanda è se lì ci sia spazio, davvero, per una Casa Riformista. I risultati sono gli occhi di tutti: alla domanda se quell’elettorato sia disposto e disponibile a non turarsi il naso, ma anche le orecchie e altri orifizi, quello stesso elettorato ha risposto. E basterebbe ascoltarlo. O almeno dargli una possibilità di esistenza. La risposta amara di queste tornate elettorali è un secco no.

Pensiamoci su, almeno.

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