BUSTO ARSIZIO – Avvocati pagati solo in caso di rimpatrio: polemica sull’emendamento al decreto sicurezza. La Camera penale di Busto Arsizio si schiera contro la norma: “Lesa l’indipendenza della difesa”.
La posizione dell’avvocatura
L’emendamento al decreto sicurezza che riconosce un compenso all’avvocato soltanto nel caso in cui il cittadino straniero assistito presenti domanda di rimpatrio volontario e venga effettivamente rimpatriato accende il dibattito nel mondo forense. Secondo i penalisti, la misura finirebbe per trasformare il difensore in uno strumento delle politiche governative di rimpatrio.
Contro la Costituzione
La previsione, viene sottolineato, sarebbe incompatibile sia con la Costituzione sia con i principi fondamentali della deontologia professionale. L’avvocato, infatti, non può essere retribuito in funzione del risultato voluto dallo Stato, ma deve garantire assistenza al proprio cliente in piena libertà e indipendenza.
Critiche anche sul piano culturale: la norma, osservano i legali, veicolerebbe un’idea di avvocatura subordinata agli obiettivi del potere pubblico e pagata solo al raggiungimento di un esito favorevole all’amministrazione. Una visione che viene respinta con fermezza, rivendicando il ruolo della difesa come funzione autonoma, orientata esclusivamente alla tutela dei diritti della persona assistita.
La posizione di Busto
Sulla questione è intervenuta anche la Camera penale di Busto Arsizio che, per voce del presidente Tiberio Massironi, ha annunciato l’adesione alla posizione dell’Unione delle Camere Penali Italiane. “Non escludiamo – ha aggiunto Massironi – di mettere in campo ulteriori iniziative in futuro, come già fatto in altre occasioni”.
