Pop d’autore e new wave introducono il Baff: il nuovo disco di Giovanardi dal vivo

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Eugene, Mauro Ermanno Giovanardi e Chiara Castello

BUSTO ARSIZIO – «Voi non avete idea di quanto c@%%o ho sognato questo momento»: si è così sfogato Mauro Ermanno Giovanardi al Teatro San Giovanni Bosco, ieri, venerdì 20 marzo, dopo aver iniziato con “Un errore”, tratto dal nuovo disco “E poi scegliere con cura le parole”, il concerto di pre-apertura del B. A. Film Festival 2026. «Avevo iniziato a creare il nel 2018, poi è arrivato il Covid, e poi il disco dei La Crus, e il tour dei La Crus e il trentesimo dei La Crus…ma avevo anche voglia di portare i lavori di questi anni. “Se sbaglierò mi corrigerete”, come diceva quel papa polacco, e facciamo finta che siamo a Woodstock».

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Il ritorno di Joe dopo “Jesus loves the Fools”

“Joe” è tornato al festival del cinema di Busto Arsizio, “convocato” ancora dal direttore artistico Giulio Sangiorgio, dopo essersi esibito dal vivo lo scorso anno in occasione della proiezione del documentario sui Carnival of Fools firmato con Dimitri Statiris, Filippo D’Angelo, e con il contributo di Ezio Riboni, presenti in sala insieme a Manuela Maffioli, assessore alla Cultura, Gabriele Tosi e Paolo Castelli, rispettivamente presidente e direttore esecutivo del Baff. L’artista è salito sul palco insieme a Eugene e Chiara Castello, alle voci e tastiere, con alle spalle una scenografia costituita da una sedia, una poltroncina e un tavolino con sopra una lampada accesa.

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I singoli e i nuovi brani

«Solitamente non presento così tanti pezzi, ma è uscito oggi e magari qualcuno non li conosce»: dal nuovo album – come anticipato dall’autore, «il più esistenzialista che abbia mai realizzato» ma di «un’esistenzialità che viene affrontata con una “leggerezza pensosa”» – sono stati proposti i singoli “Veloce”, “Anni Zero”, poi “Per cantare più forte”, il quasi rappato “Ha ragione Schopenhauer”, “Il buio nella pelle” – «uno di quelli che mi piacciono di più, è nato da un momento di sconforto» – e “La coscienza della mia generazione”, quello che ha riscosso più applausi dagli spettatori: «è stato il primo brano della nidiata dei nuovi. Una sorta di j’accuse della mia generazione, dove i sogni sono un po’ naufragati». Tra pop da crooner e ritmi electro la voce di Castello si è intrecciata più volte con quella del cantante riscuotendo il favore del pubblico, soprattutto per “Ogni voglia di noi due”.

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I classici

Non sono mancati i successi precedenti del Giovanardi solista e quelli dei La Crus: nel primo caso “Nel centro di Milano”, una “Io confesso” non senza ironia «perché la televisiun la g’ha una forsa de leun», fino agli applausi per l’emozionante “Desio” e “Un garofano nero” in veste differente: «Era un pezzo beat. Ho chiesto a Eugene, che questo mese ha lavorato molto per organizzare il concerto, un pezzo piú dark, più new wave…ed è successo questo». Nel secondo caso le incursioni nel repertorio della band sono partite da “Proteggimi da ciò che voglio” per passare ai classici “Dentro me” e “Come ogni volta” con Joe armato di armonica, e poi di megafono per inaugurare con “Dragon” il bis, in cui ha eseguito anche “Stringimi ancora”. «C@%%o, è già finito. Avevamo preparato venti pezzi, li abbiamo finiti», ha scherzato l’artista sul concludersi del live, per poi annunciare il saluto corale del trio con “Pensiero stupendo”. «In questa versione non la faccio da vent’anni. Ma so che la sapete: la cantiamo tutti insieme come all’oratorio».

Giovanardi e Donà in concerto sul palco del Baff per il film sui Carnival of Fools

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