ROMA – Gli esuberi a Cassinetta potrebbero scendere a 350 operai invece dei 541 annunciati da Beko negli scorsi mesi. Lo hanno comunicato i rappresentanti della multinazionale turca oggi pomeriggio, lunedì 10 febbraio, nel corso dell’ennesimo tavolo convocato al Mimit a Roma sulla vertenza che riguarda l’azienda attiva nel settore degli elettrodomestici.
Le prospettive
Dopo il passo avanti dello scorso 30 gennaio, quando Beko aveva dato segnali di apertura annunciando che si sta valutando un piano di investimenti di 300 milioni per l’Italia, ora emergono altri dettagli legati proprio al sito di Biandronno. Tra le ipotesi a cui sta lavorando l’azienda c’è infatti quella di rivedere la produzione del freddo, il comparto più sofferente a Cassinetta. Beko sta pensando ad una modifica dei turni di lavoro, con gli esuberi che in questo caso scenderebbero a 350. Questo permetterebbe di mantenere i volumi di produzione: previsti 500mila pezzi all’anno. Ma questo sforzo potrebbe non bastare: serviranno comunque altre azioni per rendere più redditizio il sito. Restano poi gli esuberi annunciati tra gli impiegati: per Cassinetta ne sono previsti 98 nel settore ricerca e sviluppo più altri non ancora definiti in modo dettagliato per la divisione Italia e le funzioni regionali. Per quanto riguarda il caldo invece per Cassinetta si profila il ruolo di centro di sviluppo europeo.
Le reazioni
Per Massimiliano Nobis della Fim Cisl l’investimento sui prodotti di 100 milioni su 7 siti produttivi è troppo ridotto. «È necessario un impegno maggiore per rilanciare i siti italiani». Barbara Tibaldi della Fiom Cgil sottolinea che «quello presentato non è un piano industriale ma un dimagrimento, che non rilancerà Beko in Italia». Per Gianluca Ficco della Uilm è un piano che non mette al sicuro. «Difficile raggiungere un accordo con questa premessa: nel caso chiediamo che venga applicata la golden power con le sanzioni previste. Siamo ancora molto lontani». Il tavolo è stato aggiornato al 24 febbraio.
La nota di Fim, Fiom, Uilm e Uglm
Oggi Beko ha presentato un piano industriale con poche novità rispetto a quello presentato il 20 novembre a Roma. Tuttavia il punto di partenza era cosi drammatico, che pur con alcune modifiche da verificare anche il nuovo piano si presenta insufficiente e suscita dubbi sulle prospettive industriali e sulla sostenibilità sociale.
Per quanto concerne la fabbrica di Cassinetta, è stata ritirata la decisione di dismettere due linee di montaggio; l’abbassamento dei volumi sarebbe affrontato con una modifica dell’assetto dei turni, ma gli esuberi si abbasserebbero a 350, a fronte degli originari 540. A Siena, ferma restando l’intenzione di cessare la produzione a fine anno, c’è la disponibilità a mantenere il contratto di affitto dell’area e i rapporti di lavoro in essere fino alla fine del 2027, purché ci sia una disponibilità di ammortizzatori sociali e con l’obiettivo di favorire una operazione di reindustrializzazione. A Comunanza si sta valutando un piano alternativo alla chiusura, con un livello produttivo economicamente sostenibile che verificheremo nel merito e nella concretezza al prossimo appuntamento. A Melano e a Carinaro si conferma il numero originario rispettivamente di 68 e di 40 esuberi.
Per quanto concerne le attività di staff, nel comparto R&D ci sono 198 esuberi, di cui la massima parte sussiste fra Cassinetta e Fabriano; 98 esuberi sono inoltre nella parte commerciale, principalmente a Milano e in misura minore a Fabriano; 19 esuberi nella divisione medio oriente ed Africa; ben 363 esuberi infine nelle funzioni regionali. Nel complesso dunque nelle funzioni impiegatizie siamo in presenza di 678 esuberi, che, anche se potrebbero diminuire in conseguenza della revisione del piano industriale, rimarrebbero un numero insostenibile. Più in generale la Direzione di Beko ha dato la disponibilità ad affrontare gli esuberi anche attraverso percorsi di accompagnamento alla pensione. Si conferma l’intenzione di investire 300 milioni di euro in un triennio, a condizione che venga varato il piano di risanamento, con gran parte dell’investimento sulla divisione cottura, ma che manca tuttavia di tutti gli elementi di dettaglio.
Come sindacato esprimiamo delusione per una posizione aziendale che appare ancora insufficiente per provare ad arrivare ad un’intesa. Chiediamo anche al Governo di dar seguito con fatti alle parole espresse nell’incontro precedente, a cominciare dall’acquisizione del sito di Siena, e far pesare davvero sulla multinazionale il peso politico più volte richiamato.
Al prossimo incontro del 24 febbraio ci aspettiamo un chiarimento sugli investimenti che dimostri una effettiva volontà di rilanciare anche la refrigerazione ed il lavaggio, una svolta sullo stabilimento di Siena e una modifica profonda nelle decisioni inerenti le funzioni impiegatizie.
Beko, nel giorno del tavolo a Roma si ferma anche Cassinetta
beko cassinetta 350 esuberi – MALPENSA24
