VARESE – La “erre” e il sorriso aperto come punti di forza capaci di azzerare le distanze. Anche politiche. Ma anche la forza e la costanza di girare in lungo e in largo la provincia di Varese. Ma Samuele Astuti non è solo un califfo nel tessere rapporti e mantenere “le trasmissioni” tra i vertici del partito e la base. È uno dei protagonisti del Partito Democratico in provincia di Varese, forte del consenso elettorale personale, che però riesce sempre a mettere a sistema. Ed è anche uno dei più profondi conoscitori del mondo dem. Segretario provinciale del PD, sindaco per un mandato e mezzo a Malnate e dal 2018 è consigliere regionale, membro della Commissione Sanità. Questo il suo pedigree politico
Samuele Astuti, lei era tra i presenti alla “chiamata alle armi” del sindaco Davide Galimberti. Possiamo dire che la sfida del 2027 è iniziata, il centrodestra sembra in difficoltà, quindi la partita sarà più facile?
«L’errore più grosso che non dobbiamo commettere è quello di sottovalutare le tornate elettorali qui in Lombardia. Insomma, non siamo in Emilia, per parlare chiaro. A Varese veniamo da 10 anni di guida forte e robusta. Davide Galimberti, la sua maggioranza e il PD hanno lavorato bene. Ripartiamo da questa maggioranza solida».
Basta questo per vincere per la terza volta a Varese?
«Sono convinto che i varesini sappiano apprezzare il buon lavoro svolto da questa amministrazione. Ma sono altrettanto convinto che non si vince solo con un buon progetto amministrativo. Dobbiamo individuare e scegliere il candidato giusto, una figura che sappia, con la collaborazione di tutti, amalgamare la squadra».
A Gallarate avete appena organizzato un incontro sulla sicurezza: l’avete fatto perché la città è guidata da un sindaco leghista e per dimostrare che i problemi ci sono anche lì, oppure perché è un tema che, a differenza del passato, è diventato una priorità anche nella vostra agenda politica?
«In provincia di Varese la figura politica che urla di più sul tema della sicurezza è il sindaco Cassani, il quale se volesse davvero bene ai suoi cittadini dovrebbe rivolgere le sue ire al governo dove, mi pare, la Lega ha un ruolo importante».
Quindi è stato solo un incontro elettorale?
«Assolutamente no. Il Partito Democratico non ha “scoperto” l’importanza della sicurezza solo negli ultimi tempi. Quando ero sindaco il tema era una priorità per la mia città. E a Gallarate, grazie al lavoro della nostra segretaria provinciale Alice Bernardoni e al circolo cittadino abbiamo voluto ribadire la nostra posizione».
Varese, Busto e Gallarate con molti altri comuni andranno al voto l’anno prossimo. Ma nella nostra provincia si vota anche tra qualche mese. Qual è lo stato di salute del PD?
«In un momento di grande difficoltà dei partiti tradizionali, mi sembra che il Partito Democratico reagisca meglio di altri. Il PD non ha mai derogato ai propri valori e alla valorizzazione dei propri tesserati e dei circoli territoriali».
Tra i politici, lei è uno degli “instancabili”: sempre presente alle iniziative istituzionali, ma anche nei circoli quando non ci sono i fari accesi della cronaca. Nell’era dei social media, paga ancora fare politica alla “vecchia maniera” e prediligere il contatto reale?
«La mia giornata è fatta di tante telefonate e tanti incontri. Parlo con le istituzioni, con i nostri amministratori, con i militanti PD e con la gente. Tenere insieme questi mondi è fondamentale per fare politica, ma anche per capire i problemi e trovare soluzioni».
Allora avrà due anni caldi in vista dell’abbuffata elettorale. Partiamo da Luino, nel Nord e Somma Lombardo nell’area Malpensa. Le sfide più importanti. A Luino con Enrico Bianchi candidato?
«Luino certo, ma anche Laveno dove vogliamo tornare ad amministrare. A Luino so che il circolo cittadino sta lavorando meglio per preparare le amministrative. Io mi permetto di dire che Bianchi ha lavorato bene e quel progetto può avere continuità. Discorso differente per Laveno dove abbiamo costruito un bel gruppo di lavoro e dove il centrosinistra ha amministrato bene per anni. A Somma Lombardo mi auguro che i cittadini riconosceranno il grande lavoro fatto da Stefano Bellaria (che però non si potrà ricandidare ndr)».
Lei è consigliere regionale e uno dei temi attorno ai quali spesso dibatte è la Sanità. Astuti, perché critica in maniera aspra una riforma che, finalmente, punta a ricostruire la medicina territoriale che in passato è stata così tanto “bistrattata”?
«Attenzione, io non critico la volontà di ricostruire il sistema sanitario di base. Anzi, condivido quell’obiettivo e vorrei che venisse raggiunto per il bene di tutti i lombardi che spesso faticano a trovare un medico di base a cui rivolgersi. Il problema è che le ultime riforme regionali e nazionali hanno insiti gravi errori e i risultati, infatti, non si vedono».
Ammetterà che ci vorrà un po’ di tempo per mettere a terra una riforma che dovrà sistemare mancanze cronicizzate in un settore delicato come la salute pubblica, non conviene?
«Vero, ma non è possibile che ancora oggi tanta gente non sappia che ci sono le case e gli ospedali di comunità. Significa che qualcosa non sta funzionando. Forse perché la capacità di erogare prestazioni sanitarie è molto più bassa rispetto alla domanda che ci sarebbe le tutte le persone fossero a conoscenza delle opportunità di cui parla riforma. Faccio un esempio concreto: negli ospedali di comunità ci sono a disposizione 50 posti letti. Chiedo: sono sufficienti per le esigenze sanitarie dei cittadini? Non credo proprio».
Chiudiamo con una domanda che, auspico, venga presa con leggerezza e non con la volontà di metterla spalle al muro. Nel prossimo biennio ci sono elezioni a tutti i livelli istituzionali. Potendo scegliere, le piacerebbe: candidarsi sindaco a Varese, tornare in Regione come consigliere o assessore o farsi eleggere a Roma come deputato?
(Astuti ride) «Vincere le regionali. Nei prossimi due anni le elezioni tracceranno il futuro di Comuni, Province, Regione e Governo. E noi siamo già al lavoro».
