Antonelli: “Il giardino del Borri mai alla Coop. Sistemeremo l’ex calzaturificio”

antonelli giardino borri

BUSTO ARSIZIO– Gli tocca. Anche se a decidere non è stato lui. Gli tocca. Anche se sulle decisioni assunte dalla precedente maggioranza non dice nulla. Nemmeno una parola. Neppure sul fatto che la decisione definitiva, ovvero il sigillo sui lavori di Coop e rotonda, è stata presa dalla giunta precedente il 26 maggio 2016. Dieci giorni prima la sua elezione. Tempistica quanto meno inopportuna. Il sindaco invece parla dei lavori in corso e chiarisce una serie di dubbi sugli scenari legati al Borri, al giardino e alla portineria dell’ex calzaturificio.

Sindaco Antonelli la rotonda non piace nemmeno a lei. Però si fa. Perché?
«A me non piace la Coop realizzata in quel punto. Non la rotonda. Se al momento di decidere fossi stato sindaco avrei fatto di tutto per bloccare questa operazione. Un supermercato in quel contesto non ha alcun senso. Però questa è solo la mia posizione personale».

Tutti sanno che questo progetto è stato “ereditato” dalla sua amministrazione. Eppure c’è chi dice che qualcosa in più per bloccare il cantiere si sarebbe anche potuto fare. Vero?
«No, personalmente non potevo fare nulla. Se non ritardare ancora la firma della convenzione, ma che, prima o poi, avremmo comunque dovuto sottoscrivere. Potevo farlo, certo, ma avrei preso in giro la gente».

Tigli a parte, l’altra grande preoccupazione è che la Coop si “impossesserà” del giardino del Borri, facendolo figurare come verde di compensazione. Le risulta?
«Assolutamente no. Il giardino resterà di pertinenza del calzaturificio. E verrà realizzata una siepe o un muro per dividere la proprietà privata da quella pubblica. Non ci sarà commistione. Non solo, ma la storica portineria del Borri, che la Coop avrebbe voluto abbattere, è un edificio vincolato e verrà rimesso a posto. Appena recupereremo le risorse lo sistemeremo».

Se il giardino del Borri non verrà toccato, quali opere di compensazione del verde verranno realizzate dai costruttori?
«Alcuni alberi che in questi giorni sono stati tagliati per permettere i lavori verranno sostituiti. Per quanto riguarda il verde a compensazione, lo ripeto, non sarà il giardino del Borri».

Oltre alla posizione, quali altri dubbi ha su questa operazione?
«Semplice. Per una vita la politica di Busto non ha voluto la costruzione di supermercati sul territorio della città. Neppure quando ci sarebbe stata l’opportunità di edificarli in zone dove avrebbero “impattato di meno”. Insomma, quanto hanno fatto Castellanza e Olgiate, l’avremmo anche potuto fare noi. Ma non è questa decisione che mi lascia perplesso, bensì la scelta di modificare ora quella linea. Insomma, sarebbe stato meglio farlo prima e in zone di periferia e non ora e in centro città».

Questo in effetti è uno degli argomenti di chi in questi giorni sta protestando con energia.
«Non lo so. Ma sinceramente non vedo tutto questo can can tra i cittadini. Credo però che più che la rotonda a dar fastidio sia la costruzione di un supermercato in quel punto. In ogni caso non vedo molta gente a manifestare in strada e vicino al cantiere. Più che altro mi sembra di assistere a una situazione tipo quella dell’inceneritore. Un “Accam 2, la vendetta”. Io parlo con tutti e sono disponibile all’ascolto finché non mi trovo di fronte ad atteggiamenti “talebani”. A quel punto chiudo tutti i canali comunicativi».

Secondo lei l’impatto della Coop su viabilità e vivibilità del quartiere Borri e del centro sarà pesante?
«Pensare che quel supermercato possa rivoluzionare la città è un’esagerazione. Forse intaccherà il quartiere sotto il profilo estetico, ma non stravolgerà Busto».

Tra Coop, rotatoria e tigli si corre rischio di dimenticarsi del Borri. Che ne sarà dell’ex calzaturificio?
«Io non mi sono dimenticato. Anzi il calzaturificio è la cosa che più mi interessa. Entro fine agosto completeremo la rimozione e la bonifica dell’eternit. Poi interverremo sull’area esterna e sulla copertura».

E dopo?
«A me piacerebbe portare un’attività che possa garantire un introito per mantenere la struttura. Penso ad un ristorante, adeguato al contesto. E accanto spazi dedicati alla cultura, quale potrebbe essere un museo o altro. In ogni caso penso a un’idea che, una volta realizzata, possa restituire questo patrimonio ai cittadini di Busto».

 

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