Sul fatto che ci fosse bisogno di intervenire a gamba tesa con il cambio di un assessore leghista nella giunta di Busto Arsizio ne sono convinti soltanto i meloniani, che hanno fatto i capricci per allargare la loro rappresentanza nell’esecutivo locale. Un posto in più, sostengono, per riequilibrare i pesi politici a Palazzo Gilardoni. Dove, in verità, vantano già il sindaco, il suo vice e la presidente del consiglio comunale. Un’anomalia rispetto alla normale distribuzione degli incarichi tra alleati di centrodestra. Ma questo è (era) lo scenario, accettato dalla Lega e da Forza Italia in funzione della tranquillità amministrativa a un solo anno dalla fine del mandato.
I Fratelli, però, hanno puntato i piedi, quasi obbligando il sindaco a sacrificare un esponente salviniano, tra l’altro il segretario cittadino della stessa Lega, in favore di una loro rappresentante. Qui si affacciano un paio di problemi che rischiano di complicare l’intero quadro di riferimento, a Busto ma anche nelle città principali della provincia di Varese che andranno al voto nel 2027. Il primo riguarda la modalità del rimpasto, una sorta di blitz, deciso, a quanto risulta, senza un preventivo confronto, come prassi e bon ton istituzionale richiedono. Provvedimento che è arrivato più o meno all’improvviso, spiazzando tutti. Soprattutto la Lega, che sinora, dato il silenzio postumo sulla questione dei suoi vertici, è apparsa letteralmente tramortita.
Certo, la Lega dovrà pur prendere una posizione, ma in altri momenti sarebbe salita subito sulle barricate, proponendo sfracelli. Ma oggi? Non è più il partito di un tempo, anche a Busto, una delle culle del leghismo però in fase declinante per motivi fisiologici e di contenuti, se così possiamo dire, e per le divisioni e i personalismi di una sezione che ha perduto potere d’interlocuzione: al suo interno c’è chi avvelena i pozzi con mezzi non sempre politicamente leali, volti all’arroganza, finendo per indebolirne l’impianto e cancellarne la storia e l’autorevolezza di una volta. A fronte di consensi in rapida e preoccupante discesa.
Partendo da qui si sono mossi i meloniani, forti della maggioranza relativa che risveglia in loro una latente presupponenza politica . In un simile contesto si è dunque insinuato Emanuele Antonelli colpendo di spada, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Che potrebbero anche non esserci. Fuori gioco Forza Italia, a Busto per ora priva di consistenza, la Lega sta valutando la risposta, magari determinando di abbozzare per non compromettere i rapporti e le alleanze future. Che non riguardano soltanto la città, ma anche Varese e Gallarate. Mica pizza e fichi in una visione complessiva del potere in provincia. Per dirla in chiaro, ciò che è accaduto a Palazzo Gilardoni rischia pesanti rimandi anche altrove. Così da solleticare il centrosinistra, dormiente soprattutto a Busto, schieramento che sta alla finestra aspettando (se mai si sia accorto della complicata situazione dei suoi avversari) il momento buono per tirar fuori la testa. Sempre abbia voglia di vincere l’indolenza politica e ne sia capace.
Nel frattempo, Fratelli d’Italia prova a fare il bello e il cattivo tempo, andando a caccia di poltrone senza motivazioni amministrativamente valide, mettendo in difficoltà una giunta che ha comunque raggiunto discreti risultati e che non aveva bisogno di scossoni e di inediti poltronisti alla riscossa. Sui quali aleggia minacciosa l’ombra di un generale, quel tal Vannacci Roberto che, proprio a Busto Arsizio e in provincia, fa proseliti a discapito dei partiti di centrodestra. Auguri.
