Busto Arsizio e la politica che pensa solo a se stessa

busto rimpasto politica
Chi entra e chi esce dalla giunta di Palazzo Gilardoni?

Diceva Ciriaco De Mita, maestro nel dire senza dire nulla, che “se una cosa difficile ti sembra semplice non hai capito niente”. Ecco, sull’annunciato, discusso, rinviato, riproposto e posticipato rimpasto di giunta di Busto Arsizio, non abbiamo capito un’acca. Ci pareva fosse “una cosa semplice”, invece, non solo è difficile, ma ingarbugliata a tal punto che rinunciamo a capire. Se mai ci sia qualcosa da capire alla luce di una situazione che potrebbe, anzi, dovrebbe essere risolta in un battibaleno. Invece, è lì, lasciando assessori in carica, possibili nuovi assessori e cittadini, tra color che son sospesi. Per cosa? Per l’inadeguatezza di una politica che non riesce a fare due più due e si incasina dentro la difesa delle solite rendite di posizione, cioè delle cadreghe, delle primogeniture e nell’interpretazione della legge del più forte, non sulla base delle competenze ma di un consigliere in più che, sempre per la legge dei numeri, obbligherebbe la Lega a lasciare libero un assessorato per affidarlo a un rappresentante di Fratelli d’Italia.

La Lega fa appello allo spirito di conservazione e tira in lungo. I meloniani incalzano anche sulla spinta della cosiddetta Lista Antonelli, costituita a sostegno del sindaco e, ora, a quanto ci dicono, intrappolata nei litigi per la scelta di un candidato a sua volta destinato a sostituirne un altro nell’esecutivo. C’è bisogno di una tale confusione a fronte di questioni amministrative che richiederebbero ben altra attenzione e velocità di esecuzione? Se guardiamo ai risultati di un paio di assessori, forse anche tre, occorrerebbe davvero un cambio della guardia in ragione delle mancate funzionalità e efficienza. Il problema è che i possibili quanto probabili sostituti di cui si fanno i nomi non presentano garanzie di competenze tali da modificare in meglio l’azione di giunta.

E allora? Le conclusioni sono presto tratte. Nemmeno serve ricordarle tanto sono scontate: ciascuno per sé, nessuno per Busto. Nemmeno la Lega, meglio, una certa componente di essa che, sempre prestando orecchio ai tanti spifferi, coglierebbe l’occasione del rimpasto per una sorta di resa dei conti interna: fuori chi alle ultime Europee non ha contribuito all’elezione di Isabella Tovaglieri a Bruxelles, dentro un alleato di un altro partito pur di mettere a segno la vendetta.

Insomma, un bailamme che crea tensioni e lascia sullo sfondo i veri problemi, che incombono con le loro complessità e non riguardano la promozione in giunta di questo o quello, di questa o quella, ma ben altro. A cominciare dalla visione sul futuro di una città che ha bisogno di amministratori concentrati su obiettivi precisi e concreti, che non attengono alle singole vanità e alla conquista del piccolo potere personale. Tutte cose che non risolvono le questioni e, anzi, mortificano le aspettative della collettività.

In tutto questo si sente la mancanza di un leader locale, capace di tenere testa alle sparpagliate truppe e che, se mai ci fosse, lascia fare o per trasandatezza (sciatteria?) politica o perché così gli conviene. Uno scenario che le segreterie provinciali e regionali del centrodestra dovrebbero risolvere alla svelta, esautorando dalle trattative, meglio, del chiacchiericcio dispersivo e pettegolo, maligno e improduttivo, coloro che lo alimentano in maniera ossessiva, menano il torrone incapaci di risolvere una questione semplice che hanno fatto diventare difficile.

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