Busto, al via la sfida del PGT. Folegani: «Chi non parla non può lamentarsi»

BUSTO ARSIZIO – Ha preso il via con meno di cinquanta persone presenti ai Molini Marzoli il percorso partecipativo del nuovo Piano di Governo del Territorio di Busto Arsizio. «Chi non parla ora non può lamentarsi» le parole con cui il neo-delegato all’urbanistica, il vicesindaco Luca Folegani, ha aperto la prima giornata di un mese intenso di appuntamenti aperti alla cittadinanza per «collaborare al disegno della Busto di domani». In sala gli estensori del Piano, gli architetti Fabio Ceci e Antonio Mugnai, che hanno poi guidato i primi gruppi di lavoro che porteranno, al termine di queste iniziative di partecipazione, a delineare i “temi e luoghi strategici” della città.

I temi strategici

«È un percorso fondamentale per il futuro della città – le parole dell’assessore all’urbanistica Luca Folegani – non c’è miglior esempio di democrazia partecipata, tema di cui spesso ci si riempie la bocca, di questa occasione, per i cittadini, di lavorare sulla città. Busto Arsizio va considerata alla stregua di un capoluogo di provincia, non hinterland di Milano. Ha un potenziale assurdo e noi abbiamo di dovere di sfruttare queste potenzialità. Un compito che abbiamo tutti insieme, in primis voi cittadini artefici di questo progetto. Come politica faremo tesoro delle vostre proposte e assieme agli estensori le porteremo avanti». L’architetto Fabio Ceci ha poi elencato i temi strategici definiti dal consiglio comunale prima dell’estate: «Il ruolo di Busto nell’area vasta, il consumo di suolo, la città pubblica e la centralità dei quartieri, la distribuzione dei servizi pubblici, il patrimonio culturale e identitario, la rigenerazione urbana e le aree dismesse, la questione energetica, il tessuto urbano misto (la cosiddetta mixitè sociale e funzionale), la logistica, la mobilità sostenibile e le infrastrutture».

Microfoni aperti

Quando il microfono è stato aperto ai cittadini e agli stakeholder, sono emerse una serie di criticità ma anche di proposte su cui ragionare nella stesura del nuovo piano urbanistico della città. A partire dai residenti di via Caprera, che chiedono conto del futuro dell’ex scalo merci Hupac alla sinistra della stazione FS, «un’area in cui ci sono ancora lavori e movimentazione giorno e notte sotto le nostre case che creano disagio ai cittadini». La presidente di Legambiente Paola Gandini solleva il tema della necessità di «grandi parchi urbani in città per andare a correre e fare sport», mentre l’architetto Alberto Grandi, già consigliere comunale, pone l’accento sul tema del cambiamento climatico. «È il momento di scelte coraggiose, tra il centro e la periferia ci sono 4-6 gradi di differenza in estate». L’architetto Giovanni Latorre, rilancia l’esigenza della “vecchia” tangenziale – la cosiddetta “secante” tra l’autostrada e la zona industriale – ma anche il suo vecchio progetto ambiziosissimo della Darsena a Sacconago. La consigliera PD Cinzia Berutti invita a «guardare un po’ più lontano, alle generazioni che verranno, e si chiede «fino a quando si parlerà di sviluppo. Busto è già oltremodo sviluppata, non è più solo una città perché non ha barriere rispetto ai comuni limitrofi».

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