VARESE – «Oltre alle uscite previste ci sono persone che stanno lasciando l’azienda con dimissioni volontarie perché non vedono un futuro per il sito. Questo vuol dire che se ci sarà una ripartenza rischiamo poi di non avere il personale adeguato». Sono i sindacati a lanciare l’allarme per la Beko di Cassinetta. «Non vediamo il rilancio annunciato», è quanto denunciano le parti sociali. Che hanno voluto fare il punto oggi, martedì 11 novembre (nel video qui sotto le interviste), a pochi giorni dall’incontro al Ministero a Roma che si terrà lunedì 17.
«Manca la visione sul futuro»
A sei mesi dalla firma dell’accordo del piano industriale Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm – attraverso i segretari territoriali e i delegati Rsu del sito – descrivono una situazione che non sta rispecchiando quelle che erano le attese. «Dopo l’accordo non abbiamo visto in questi mesi investimenti che potessero darci una visione più di insieme, più sul futuro – ha detto Gennaro Aloisio, segretario della Fim Cisl dei Laghi – non è mai stato presentato un vero rilancio commerciale. Ci era stato detto al Ministero che ci sarebbe stato un investimento sull’area del caldo ma in questi mesi abbiamo visto che il cooking è proprio l’area in cui c’è stato un aumento importante dell’utilizzo dell’ammortizzatore sociale». Tiziano Franceschetti, rsu Cisl, sottolinea che «c’è fortissima preoccupazione per la tenuta del sito. A sei mesi dalla firma nonostante siano uscite 300 persone tra gli operai come previsto da piano industriale – e stiamo quasi raggiungendo il numero di uscite tra gli impiegati – non vediamo segnali di ripresa. Ci fa preoccupare questo impegno latitante di Beko. Temiamo che sia un piano industriale per prendere i marchi ma non per investire sul territorio».
Metà mese in cassa
«Nonostante siano uscite le persone che dovevano uscire continuiamo ad avere il ricorso all’ammortizzatore sociale – sottolinea Nino Cartosio, segretario della Fiom – la situazione è particolarmente pesante nell’area di produzione del caldo che era il nucleo portante della strategia annunciata da Beko per il piano industriale per l’Italia. In quell’ambito circa il 50% dei giorni del mese i lavoratori sono in cassa integrazione. Questo è molto pesante e merita un approfondimento serio lunedì». Il delegato Rsu Cgil Luciano Frontera ha lanciato una domanda: «Cosa succederà quando terminerà il piano industriale? È una risposta che vorremmo avere al più presto. Lo sforzo del piano industriale serviva a un rilancio delle fabbriche, ad oggi invece ci siamo concentrati molto sull’uscita delle persone».
Calo del 30%
Fabio Dell’Angelo, segretario provinciale Uilm, ha parlato del rischio di un lento svuotamento industriale. «Abbiamo incontrato l’azienda un mese fa circa e abbiamo ricevuto una doccia fredda, ovvero che quello che doveva essere il core business – l’area del caldo – aveva subito un calo del 30% del volume di vendite. Questo mentre nel resto del settore c’è una leggera crescita: ma come mai se gli altri sono al +0,5 noi siamo al -30? Sembra che ogni volta che ci si incontra con azienda l’asticella per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità viene spostata più avanti. È una rincorsa continua per il futuro di questa fabbrica». Chiara Cola, delegata Rsu Uil, ha sottolineato un altro aspetto. «Nella fabbrica frigoriferi abbiamo una concorrenza interna, perché produzioni analoghe Beko le sta facendo in Romania. Abbiamo visto negli anni tagli di personale, ma c’è sempre stato un obiettivo, una luce in fondo al tunnel. Che ora invece fatichiamo a vedere».
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