Autolaghi, cent’anni di vita e li dimostra tutti

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Immagine di repertorio

Persino pleonastico scriverlo, ma l’ingegner Piero Puricelli era avanti rispetto ai suoi contemporanei. Progettando la Milano-Laghi, autostrada della quale si festeggia il secolo di vita, aveva già capito tutto, sul futuro dell’automobile e sull’importanza di un’arteria che, oggi, cent’anni dopo, è una delle più rilevanti vie di comunicazioni del nostro Paese. Fosse solo perché metà dell’industria varesina è lungo il suo asse. Per non dire di tutto il resto: basterebbe ricordare Malpensa per chiudere in bellezza il discorso.

Fin qui, in estrema sintesi, le note positive, che le istituzioni  vogliono giustamente sottolineare con una serie di celebrazioni commemorative (sabato 21 e domenica 22) che rimandano a quei giorni di settembre del 1924 quando Sua Maestà, Vittorio Emanuele III, inaugurò l’Autolaghi. Considerata (a ragione) la prima autostrada a pagamento del mondo, opera che, all’epoca, gonfiò d’orgoglio la Buonanima e l’ampio codazzo di sodali in camicia nera tromboneggianti attorno all’ingegno italiano. E al progresso che correva veloce su quella striscia “di cemento liscio come un parquet”.

Il progresso, appunto. Oggi, cent’anni dopo, l’A8 è spesso una trappola. La percorrono decine di migliaia di automobilisti ogni giorno, con gli effetti che conosciamo e che ci fanno disperare appena la imbocchiamo. Di giorno e di notte: incidenti, ingorghi, cantieri infiniti e tutto quanto serve per rallentare la marcia. Siamo sicuri che questo sia il progresso presagito da Puricelli? D’accordo, ora c’è anche un tratto con la quinta corsia, roba da arteria americana, comunque insufficiente per avvicinare Varese e l’area di riferimento alla Metropoli. Fonte, tutto questo, di passivi economici nei bilanci delle aziende e dei vari enti. Per giunta con l’aggravante di pedaggi onerosi, benché l’autostrada abbia numerosi svincoli “aperti” così che ci sia chi insista nel ritenerla una via di scorrimento urbano, dato che anche l’urbanizzazione non ha più soluzione di continuità, da Varese fino a Milano.

Su questo punto si è spesso battuta la politica, senza esito. Nella prima metà degli anni Novanta, la Lega Nord, quella di Bossi, manifestò contro la realizzazione del casello di Gallarate. Tutti lì, i leghisti, coi bandieroni e i cartelli contro “Roma ladrona” per fermare il cantiere e cancellare per sempre il pedaggio. Figurarsi, la stessa Lega, qualche lustro più in là, con Matteo Salvini ministro dei Trasporti, non ha più battuto ciglio sull’argomento. Nemmeno per i periodici aumenti tariffari. La politica, si sa, è costretta ad adattarsi ai tempi e alle circostanze. Benché ci sia sempre qualcuno che, in vena di propaganda, riproponga di tanto in tanto la questione del pedaggio.

Che sarebbe più accettabile se non si incappasse costantemente in manutenzioni delle quali, a volte, si fatica a comprendere l’urgenza. Un cantiere dopo l’altro, con continue interruzioni e deviazioni, senza che sia previsto uno sconto, seppure momentaneo, per i ripetuti disagi. Illusi se pensassimo di ottenere soddisfazione: la Milano-Laghi è un pozzo senza fine di utili: prima autostrada al mondo, prima anche negli incassi. Per il resto lasciamoci andare alla retorica che caratterizzerà le celebrazioni di sabato e domenica, enfasi comprensibile per un’arteria che propone un record mondiale. E per un’irrinunciabile autostrada che sostiene pur sempre i collegamenti e l’economia lombarda; infrastruttura che, per i suoi mille intoppi e problemi, dimostra tutti i cent’anni di vita che ha sulle spalle, ma della quale non potremmo fare a meno.

Cent’anni di Autolaghi, sabato 21 le celebrazioni a Lainate e Castronno

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