BREZZO DI BEDERO – “Le vicende delle Orsoline di Bedero Valtravaglia – secondo l’antica denominazione del borgo – testimoni di una fede senz’ombra, sono intimamente legate ai tanti aspetti che presenta il culto di Orsola, la santa bretone che si immolò a Colonia Claudia Ara Agrippinensium (più semplicemente Colonia Agrippina) con le sue undicimila vergini”. Così recita la premessa al saggio che Mario Manzin ha dedicato all’argomento, soffermandosi sulla loro missione religiosa, sociale ed educativa: “Ricerche storiche e studi filologici hanno posto attenzione al tema dominante del suo martirio ma anche al periglioso viaggio verso Roma come devota pellegrina. Studiosi l’hanno interpretato come primo, diretto rapporto con l’indizione dei giubilei”.
La struttura dell’opera
Il libro è composto da una prima parte dedicata a Sant’Orsola e alle sue undicimila compagne, all’iconografia e alle musiche e sacre rappresentazioni. La seconda ci fa conoscere Sant’Angela Merici da Desenzano (1474-1540). La parte terza descrive il Manoscritto “A” e le prime notizie sul monastero delle Orsoline di Bedero, il Manoscritto “B” sulle prime memorie intorno alle Orsoline di Bedero, il discorso di monsignor Andrea Giani Oblato e la postfazione. Infine vi sono l’appendice documentaria, la parte dedicata alle suore Orsoline di Dumenza, quella sulle suore Orsoline di Germignaga, la conclusione, la bibliografia, l’indice dei nomi e l’indice dei luoghi.
Organi storici: la tutela di un patrimonio
Nato a Pola, Mario Manzin dal 1952 vive tra Milano e il Lago Maggiore; organologo di chiara fama e promotore della tutela dell’ingente patrimonio di organi antichi in Italia, è fautore di numerosi progetti culturali, autore di contributi scientifici in materia organologica nonché organizzatore di convegni sui problemi della tutela e del restauro secondo criteri scientifici. Ispettore onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato promotore e membro della Commissione per la tutela degli organi antichi al Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha diretto censimenti e indagini conoscitive sul patrimonio di organi storici e ha organizzato convegni sui problemi della tutela e del restauro.
Da luglio a ottobre, una stagione da trenta concerti
Nel 1980, già sovrintendente ai Beni Artistici della Lombardia e curatore di oltre cento restauri organari nella sola area varesina, ha avviato la stagione organistica internazionale “Antichi Organi, Patrimonio d’Europa”, rassegna oggi giunta alla sua quarantaseiesima edizione, configurandosi come una delle manifestazioni più ricche, longeve e riconosciute del panorama nazionale e internazionale.
Il progetto si distingue per l’ampia programmazione annuale – trenta concerti tra luglio e ottobre, a ingresso libero e gratuito – che vede la partecipazione di artisti di fama internazionale provenienti da tutta Europa. Le esecuzioni risuonano su strumenti storici, autentici capolavori di arte organaria restaurati con rigore filologico e mantenuti in condizioni ottimali, grazie a un costante lavoro di manutenzione e accordatura effettuato prima di ogni concerto.
Nel corso degli anni, la manifestazione ha coinvolto un numero sempre crescente di Comuni del territorio, promuovendo la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio organario varesino non solo sotto il profilo musicale, ma anche architettonico e artistico. Molti strumenti ospitati nelle sedi dei concerti si distinguono infatti per l’elevata qualità costruttiva e per la presenza di elementi decorativi realizzati da maestri intagliatori locali, testimonianza di una tradizione artigiana ancora viva e di grande valore artistico.
La direzione artistica di Irene De Ruvo
Dal 2013 la direzione artistica è affidata a Irene De Ruvo, organista e clavicembalista monzese, che prosegue con rigore e passione il progetto originario del fondatore Manzin, con particolare attenzione alla qualità artistica delle proposte, alla valorizzazione dei giovani talenti (attraverso l’iniziativa “Under30”, rivolta a organisti emergenti) e alla costruzione di una rete territoriale diffusa fondata sulla cultura e sulla cooperazione tra enti e comunità locali.
Alla base del progetto vi è una forte vocazione civica e culturale: la gratuità degli eventi rappresenta una scelta strategica e valoriale, volta a garantire accessibilità, inclusione e partecipazione attiva, nella convinzione che la cultura, la bellezza e il patrimonio siano beni comuni da tutelare, condividere e trasmettere.
Antichi Organi in concerto, a Castello Cabiaglio la prima delle trenta date
