BUSTO ARSIZIO – Si trova in via Tito Speri 15, in una delle palazzine del “quartiere Aler”, il nuovo sportello informativo sui disturbi della nutrizione e dell’alimentazione che l’associazione Ananke Family inaugurerà domenica 16 marzo alle 11. Sarà aperto due pomeriggi a settimana, per tre ore in tutto, per dare ai genitori dei ragazzi che soffrono di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) un punto di riferimento e di sostegno per affrontare un problema che colpisce ragazzini sempre più piccoli. «Dovrebbe stare aperto 7 giorni su 7» l’appello del sindaco Emanuele Antonelli e dell’assessore all’inclusione sociale Paola Reguzzoni. «Servono volontari».
Lo spazio
Quello offerto da Ananke Family, che si è aggiudicata il bando del comune per l’assegnazione dello spazio ricavato in via Tito Speri, è un servizio gratuito che punta ad «offrire sostegno emotivo e psicologico a chi affronta la difficile sfida, spesso in solitudine, dei DCA», come spiega Paola Reguzzoni. Lo sportello sarà aperto, a partire da settimana prossima, tutti i martedì dalle 17.30 alle 19 e i venerdì dalle 16.30 alle 18, ma sarà possibile fissare appuntamenti anche in altri orari. I numeri telefonici di Ananke Family, associazione che si appoggia alla comunità terapeutica di Villa Miralago e alla Fondazione Ananke, sono invece sempre a disposizione: 3479848054 e 3356560514. Sul muro del locale c’è un murales a cura degli studenti dell’ITE Tosi che sta per essere ultimato.
L’esigenza
«È un punto di riferimento per le famiglie che oggi manca – rivela l’assessore Reguzzoni – la sanità pubblica accoglie i ragazzi affetti da questi disturbi nei CPS, dove si trovano in sala d’attesa insieme agli schizofrenici. Il problema è che è una patologia ancora nascosta dalle famiglie: si vergognano e non la svelano. Con questo sportello speriamo di poter intercettare il disagio e dare qualche consiglio alle famiglie». Anche perché, rimarca l’assessore, è fondamentale «capire i primi segnali, che non sono solo la perdita evidente di peso, ma anche la chiusura emotiva o andirivieni in bagno nei momenti conviviali. A volte da genitori si tendono a dare spiegazioni banali invece di alzare le antenne. E il difficile è affrontare in famiglia un problema che il ragazzo nega e che spesso crea divisioni tra i genitori stessi, perché rispetto ad altre dipendenze non c’è un esame tossicologico che la certifica».
L’associazione
Dall’altra parte del “tavolo” di via Tito Speri ci saranno dei volontari, a partire dai genitori che hanno creato Ananke Family a partire dalle esperienze dirette vissute con i loro figli. Come Ennio Borin, papà di Giulia, che sta seguendo un percorso di rinascita: «I casi crescono, ormai abbiamo anche ragazzini di 8-9-10 anni che cadono in questo disturbi, qui cercheremo di dare una mano a tutte quelle famiglie che non sanno dove andare». Un primo passo: se si avvicinassero dei volontari, che Ananke Family è disposta a formare, lo sportello potrebbe rimanere aperto per più ore alla settimana. E l’associazione continua a sostenere il progetto “Terapia sospesa”, il cui ricavato serve a finanziare ore di terapie – «ne abbiamo già sostenute 350» – con nutrizionisti, psicologi e psichiatri per quelle famiglie che non possono permettersi di accedere ai professionisti privati., già raccolte 350 ore di terapia.
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