VARESE – Le sigle sindacali dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm Varese e la segreteria della Rsu Fim Fiom Uilm Beko Cassinetta hanno inviato una lettera a Provincia di Varese e Regione Lombardia. Messaggio in cui i sindacati chiedono alle istituzioni di farsi promotori di un incontro urgente sul futuro dello stabilimento Beko di Biandronno.
I timori dei sindacati
La lettera fa seguito all’incontro al Mimit dello scorso 17 novembre. «In cui sono stati confermati – dicono i sindacati – tutti gli elementi di difficoltà aziendale che avevamo esposto nella nostra conferenza stampa del 14 novembre pomeriggio scorso tenuta presso la sede Cisl di Varese: dal crollo dei volumi ai forni (non spiegabile dalla dinamica di mercato) alla farraginosità nel concretizzare il piano di investimenti, mentre invece l’azienda ha raggiunto in anticipo i suoi obiettivi di diminuzione del personale (ovviamente all’interno delle regole previste dall’accordo dello scorso 14 aprile e quindi escludendo licenziamenti)». Per questo i sindacati vogliono coinvolgere gli enti locali e Regione Lombardia prima di tornare al Mimit per il prossimo incontro fissato entro la fine di gennaio 2026.
La lettera inviata a Provincia e Regione
Gentilissimi,
come Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil di Varese vi chiediamo un incontro urgente per affrontare insieme la situazione dello stabilimento Beko Europe di Cassinetta di Biandronno (VA), che oggi sta vivendo una fase delicata e carica di incognite.
La nostra richiesta nasce da ciò che è emerso al recente tavolo Mimit del 17 novembre u.s. e da una serie di dati che riteniamo rilevanti e non isolati.
Nella produzione dei forni, l’azienda ha perso nel 2025 il 30% dei volumi prodotti rispetto al 2024: un campanello d’allarme serio, soprattutto alla luce dell’andamento del mercato europeo, che per i forni da incasso (quelli prodotti a Cassinetta) ha avuto nel 2025 un andamento “piatto” rispetto al 2024.
Quello dei forni non è un segmento qualsiasi: è proprio quello che l’azienda ha indicato nel suo piano industriale come core business e come futura missione internazionale dello stabilimento di Cassinetta. In tutto il confronto conclusosi al Mimit con l’accordo dello scorso 14 aprile Beko ha affermato la centralità dell’Italia nella produzione, nello sviluppo e del design di forni per tutto il gruppo.
Eppure, contrariamente a questo annunciato rafforzamento strategico, i numeri vanno – come abbiamo visto – nella direzione opposta, e pure in modo macroscopico.
Un sito che perde un terzo dei volumi nel suo settore centrale rischia:
• minore saturazione degli impianti e conseguente difficile sostenibilità dei costi fissi,
• riduzione dei turni e dell’occupazione,
• emergere di una fragilità strutturale difficilmente recuperabile.È un tema che riguarda direttamente il presente e il futuro industriale del territorio di Varese.
Gli investimenti ci sono, ma il quadro operativo è ancora confuso.Beko ha illustrato un pacchetto di investimenti importanti su robotica, digitalizzazione, nuove gamme e transizione elettronica.
Tuttavia, ad oggi:
• molti progetti sono in fase preliminare,
• alcune attività risultano rallentate rispetto alle previsioni,
• non si vede ancora una piena corrispondenza tra investimenti e incremento dei volumi.Per essere chiari:
gli investimenti annunciati devono diventare cantieri veri, con tempistiche e ricadute misurabili.
Solo così potranno contrastare il calo del mercato e dare stabilità allo stabilimento. Va inoltre fatto un approfondimento sulla struttura commerciale: il calo dei volumi è troppo macroscopico rispetto all’andamento di mercato per non avere ragioni anche nelle strategie commerciali dell’impresa.Cassinetta non è una fabbrica qualunque: rappresenta un presidio industriale e tecnologico storico per la provincia di Varese, con un know-how che si è costruito in decenni di attività.
Il rischio che stiamo leggendo sul tavolo nazionale – tra calo dei volumi, incertezza industriale e un piano sociale molto pesante – riguarda tutto il nostro territorio:
• i lavoratori diretti,
• la filiera dell’indotto,
• le competenze tecniche,
• la stabilità del tessuto manifatturiero locale.Per questo riteniamo che il livello regionale e provinciale debba essere coinvolto al più presto.
Chiediamo quindi di organizzare entro metà gennaio (entro fine gennaio saremo riconvocati al Mimit) un incontro dedicato, per:
1. Analizzare congiuntamente la situazione del settore caldo e il –30% dei volumi prodotti sui forni;
2. Valutare nel dettaglio la concretezza e le tempistiche degli investimenti annunciati;
3. Capire come garantire stabilità produttiva e occupazionale nei prossimi anni;
4. Definire un percorso istituzionale di monitoraggio continuo della vertenza;
5. Rafforzare la presenza del territorio nella discussione sul futuro del sito.Vi chiediamo dunque di convocare quanto prima un tavolo di confronto. Siamo disponibili fin da ora a concordare modalità e data dell’incontro.
Beko, allarme sindacati: «Cassinetta, il rilancio non c’è. Gli operai se ne vanno»
beko sindacati provincia regione – MALPENSA24
