Torture, usura e un sequestro di persona dietro il pestaggio di Azzio. Via al processo

VARESE – È stato rinviato a giudizio con le accuse di usura, estorsione, lesioni, tortura e sequestro di persona l’uomo arrestato lo scorso 5 settembre per il violento pestaggio avvenuto ad Azzio il 31 agosto 2025, ai danni di un 63enne di nazionalità marocchina.

Via al processo

La decisione è stata presa oggi, mercoledì 15 luglio, dal gup del tribunale di Varese Marcello Buffa. L’imputato è l’unico dei presunti componenti del commando finito in carcere. Il processo davanti in dibattimento inizierà il prossimo 6 ottobre.

Doppio rifiuto

Durante l’udienza preliminare il giudice ha respinto l’eccezione presentata dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Corrado Viazzo, relativa all’incompetenza territoriale del tribunale varesino, almeno per quanto riguarda il capo d’accusa di usura, che secondo la difesa sarebbe stato commesso in Marocco. Rigettata anche la richiesta di accesso al rito abbreviato condizionato alla testimonianza della vittima.

Il prestito da 100mila euro

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il pestaggio sarebbe maturato nell’ambito di una vicenda legata a un prestito di circa centomila euro con tassi ritenuti usurari e a successive richieste estorsive per la restituzione del denaro.

Il “rapimento” a Torino

La vittima, il 31 agosto scorso, sarebbe stata aggredita per ore all’interno di un’abitazione di via Cavour ad Azzio dopo essere stata “prelevata” a Torino dai quattro. Nel tentativo di sottrarsi ai suoi aggressori, il 63enne si era lanciato da una finestra al primo piano della palazzina, riportando traumi e lesioni, ma riuscendo a sopravvivere. A soccorrerlo erano stati i mezzi del 118, intervenuti dopo l’allarme.

Il racconto della vittima

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Luino erano partite proprio dal racconto della vittima, inizialmente reticente ma poi progressivamente più collaborativa nel ricostruire quanto accaduto. L’uomo avrebbe indicato agli investigatori i presunti responsabili dell’aggressione, tra cui l’imputato, che avrebbe negato ogni coinvolgimento.

I militari dell’Arma hanno inoltre identificato un secondo presunto componente del gruppo, che sarebbe riuscito a lasciare l’Italia. Le ricerche per individuarlo e procedere nei suoi confronti sono ancora in corso.

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