Beko, tavolo al Ministero. L’allarme della Cgil: «Cassinetta a rischio chiusura»

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L'incontro tra Beko, ministreo Urso e sindacati a Roma

ROMA – L’azienda ha espresso la volontà di impegnarsi in Italia. Ma il piano industriale sollecitato da mesi dai sindacati (l’ultimo incontro si era svolto a giugno) ancora non c’è. Qualche risposta è giunta dal vertice con la proprietà di Beko Europe che si è svolto questa sera, giovedì 7 novembre, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma per Cassinetta il futuro sembra tutt’altro che roseo: «Tre stabilimenti a rischio», tuona la Cgil. Tra questi proprio quello varesino.

L’aggiornamento

Nel corso del tavolo a Roma Beko Europe ha fatto il punto sulle sue attività industriali ed operative in Italia. L’azienda ha presentato delle slides con cui ha illustrato un aggiornamento dei risultati della recente analisi condotta sulla esistente struttura industriale e operativa, insieme a una valutazione congiunturale del contesto economico e del settore nel suo complesso. L’analisi fa seguito alla creazione di Beko Europe all’inizio del 2024, dopo la finalizzazione dell’accordo con Whirpool. L’azienda si è soffermata sul difficile contesto macroeconomico, con un netto rallentamento della domanda in Europa, una maggiore concorrenza da parte di produttori provenienti dal mercato asiatico, risultati aziendali negativi nonostante massicci investimenti e una sovracapacità strutturale in Italia.

L’impegno per l’Italia. E Cassinetta?

Nonostante il quadro complesso Beko ha voluto ribadire – si legge in una nota – «il proprio impegno a lungo termine verso l’Italia confermando la disponibilità a investire nel Paese in aree considerate strategiche. L’Italia diventerà il Centro di Eccellenza per la cottura a livello globale, inclusa la Ricerca e Sviluppo, e la sede del Global Industrial Design per Beko, con l’ufficio regionale europeo situato in Italia che continuerà a svolgere un ruolo decisionale per le principali funzioni strategiche». Il sito di Carinaro in provincia di Caserta sarà mantenuto come centro di eccellenza per la distribuzione dei ricambi e le attività di ricondizionamento degli elettrodomestici. Poi però i toni cambiano: «L’attuale presenza nei settori del lavaggio e della refrigerazione sarà ulteriormente valutata per evitare altre perdite di cassa». Un passaggio questo, che interessa direttamente Cassinetta, il cui futuro dunque è ancora tutt’altro che definito. «Beko Europe – si conclude la nota – collaborerà attivamente con le autorità nazionali e regionali italiane, oltre che con le istituzioni e i rappresentanti sindacali, per definire un piano a lungo termine sostenibile».

«Non è un piano industriale»

Ma per le organizzazioni sindacali quello presentato oggi non è un piano industriale. «È stato un incontro deludente e irrispettoso rispetto ai 5000 dipendenti di Beko-Whirlpool Italia – commenta il segretario nazionale di Fim Cisl Massimiliano Nobis – nulla ci è stato riferito sul mantenimento occupazionale e su progetti di rilancio dei 5 siti presenti in Italia da parte del Gruppo Beko e di nuove produzioni da fare in Italia». Alle parole del ministro Adolfo Urso, che chiedeva un piano industriale chiaro che punti lo sviluppo in Europa e in particolare in Italia, l’azienda ha replicato che non sarà abbandonata nessuna funzione in Italia. A breve, per il 20 novembre, sarà convocato un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali sul piano industriale.

Domani il punto a Cassinetta

Il punto con i lavoratori di Cassinetta sarà fatto domani, venerdì 8 novembre. «A seguito all’incontro di questa sera presso il Ministero riguardante la vertenza Beko – si legge in una comunicazione diffusa dalle Rsu ai lavoratori – desideriamo informarvi che domani mattina forniremo un ampio aggiornamento con assemblee in sciopero. Questo avverrà dopo la riunione del coordinamento FIM, FIOM e UILM a livello nazionale, nonché dopo la riunione del comitato europeo». Intanto preoccupano le parole espresse dalla segretaria nazionale della Fiom Barbara Tibaldi. «Gli stabilimenti di Beko in Italia nei settori del lavaggio (Comunanza) e della refrigerazione (Cassinetta e Siena) sono evidentemente destinati alla chiusura. Riteniamo si stia per completare il piano di disimpegno dall’Italia, come avevamo già denunciato quando Arçelik ha chiuso l’accordo con Whirlpool per la nascita di Beko Europe».

Interrogazione in Europa

E intanto la situazione di Beko finisce anche sul tavolo del Parlamento Europeo: la delegazione del Partito Democratico, insieme ai colleghi polacchi del gruppo dei Socialisti e dei Democratici, ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea sulla crisi di Beko Europe. Ad oggi sono 11 gli stabilimenti produttivi in Europa, distribuiti tra Italia, Polonia, Romania e Slovacchia. «Le prime decisioni strategiche adottate, che prevedono la chiusura di alcuni stabilimenti in Europa, sono preoccupanti – dice Nicola Zingaretti, capodelegazione eurodeputati Pd – in Italia sono 5mila i lavoratori che potrebbero essere coinvolti negli stabilimenti di Siena, Comunanza, Melano, Cassinetta e Carinaro. Alla Commissione europea chiediamo un intervento e, soprattutto, quali strategie intende mettere in campo per mantenere la competitività su questo settore, evitando le delocalizzazione e quindi la perdita di posti di lavoro. I lavoratori meritano certezze, e l’Europa deve mostrare il proprio impegno per sostenere l’occupazione e la produzione locale in un settore strategico come quello degli elettrodomestici».

Beko, il Ministero convoca azienda e sindacati: il tavolo sarà il 7 novembre

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