Baff, Nanni Moretti e il cinema: «In nome del pubblico i peggiori delitti»

BUSTO ARSIZIO – «In nome del pubblico al cinema si sono commessi i peggiori delitti; io invece non ho mai preteso di conoscerne i gusti»: Nanni Moretti ha ripercorso ieri, domenica 30 marzo, il «successo inatteso» di “Io sono un autarchico”, film proiettato in versione restaurata al Fratello Sole per la ventitreesima edizione del Baff. Il festival di Busto, che ha come direttore artistico Giulio Sangiorgio, racconta i primi passi dei registi: in questo caso «è stato il mio esordio nel lungometraggio, mentre il successivo “Ecce Bombo” lo è stato nell’industria. Sono imparentati, ci ho portato la stessa ironia e personaggi simili».

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Proiezione per un solo giorno

«Felicità e incredulità» sono le emozioni che Moretti, dialogando con Sangiorgio, ha ricordato del momento in cui venne a sapere del successo di “Io sono un autarchico”. «La soluzione era stata di fare tanti piccoli film in Super 8; fui fortunato perché all’epoca a Roma c’erano i cineclub, con ottanta-cento posti. All’inizio doveva stare al “Filmstudio” un solo giorno: portai le pizze nella borsa della pallanuoto e l’accordo era che avrei dovuto riprenderle alla sera. “Vabbè, ma c’hai amici o parenti a sufficienza che vengano a vederlo?”, mi dissero. Poi però furono aggiunti martedì e mercoledì, finché i giorni diventarono ben sei. Dopo feci il gonfiaggio in sedici millimetri dell’unica pellicola: le copie furono distribuite da Arci nella primavera del 1977».

Spettatore e regista

«Non ho mai avuto intenzione di stare poeticamente ai margini, bensì dentro all’industria: ma con le mie idee, alle mie condizioni». Già dall’apertura della serata Moretti ha sottolineato quanto le sue esperienze di spettatore abbiano influenzato quelle di regista: «Chi non va mai al cinema non sa cosa si perde. Come spettatore ho la stessa curiosità che avevo a vent’anni di andarci per vedere le storie che mi raccontavano altri e così, come regista, ho la stessa voglia di inventare e raccontare storie che vedano gli altri. La mia casa di produzione, il cinema Nuovo Sacher, festival, mostre e concorsi: non faccio queste cose per dovere ma per piacere, perché non sento di avere una missione come paladino del cinema di qualità. Si tratta più che altro di un completamento del mio approccio al cinema, dell’essere regista, e anche un suo arricchimento».

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«Capire che cosa non si vuole»

«Oggi è molto più facile non solo imparare, ma anche far vedere i propri film», ha osservato Moretti. Interrogato sui consigli da dare ai giovani registi, ha risposto: «È importante capire cosa si vuole, ma ancora di più cosa non si vuole. Per un regista è certamente necessario leggere tanta buona narrativa. Ma è anche importante vedere tanti film brutti, serve a formare un senso critico. Ora davanti a me ho meno anni, ma quando ne avevo venti andavo al cinema pur sapendo che un titolo non mi sarebbe piaciuto: ci andavo per indignarmi. Quindi per un ragazzo o una ragazza che comincia è importante sapere ciò che non vuole: altrimenti potrebbe rischiare di affidarsi a un montatore, direttore della fotografia, costumista o musicista che fanno le cose di mestiere, andando un po’ in automatico con soluzioni standard. Insomma, aiuta a difendersi dalla professionalità, nel suo senso deteriore».

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