Black Bag: una spy story inedita, psicotica e intimista

minchella black bag

di Andrea Minchella

VISTO

BLACK BAG- DOPPIO GIOCO, di Steven Soderbergh (Black Bag, Stati Uniti 2025, 93 min.).

Inglese. Asettico. Essenziale. Misterioso. Manieristico. Sperimentale. Questo è “Black Bag”. Difficile raccontare oggi una storia di spionaggio senza cadere nei numerosi “cliché” che i vari “007” e le molteplici produzioni di genere sempre più frequenti stigmatizzano nelle loro storie. Ma un poliedrico e camaleontico regista come è Steven Soderbergh riesce a confezionare una normale “spy story” trasformandola in un interessante e un po’ psicotico ritratto inedito di ciò che si cela dietro impavidi e cinici agenti segreti.

Il regista statunitense, che ha attraversato diversi generi nella sua lunghissima filmografia, costruisce un’asfissiante e labirintica vicenda in cui un agente segreto britannico deve indagare proprio su alcuni suoi colleghi. Ma Soderbergh fa di più: tra i sospettati c’è anche la moglie dell’agente George Woodhouse che nel giro di pochi giorni deve individuare il traditore per evitare migliaia di morti causati dal software “Severus” illegalmente ceduto ad un paese nemico. L’indagine di Woodhouse, interpretato magistralmente da un Michael Fassbender in piena forma, prevede anche una cena a casa sua e della moglie Kathryn in cui gli invitati, sollecitati dalle tecniche perverse e subdole di Woodhouse, verranno spinti ad aprirsi per poter essere analizzati meglio e più in profondità dal freddo e impassibile George.

Il resto della pellicola è un susseguirsi di inseguimenti sussurrati, intuizioni, equivoci, tutti restituiti con un’assordante e avvincente linea narrativa che tiene unite sequenze perfettamente realizzate in cui Woodhouse cerca di comporre un “puzzle” in cui tutti i sospettati potrebbero essere il traditore. La difficoltà maggiore che Woodhouse incontra risiede proprio nel cercare di decodificare il comportamento ambiguo e criptico della bellissima moglie Kathryn, una gelida e romantica Cate Blanchett, che potrebbe a sua volta celare un segreto sulla sua natura, essendo anche lei una brava e capace agente segreto.

Al di là della storia, dunque, “Black Bag” funziona perché la pellicola indaga con naturalezza spiazzante e sorprendente capacità di analisi la tridimensionalità degli agenti. Analisti sofisticati e preparatissimi vengono sezionati con cura da un regista che entra nella psiche per far emergere le loro, umanamente comprensibili, mille sfaccettature che li rendono esseri umani come tutti. I rapporti personali e quelli professionali si confondono pericolosamente e forniscono all’implacabile George una difficoltà in più nella sua già delicata e complicata indagine.

Guardare Michael Fassbender e Cate Blanchett muoversi leggiadri in una Londra quasi onirica, tra costruzioni moderne ed una casa mozzafiato, ricorda la migliore filmografia di Alfred Hitchcock in cui Grant o Stewart in compagnia di una divina Grace Kelly si muovevano dentro le pellicole “thriller” più affascinanti del cinema mondiale. I richiami al maestro inglese del “thriller” sono molti e ben calibrati da un regista che inserisce nelle sue opere continui rimandi al cinema che fu, continuando ad autoalimentarsi per non perdere quel tocco magico che non sempre lo assiste nei suoi film.

Soderbergh, dunque, sfonda una nuova dimensione per rimanere ad oggi ancora un punto di riferimento centrale nella grammatica cinematografica universale. Inarrestabile, quasi bulimico, il regista che stregò il mondo nel 1989 con “Sesso, Bugie e Videotape” dimostra ancora oggi una freschezza ed una originalità che lo rendono un fenomeno quasi unico nella Hollywood contemporanea.

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RIVISTO

INTRIGO A BERLINO, di Steven Soderbergh (The Good German, Stati Uniti 2006, 105 min.).

Un “noir” che ricalca con originalità e creatività il cinema di genere degli anni quaranta. Clooney nel suo momento artistico migliore insieme ad una Blanchett sempre misurata ma penetrante si muovono in una pellicola volutamente manieristica che si dipana attorno ad una vicenda di spionaggio nella Berlino appena liberata dagli alleati.

Soderbergh rielabora un genere antico rinfrescandolo con un punto di vista moderno ed attuale. Film poco ricordato che vale la pena ritrovare per poterlo apprezzare a quasi vent’anni dalla sua produzione.

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