Torture ad Azzio, la difesa: «L’usura? Il processo va celebrato in Marocco»

tribunale di varese

VARESE – Il debito sarebbe nato in Marocco, tra cittadini stranieri. Per questo, secondo l’avvocato Corrado Viazzo, l’accusa di usura contestata al suo assistito non dovrebbe essere giudicata dalla magistratura italiana. È una delle questioni sollevate dalla difesa nell’udienza davanti al collegio del tribunale di Varese nel processo per il sequestro e le torture ai danni di un 63enne marocchino, avvenuti ad Azzio nell’agosto 2025. L’udienza è stata rinviata al 12 gennaio.

Il debito in Marocco

La difesa ha chiesto di valutare la competenza della magistratura marocchina sul capo relativo all’usura, sostenendo che il rapporto da cui sarebbe scaturito il debito si sarebbe formato e sviluppato in Marocco e che non vi sarebbero elementi sufficienti per radicare in Italia la competenza su quel reato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vicenda sarebbe nata proprio da un debito contratto in Marocco e da una somma di denaro collegata all’apertura di un’attività di cambio valuta.

Il nodo della competenza territoriale

Viazzo ha contestato anche la competenza territoriale per i fatti avvenuti in Italia. Secondo la ricostruzione della difesa, il 63enne sarebbe stato prelevato a Torino e successivamente condotto ad Azzio. Il sequestro e le condotte violente contestate avrebbero quindi avuto origine nel capoluogo piemontese. Da qui la richiesta di valutare la competenza del tribunale di Torino.

La persona offesa

Sul tavolo anche la posizione della persona offesa, che si troverebbe ora in Marocco. Secondo quanto riferito dalla difesa, non sarebbe stata raggiunta regolarmente dalle notifiche relative al procedimento. Il legale ha quindi chiesto di verificare la possibilità di rintracciarla e di garantirne la partecipazione al processo.

Il fascicolo

Una questione di carattere procedurale ha riguardato invece la formazione del fascicolo per il dibattimento. Secondo la difesa, il fascicolo non sarebbe stato formato correttamente nella fase precedente. Il collegio ha acquisito la documentazione disponibile, compresi gli atti della Procura e quelli dell’udienza preliminare, riservandosi sulle questioni sollevate.

Le violenze ad Azzio

Il procedimento riguarda un solo imputato, che si trova tuttora in carcere. Gli altri tre uomini indicati nell’inchiesta non sono stati arrestati. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 63enne sarebbe stato raggiunto in Italia e portato ad Azzio, dove sarebbe stato picchiato e sottoposto a violenze per ottenere il pagamento del debito. L’uomo riuscì a fuggire lanciandosi dalla finestra dell’abitazione.

Il processo

Il procedimento è arrivato al dibattimento dopo il rigetto della richiesta di rito abbreviato, condizionato all’esame della persona offesa, presentata dalla difesa. Il processo è stato quindi indirizzato verso il dibattimento.

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