Per il consueto appuntamento con l’editoriale promosso dall’associazione “La Lombardia che Vorrei”, oggi ospitiamo Gianluca Cammarata, Presidente dell’ Associazione Giovani farmacisti (AGIFAR) Varese e Consigliere FENAGIFAR
Presidente, AGIFAR Varese non è solo un’associazione: è diventata un punto di riferimento per molti giovani farmacisti. Com’è nata questa realtà e quale bisogno avete sentito di colmare?
Tutto è nato in modo molto spontaneo. Durante una serata organizzata dall’Ordine dei Farmacisti di Varese ci siamo ritrovati, quasi per caso, a parlare tra colleghi dopo l’evento. A un certo punto ci siamo chiesti perché a Varese non esistesse ancora uno spazio in cui i giovani farmacisti potessero davvero confrontarsi e crescere insieme. Da quella sera siamo passati ai fatti: il 15 novembre 2023 eravamo in sette dal notaio a fondare AGIFAR Varese. Oggi siamo oltre 60 soci e centinaia di colleghi partecipano quotidianamente alle attività e ai gruppi di confronto. Il bisogno che sentivamo era molto chiaro: avere un luogo dove non limitarsi a lavorare, ma iniziare a ragionare sul futuro della professione. In un momento in cui il ruolo del farmacista sta cambiando rapidamente, volevamo creare uno spazio di formazione, visione e relazione professionale reale.
In un momento storico in cui molti giovani professionisti si sentono soli o poco rappresentati, cosa significa oggi entrare in AGIFAR?
Entrare in AGIFAR significa trovare un posto dove la professione si pensa insieme, non si subisce. Non si tratta solo di formazione o di aggiornamento, anche se quello c’è. Si tratta di sedersi con colleghi che vivono le stesse domande e costruire insieme una risposta. Il gruppo di confronto quotidiano, gli eventi, i momenti di incontro non sono un servizio associativo: sono occasioni in cui si scopre che la propria visione della professione non è isolata, che c’è una generazione di farmacisti che vuole qualcosa di preciso e sa come cercarlo. La cosa che mi ha colpito di più, in questi due anni, è la gioia con cui le persone si incontrano. Non è scontato. È il segnale che il bisogno di confronto era reale, e che quando trovi lo spazio giusto per farlo, diventa qualcosa di molto più grande di una semplice associazione.
Qual è la battaglia più importante che, secondo lei, i giovani farmacisti lombardi devono affrontare oggi?
Più che una battaglia, è una fase di trasformazione molto profonda della professione. Il sistema sanitario territoriale sta cambiando rapidamente e il farmacista si trova oggi in una posizione centrale dentro questo cambiamento. Il DM 77/2022, la farmacia dei servizi, la gestione della cronicità, l’evoluzione tecnologica e l’invecchiamento della popolazione stanno creando bisogni nuovi, a cui la farmacia sarà chiamata a rispondere sempre di più. La vera sfida è arrivare preparati. Dobbiamo contribuire noi a definire il futuro, investendo in competenze, formazione e capacità di adattarci a un contesto sanitario che evolve continuamente. Per questo realtà come AGIFAR diventano importanti: creare luoghi in cui i giovani farmacisti possano confrontarsi, crescere e sviluppare una visione comune della professione che verrà.
Voi parlate spesso di comunità, formazione e futuro: quanto conta creare legami umani, oltre che professionali, tra colleghi?
Conta moltissimo, ed è probabilmente la cosa più bella che abbiamo costruito. All’inizio pensavamo che bastasse organizzare eventi formativi strutturati. Poi abbiamo capito che la vera svolta arrivava quando le persone iniziavano semplicemente a conoscersi. Da lì nasce tutto il resto. Oggi AGIFAR Varese è prima di tutto un gruppo di persone che hanno piacere di stare insieme. Questa stessa energia la stiamo ritrovando in tutta Italia: dagli incontri tra AGIFAR ai tornei, fino ai momenti più informali condivisi con colleghi di altre regioni. La cosa straordinaria è che si crea una rete autentica. Oggi ho amici e colleghi in tutta Italia con cui mi confronto quotidianamente. Quella fiducia, nel tempo, diventa anche una risorsa professionale enorme. In questo senso, il vero obiettivo di AGIFAR Varese può essere riassunto in una frase: aiutare i giovani farmacisti a diventare i professionisti di cui il territorio avrà davvero bisogno nei prossimi anni.
C’è stato un momento in cui ha capito che AGIFAR stava davvero lasciando un segno nel territorio e nei giovani farmacisti?
Ce ne sono stati diversi, soprattutto quando abbiamo visto i colleghi iniziare a partecipare attivamente a progetti che andavano oltre la singola realtà locale. Siamo partiti in sette dal notaio. Oggi ci sono giovani farmacisti che collaborano a iniziative nazionali importanti, come i progetti sull’antimicrobico-resistenza, “È tempo di agire” e ObeCare. Vedere colleghi mettersi in gioco su temi così attuali e delicati ci ha fatto capire che stavamo costruendo qualcosa con un impatto reale, non solo associativo. Lo stesso vale per la partecipazione agli eventi, cresciuta in modo costante, con sempre nuovi colleghi che avevano sentito parlare di AGIFAR e volevano capire cosa fosse. Quel passaparola non si organizza: succede quando quello che costruisci ha un senso reale per chi ci partecipa. Quando vedi che le persone portano altre persone, e che ognuna di quelle persone trova qualcosa che vale la pena di coltivare, capisci che il segno c’è. Non lo misuri in numeri, anche se i numeri aiutano. Lo misuri in chi decide di restare e di fare.
Guardando al futuro, Presidente, qual è la Lombardia che vorreste costruire per i giovani farmacisti e quale ruolo sogna possa avere AGIFAR in questo cambiamento?
La Lombardia che vorrei è quella in cui un giovane farmacista non si chiede se vale la pena investire su sé stesso. Dove studiare, crescere e sperimentare non sembrano rischi ma opportunità concrete, perché il contesto professionale li sostiene e li riconosce. Quello che mi preme di più non è un modello organizzativo o un assetto normativo: è la passione. Voglio che i colleghi giovani riscoprano il piacere di fare questo lavoro, che sentano quanto sia ricco di possibilità un momento come questo. Il cambiamento che stiamo vivendo non è una minaccia da gestire: è uno spazio aperto in cui chi ha voglia di costruire qualcosa trova davvero il posto per farlo. Il ruolo di AGIFAR in questo scenario è accompagnare quella voglia. Essere il luogo dove chi crede in una professione sanitaria ed etica trova altri che credono nella stessa cosa, dove la crescita personale e professionale non è un percorso solitario. Vogliamo che ogni collega che ha ancora la scintilla di mettersi in gioco sappia che non è solo.
Questa è la Lombardia che costruiamo, un farmacista alla volta.
Vi diamo appuntamento alla prossima puntata dell’editoriale “La Lombardia che Vorrei” con un’altra realtà protagonista della nostra Varese!
