BUSTO ARSIZIO – Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato arrestato nella sua abitazione di Busto Arsizio in esecuzione di un provvedimento di esecuzione pena firmato dal procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Carlo Nocerino. A eseguire l’ordine sono stati i carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio, che hanno accompagnato Bossi Jr nel carcere cittadino. Il provvedimento riguarda un cumulo di pene per complessivi 5 anni e 9 mesi di reclusione, relativo a diverse condanne diventate esecutive.
Le condanne nel cumulo
Nel provvedimento confluiscono procedimenti relativi a appropriazione indebita e truffa, oltre alla più recente condanna per la percezione indebita del reddito di cittadinanza. La vicenda più risalente riguarda l’inchiesta sui fondi della Lega. Riccardo Bossi era stato condannato nel 2016 a un anno e otto mesi con rito abbreviato per appropriazione indebita aggravata. Secondo l’accusa, tra il 2009 e il 2011 avrebbe utilizzato circa 158 mila euro del partito per spese personali, tra cui multe, riparazioni e noleggi di auto, rate universitarie, affitto, bollette, pay tv e altre spese. Un altro procedimento si era concluso nel 2017 con una condanna a 9 mesi di reclusione e 400 euro di multa per truffa e insolvenza fraudolenta, relativa al mancato pagamento di beni acquistati a Varese.
Il reddito di cittadinanza
Nel cumulo rientra anche la condanna a 2 anni e 6 mesi per la percezione indebita del reddito di cittadinanza, diventata definitiva nel giugno 2026 dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Busto Arsizio e riportato da Malpensa24, tra il 2020 e il 2023 Bossi avrebbe percepito 280 euro al mese per 43 mensilità, per un totale di circa 12.800 euro. Il beneficio era collegato al pagamento dell’affitto di un appartamento dal quale era già stato sfrattato per morosità. Oltre alla pena detentiva, il tribunale aveva disposto anche una provvisionale di 15 mila euro a favore dell’Inps.
La condanna per i maltrattamenti
Resta invece fuori dal cumulo, secondo quanto indicato nel provvedimento, la condanna a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre. La sentenza di primo grado era stata pronunciata dal Tribunale di Varese nel giugno 2025. I fatti contestati risalgono al 2016, quando Riccardo Bossi era ospite della madre dopo essere rimasto senza abitazione. Secondo l’accusa, la convivenza sarebbe stata caratterizzata da ripetute richieste di denaro, insulti e comportamenti aggressivi. La Corte d’Appello di Milano ha successivamente confermato la condanna. Nel corso del procedimento la madre aveva ritirato la querela per le lesioni e dichiarato di aver perdonato il figlio, riferendo di aver ristabilito con lui rapporti sereni. Il reato di maltrattamenti, tuttavia, è procedibile d’ufficio e il processo è proseguito.
