VARESE – Accuse contrapposte davanti al Gip del Tribunale di Varese, Rossana Basile, nell’udienza di convalida degli arresti di due italiani e due cittadini tunisini, fermati per la violenta rissa avvenuta il 28 giugno a Besano e accusati, a vario titolo, di rissa e tentato omicidio.
Il 15enne ferito
Secondo la ricostruzione della Procura, il Pm Claudia Maria Contini contesta l’aggravante dell’odio razziale, la vicenda sarebbe nata da un litigio, degenerato tra insulti, anche discriminatori, e un’aggressione nella quale un ragazzo di 15 anni, figlio di uno degli indagati tunisini, ha riportato la frattura del setto nasale.
Le accuse incrociate
Per la difesa dei due italiani, assistiti dall’avvocato Marco Bianchi, il padre del minore e un altro connazionale sarebbero poi tornati in paese armati di un’ascia, e uno anche di un coltello, per vendicarsi. Temendo che potessero raggiungere le loro abitazioni, i due italiani li avrebbero seguiti in auto, investendoli nel tentativo di disarmarli. Dall’impatto sarebbe scaturita una seconda colluttazione, durante la quale gli occupanti dell’auto sono rimasti feriti.
Di diverso tenore la versione delle difese dei cittadini tunisini uno assistito dall’avvocato Maria Portalupi, sostituita in udienza da Barbara Iacovissi, che ha sottolineato come tra gli oggetti sequestrati dai carabinieri figuri soltanto un’ascia e non un coltello. Il padre del quindicenne, assistito dall’avvocato Elisa Benetazzo, avrebbe sostenuto invece che il ragazzo sia stato aggredito senza motivo dai due italiani e che il padre sia stato investito dall’auto senza possibilità di sottrarsi, reagendo soltanto in un secondo momento per difendersi.
