Una volta si diceva “zitti e mosca”. Nel centrodestra di Busto Arsizio si dice ancora, soprattutto in situazioni politiche che potrebbero creare problemi d’immagine, imbarazzi comportamentali, grattacapi che disturbano il “quieto vivere” della coalizione di maggioranza. Il teorico del silenzio è Emanuele Antonelli, il sindaco di Fratelli d’Italia, allergico alle dichiarazioni e, manco a dirlo, ai giornalisti rompiballe. Per lui le chiacchiere stanno a zero: “Qui si lavora. Ciò che scrivono invidiosi, arrabbiati e cuori infranti non ci interessa”. Attorno a lui una platea di politici/amministratori non propriamente cuor di leone, pronti a ritirarsi nel loro guscio pur di non esporsi per non perdere le rendite di posizione acquisite e, manco a dirlo, per non irritare il primo cittadino, le cui lavate di capo sono, a detta di chi lo frequenta, memorabili.
A parte la considerazione che, a volte, per parlare bisognerebbe anche sapere cosa dire, resta il fatto che a più di un mese dal famoso rimpasto di giunta nessuno ha ancora spiegato quale sia la ratio della sostituzione di ben quattro assessori su sette. Quali siano le colpe degli uscenti e i meriti degli entranti. E quali vantaggi ne trae l’esecutivo municipale. Così, nessuno ha ancora chiarito ai cittadini se il neo assessore Matteo Sabba sia rimasto per alcuni anni in consiglio comunale con un profilo di incompatibilità che, se accertato, equivarrebbe a una colossale buggeratura delle istituzioni e al fare strame del rapporto di fiducia. Poco importa se è acqua passata: il pregresso non si cancella. A proposito, per tornare ai cuor di leone, dove si sono nascoste in questo delicato frangente le segreterie dei partiti di maggioranza?
Una questione, il caso Sabba, che richiama la correttezza istituzionale e, al di là dei risvolti giuridici e amministrativi, pone in campo l’etica. Ma parlare di etica nei corridoi di Palazzo Gilardoni, rischi che ti ridano in faccia. Ne sa qualcosa il consigliere comunale Santo Cascio, applaudito in modo sarcastico quando dai banchi dell’assemblea civica ha annunciato le sue dimissioni proprio per una questione morale.
Al di là di questo, resta il merito della vicenda. Ha ragione Antonelli: le chiacchiere stanno a zero. Basterebbe un sì o un no: Sabba era compatibile con la carica di consigliere comunale pur avendo un rapporto regolato da una convenzione col Comune oppure no? Un sì o un no, niente di più. Ma nemmeno questo rispondono in Comune, rinviando eventuali delucidazioni al consiglio comunale, prima del quale qualcuno potrebbe domandare se, così facendo, la giunta tuteli l’ente, se stessa o il singolo assessore.
A noi viene il dubbio che sia l’imbarazzo a cucire le bocche. Il che equivarrebbe a una implicita ammissione: se così non fosse sai i bla bla, le accuse e gli improperi verso chi, nella fattispecie Malpensa24, ha sollevato il caso. Invece, domina la strategia del silenzio che, mai vorremmo, occultasse la famosa logica del “me ne frego!”.
