BUSTO ARSIZIO – Era il 25 ottobre 1924 e c’era il presidente del consiglio Benito Mussolini, che fu accolto meno calorosamente rispetto all’Arcivescovo bustocco Eugenio Tosi e poi – si dice – scelse Varese invece di Busto Arsizio come capoluogo della nuova Provincia. Cent’anni dopo l’inaugurazione, a Busto si celebra la Stazione FS di piazza Volontari della Libertà – oggi denominata formalmente “Stazione di Busto Arsizio di Rete Ferroviaria Italiana (gruppo FS) – con un libro e una tregiorni di eventi che vedrà tra i protagonisti, esattamente come un secolo fa, gli studenti delle scuole Tommaseo, istituto che dal 1911 ha sede a poche centinaia di metri dallo scalo ferroviario.
La ricerca storica
La tregiorni avrà inizio proprio il 25 ottobre, che quest’anno cade di venerdì, con la presentazione in sala Monaco (alle 20.30) del libro “Il secolo di una stazione 1924-2024“, curato dal Comitato per il Centenario della Stazione. «Un’idea nata quattro anni fa – rivela la prof. Antonella Rabolini, promotrice del comitato – tra i documenti per il centenario della “Tommaseo” si parlava del “grande cantiere” della stazione. Da lì è partito un lungo percorso di ricerca nell’archivio comunale». Un lavoro che, come fa notare l’assessore alla cultura Manuela Maffioli, «è il risultato di tante teste, tante mani ma soprattutto tanti cuori bustocchi» e che si inserisce nell’«impegno a valorizzare la poetica dei luoghi» che l’amministrazione comunale sta già perseguendo da tempo. Ora ha prodotto quella che il sindaco Emanuele Antonelli e l’assessore Maffioli definiscono «una preziosa operazione di memoria sulle pagine della storia di Busto» e che diventa «un’operazione culturale» vera e propria, che va al di là della celebrazione istituzionale.

L’inaugurazione con Mussolini
Il libro svelerà «documenti e foto inedite», tra cui quelle sull’inaugurazione del 25 ottobre 1924. «Si voleva avere la presenza del Re Vittorio Emanuele ma poi si dovette ripiegare sulla seconda carica dello Stato, il presidente del consiglio Mussolini – “spoilera” Roberto Albè, membro del comitato per il centenario – curiosamente nel manifesto veniva definito “Capo dello Stato”. L’accoglienza tiepida? Noi ricostruiamo i fatti: c’era l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Eugenio Tosi, che fu accolto più calorosamente e a Mussolini, che non era al picco della popolarità dopo il delitto Matteotti, disse: “Ma io sono di Busto Arsizio…“». Poi, ed è storia anche questo, il Duce indicò Varese, e non Busto, come capoluogo di Provincia. Forse proprio per quella giornata inaugurale.
La “nuova” Stazione
È uno dei tanti aneddoti che si troveranno nel libro. Un altro riguarda il fatto che il taglio del nastro fu più volte posticipato affinché fosse «inaugurata perfettamente funzionante. L’ultimo treno alla “vecchia” stazione Mediterranea arrivò a mezzogiorno e alle due c’era già il primo treno nella nuova Stazione con il presidente del consiglio». E Albè spiega che quello realizzato dal comitato «non è solo un libro sulla stazione, ma su tutto il sistema dei trasporti a terra di Busto Arsizio e quello che gravita attorno. L’obiettivo è capire per quale motivo Busto ha spostato la linea ferroviaria e la stazione». Infatti la “Stazione FS” è un progetto che nasce all’inizio del secolo scorso per rimpiazzare l’allora Stazione Mediterranea, risalente al 1860, che si trovava vicino a Palazzo Gilardoni, sull’asse dell’attuale viale della Gloria. I lavori iniziarono nel 1905 e, dopo lo stop per la Prima Guerra Mondiale, ripresero nel 1919 per terminare nel 1924. Tra le “chicche” anche la riscoperta della figura di Ferruccio Castiglioni, ingegnere bustocco emigrato in America che «si distinse proprio nel campo dell’elettrificazione delle ferrovie».
La cerimonia istituzionale
Oltre al libro, la tregiorni proseguirà sabato 26 ottobre alle 17 al Museo del Tessile con un approfondimento, curato dalla Didattica Museale, dal titolo “Busto Arsizio tra fabbriche e ferrovia: come l’industria tessile ha rivoluzionato i trasporti cittadini e viceversa“, per evidenziare quanto la nuova Stazione sia stata «essenziale per trasportare le merci dell’industria tessile bustocca, ma anche dal punto di vista relazionale e sociale per una comunità che si apriva al resto del mondo». Ma il momento clou, dal punto di vista istituzionale, è in programma domenica 27 ottobre alle 11.30: nel piazzale Volontari della Libertà, di fronte alla Stazione di Busto Arsizio, ci sarà una cerimonia commemorativa, accompagnata dalle note della “banda” della Pro Busto e da una mostra fotografica curata da AFI nell’atrio dello scalo ferroviario e nella scuola Tommaseo. In caso di maltempo la cerimonia si svolgerà nell’aula magna della scuola di via Sanzio.
