VARESE – «Durante il concerto l’organo vive e a volte è l’unica occasione per entrare in una chiesa a cui normalmente non si avrebbe accesso: Antichi Organi – Patrimonio d’Europa ne offre quindi una valorizzazione infinita. Prima magari tante comunità non avevano una piena consapevolezza di questo potenziale ma ora essere giunti alla quarantacinquesima edizione è il frutto del lavoro fatto, quello di avere innescato il volano della sensibilizzazione».
Così Irene De Ruvo, insieme a Mario Manzin alla direzione artistica della rassegna, ha illustrato oggi, lunedì 23 giugno, a Villa Recalcati, alla presenza di Giacomo Iametti, Fabio Passera e Matteo Marchesi, rispettivamente vicepresidente e consiglieri della Provincia di Varese, di Daniele Boldrini, sindaco di Brezzo di Bedero e Roberto Nessi, funzionario della Soprintendenza ai Beni storici e artistici della Lombardia, la serie di eventi che venerdì 4 luglio avrà inizio a Castello Cabiaglio alla chiesa parrocchiale di Sant’Appiano con l’esibizione di Viviana Romoli.
La longevità e i restauri
«Non solo un appuntamento musicale di straordinaria qualità, ma anche un’occasione concreta per valorizzare gli organi storici del territorio, che sono parte integrante della nostra identità culturale» per Marchesi, che ha sottolineato, a fronte della riduzione dei contributi della Provincia in tal senso, quanto in questi casi sia importante il legame con i Comuni e gli strumenti di coordinamento con loro.
Passera già come sindaco di Maccagno ha sostenuto nei suoi mandati Antichi Organi, «un unicum nel panorama provinciale», di cui ha messo in risalto due dati. Innanzitutto siamo alla quarantacinquesima edizione: è forse la più longeva iniziativa nel territorio e si estende dal suo estremo Nord al suo estremo Sud. Il nostro presidente Marco Magrini ha voluto rimarcare l’attenzione in tal senso, e ne siamo orgogliosi. Inoltre il progetto ha permesso di restaurare diversi di questi strumenti nati per accompagnare la liturgia nella chiese».
Il maggior numero di eventi in Italia per strumenti storici
«Quarantacinque anni è un traguardo di tutto rispetto»: ribadita anche da Nessi l’importanza dell’iniziativa «nel presentare e valorizzare opere d’arte, rispecchiando l’antica tradizione qui radicata. E riportando alla luce, con il sostegno di Provincia, Cei e comunità locali un patrimonio che prima era poco considerato». Come ha aggiunto De Ruvo, «inizialmente gli organi erano coinvolti in maniera pionieristica. Ora siamo arrivati a una manifestazione che non solo vanta un’importante longevità ma che, riguardo agli strumenti storici, in Italia è anche la maggiore per numero di eventi: quest’anno tocca venticinque amministrazioni, che ringraziamo di cuore, per un totale di trenta appuntamenti, che si svolgeranno seguendo alcuni cardini. La storia, l’apertura ad altri Paesi e l’interscambiabilità, cioè il ritorno di alcuni interpreti e cercando sempre di variare le proposte; in un ambito prevalentemente maschile si esibiranno tante concertiste e inoltre, quanto all’età dei musicisti, vedrà anche la partecipazione di under 30».
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