Beko, tagli in vista a Cassinetta: almeno 800 lavoratori a rischio. E’ sciopero

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ROMA – Il tavolo ministeriale a Roma ha dato conferma ai timori che erano emersi da mesi sul territorio: le prospettive di Beko per Cassinetta e il resto dei siti italiani sono tutt’altro che positive. Ci sono tagli in vista, e non pochi: per lo stabilimento di Biandronno l’azienda ha sottolineato la necessità di oltre 500 esuberi nel settore refrigerazione, 541 per la precisione. A cui si sommano almeno 250 impiegati (il conto è presto fatto: dei circa 700 tagli annunciati un terzo sono attivi nel sito varesino), per un totale di circa 800 lavoratori a rischio a Cassinetta. Dove la mobilitazione dei lavoratori è già iniziata: gli operai che stavano svolgendo il secondo turno nel pomeriggio di oggi, mercoledì 20 novembre, sono andati a casa in segno di protesta. E domani si prosegue.

Domani sciopero

La produzione a Cassinetta resterebbe al momento confermata fino alla fine del 2025. Non va meglio per gli altri siti: annunciata la chiusura (dal 2026) degli stabilimenti di Siena e Comunanza. In totale in Italia si prevedono circa 2000 esuberi. E a tavolo ancora in corso arriva già la prima reazione da parte dei sindacati, che annunciano una mobilitazione dei lavoratori domani mattina alle ore 9.30 davanti alla Beko di Cassinetta. Da parte sindacale molta tensione al tavolo. «Questo non è un piano industriale, è un piano commerciale – le prime reazioni delle parti sociali – quasi la metà dei dipendenti italiani non lavoreranno più per Beko. Chiediamo di modificare il piano industriale: non accettiamo di discutere di esuberi, chiediamo che vengano portate attività da altri paesi verso l’Italia». Per il Governo era presente il sottosegretario con delega alle crisi d’impresa Fausta Bergamotto. «Non condividiamo e non possiamo accettare il piano presentato oggi dai vertici di Beko Europe. Faremo rispettare la golden power, che per noi significa tutelare l’occupazione. Non accetteremo conclusioni che non siano condivise con le organizzazioni sindacali. Eserciteremo ogni tipo di azione possibile affinché la proprietà cambi strategia e, se necessario, ricorreremo anche all’azionista di riferimento di Beko Europe per chiedere il rispetto degli interessi del nostro Paese».

Prossimo incontro il 10 dicembre

Durissima la reazione delle Rsu di Cassinetta. «Non è un piano industriale, ma è un saccheggiare le fabbriche italiane – tuona Tiziano Franceschetti della Fim Cisl – il Governo ci supporta nel chiedere di cancellarlo. L’azienda dice che non può farlo perché è il miglior piano per salvare il salvabile. Ci rivedremo il 10 dicembre». A salvarsi è solo il settore cooking, che anzi verrà rilanciato, ma è difficile pensare ad un futuro del sito di Cassinetta con 800 dipendenti in meno in un impianto dai costi fissi così alti. «Riteniamo anche gli investimenti annunciati insufficienti: 110 milioni di investimento sono ridicoli visti la vastità del business in Italia, di cui 80 sul prodotto e 30 sulla ricerca e sviluppo. Sono briciole».

La nota congiunta di Fim, Fiom e Uilm nazionali

Oggi Beko nell’incontro tenutosi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha presentato un piano industriale brutale, che prevede chiusure e licenziamenti. La multinazionale turca ha difatti dichiarato la chiusura delle fabbriche di Comunanza, di Siena, il ridimensionamento della fabbrica di Cassinetta, della chiusura della ricerca e sviluppo di Fabriano e più in generale tagli in tutti i siti e gli uffici italiani per un totale di 1.935 esuberi su 4.440 occupati.

Più in particolare il piano di Beko prevede le chiusure entro fine 2025 della fabbrica di congelatori di Siena e di quella di lavatrici di Comunanza, con la progressiva cessazione delle produzioni. A Cassinetta il piano prevede solo 3 linee produttive sulle attuali 5 di frigoriferi con 541 esuberi. A Melano gli esuberi sarebbero 66, a Siena 290, a Comunanza 320, a Carinaro 40, inoltre 198 sono nella ricerca e sviluppo, 98 nel commerciale Italia, 19 nel commerciale Medio Oriente e Africa, 363 nelle funzioni regionali.

Di fronte a ciò il Governo deve esercitare subito quella golden power che nei mesi scorsi si è vantato di avere inserito a protezione dei lavoratori nella fase di cessione di Whirlpool Emea a Beko e che non si comprende bene che funzione abbia in termini di deterrenza contro i licenziamenti. Ora è il momento di passare ai fatti, per scongiurare un piano socialmente brutale e il tentativo di saccheggio industriale operato da Beko.
Come sindacato dichiariamo immediatamente lo stato di mobilitazione in tutti gli stabilimenti.
Il tavolo è riconvocato per il giorno 10 dicembre alle ore 14.

Le parole di Beko

E una comunicazione è stata diffusa anche da Beko Europe, che presenta quello che viene definito come piano di trasformazione delle attività italiane. «Il piano comunicato nella giornata odierna rappresenta, a valle dell’analisi di tutti gli scenari possibili, una soluzione concreta  che  permetterà una presenza stabile e di lungo periodo in Italia – si legge nella nota – il piano punta a rendere la produzione e le attività che resteranno in Italia sostenibili e profittevoli nel lungo periodo. Attualmente, gli stabilimenti italiani operano al di sotto del 40% della capacità installata, oltre il 20% in meno rispetto al 2017 (anno in cui il mercato europeo registrava gli stessi volumi di vendita attuali), e generano perdite annue significative, nell’ordine di decine di milioni di Euro, da oltre sette anni». Quindi i passaggi che riguardano Cassinetta. Da un lato c’è il settore che funziona, il cooking: «A conferma dell’importanza della base produttiva del Cooking in Italia, è previsto che, presso gli stabilimenti di Melano (AN) e Cassinetta di Biandronno (VA), siano localizzate produzioni di nuovi prodotti a marchio Beko, attualmente non presenti nel portafoglio prodotti globale». Dall’altro la “mazzata” sul settore freddo. «Il sito di frigoriferi da incasso di Cassinetta di Biandronno (VA) soffre di una strutturale perdita di competitività di costo e, tra quelli localizzati in Italia, è quello che ha visto realizzare le perdite cumulate maggiori nonostante gli ingenti investimenti realizzati nel corso degli ultimi sette anni. Nel sito sarà avviato un ridimensionamento delle attività produttive, mantenendo attiva la produzione per tre delle cinque linee attualmente in esercizio». Infine Beko si impegna «nell’ottica della più ampia collaborazione per l’individuazione di una soluzione che possa garantire un futuro alle aree interessate, a mantenere le produzioni attive e a continuare ad assorbire le significative perdite generate dagli stabilimenti di Siena, Comunanza e Cassinetta fino alla fine del 2025».

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